E invece, nonostante le rassicuranti parole di S scritte nel suo ultimo messaggio, non ho mai ricevuto una spiegazione.
E invece, nonostante le rassicuranti parole di S scritte nel suo ultimo messaggio, non ho mai ricevuto una spiegazione.
E alla fine questo 2022 è andato a dormire; a fatica, ma l’abbiamo messo a nanna. E con l’avvento del 2023 è ritornata persino la mia personalissima speranza di poter ricominciare presto a vivere una vita normale.
"Ma prima di me, chi ci abitava in casa mia?". Nella quiete della mia serata, fatta di un niente cosmico che avvolge ogni cosa e dall’alto si posa per terra come la nebbia la mattina alle cinque, il trillo del telefono mi ha segnalato che S. finalmente si era fatta viva. E dopo aver passato una notte a capire come fare per poter impostare una suoneria personalizzata abbinata al suo contatto, realizzare che alla fine ci sono riuscito mi ha reso molto contento.
Ammetto che a volte S. mi preoccupa. Anzi, a dirla tutta mi fa proprio paura. Paura nel senso buono e affettuoso del termine naturalmente, perché dal niente è capace di travolgermi con il suo entusiasmo e la sua meravigliosa voglia di ridere. Quando sono con lei, mi pare di essere come un incauto escursionista che vede staccarsi dal fianco della montagna una massa di neve ghiacciata e capisce di aver soltanto qualche secondo prima che la nuvola bianca lo ricopra. S. è la mia slavina.
"Madonna bono 'sto vino bianco, che roba è?", mi chiede S. portandosi il bicchiere alle labbra e svuotandone metà del contenuto. "Ti piace?", rispondo, tirandomela un po'. "Davvero", fa lei. Un altro sorso e bicchiere finito. La ragazza è impressionante: secondo me al posto del fegato ha un filtro di un vecchio Iveco Stralis.
Se anziché un tampone positivo avessi beccato il 41/Bis, ci sta che forse riuscivo a vedere più gente. E invece me ne sto tutto il giorno solo soletto dentro queste quattro pareti murate di fretta una ventina di anni fa da una ditta poi fallita, in attesa che succeda qualcosa: non so bene ancora cosa, ma qualcosa dovrà pur succedere. Anche se per il momento non importa.
E così anche il giovedì sta per finire nel secchio dell’umido mentre il venerdì è già pronto per arrivare a dar la nanna a questa settimana. Dalla fine della partita contro il Cesena me ne sono rimasto qui, nella periferia del mondo (anche se a volte ho come la sensazione che tutto il mondo sia periferia di qualcosa), prigioniero nel mio piccolo appartamento comprato a metà con la banca per i prossimi decenni.
Ma può la vita cambiare tanto drasticamente in pochissimo tempo, pur rimanendosene seduti sul divano a fissare l’orologio per vedere quando la lancetta dei minuti affianca quella delle ore?
Il padrone del vapore, che tutto vede e tutto sa, almeno per il corrente anno non credo abbia saputo far bene i calcoli con la pioggia. Vorrei tanto avere il suo numero di telefono per scrivergli: Sua Santità Universale, Massima Eccellenza Celeste, da questo piccolo appartamento mezzo nascosto dai palazzi, incastrato nel buco del culo dell’Europa, se posso permettermi vorrei tanto farLe notare che se per mesi non ci fa vedere una goccia d’acqua manco a pagarla e poi in pochi giorni ci butta di sotto tutta quella che può, ecco… non fa proprio un gran bel lavoro. Anzi…
Fra una pioggia monsonica e un immenso sole umido tipo Indonesia, anche questo pigro giovedì senza gnocchi si avvia a spegnersi verso una tranquilla serata, nella quale spiattellarsi davanti alla TV e aspettare in santa pace l’arrivo del sonno.
Finisce la settimana e inizia un nuovo mese. Io salgo e lei scende. Ci troviamo a mezze scale, fermi immobili sul pianerottolo come due piante ficus dalle foglie ingiallite.
Termina anche questa sessione invernale del calciomercato. Noi siamo distrutti per la perdita di Karlsson (10), per cui ci sta che l'alone di pessimismo che lanceremo in questo articolo un po' dipenda anche da questo evento funesto. Però tentiamo di essere più obiettivi possibile.
Sì via, lo ammetto. Ho un po' di difficoltà a scrivere della Robur. Che - mi dicono - dovrebbe giocare domenica. Ma sarà vero?
Oggi la prendiamo un po' alla larga, parlando di un caso avvenuto a pochi chilometri dal borgo polveroso, nell'amena Grosseto. Caso che tocca squadra e tifoseria maremmana, che però mi pare sia corretto essere esteso anche alle nostre latitudini (e non solo).
Ovvia, ora è toccato a Perinetti intervenire, per cui ipotizziamo che dopo capitano, allenatore, direttore positivo la catena delle parole sia terminata. In attesa di ricominciare a rombare sul terreno di giuoco (cosa che farebbe terminare di default questo giro di chiacchiere), analizziamo comunque le parole di Giorgione, che ci sembrano molto interessanti per capire qualcosa che ci era sfuggito.