Finisce la settimana e inizia un nuovo mese. Io salgo e lei scende. Ci troviamo a mezze scale, fermi immobili sul pianerottolo come due piante ficus dalle foglie ingiallite.
Entrambi indossiamo una mascherina e grosso modo siamo coetanei. Se avessi un paio di occhiali da sole forse eviterei di farmi pizzicare a sbirciarle il seno e invece mi becca immediatamente, ma fa finta di non vedere. Immagino sia la nuova inquilina del piano di sopra. La vecchia padrona di casa è in commenda da pochi mesi e i nipoti non hanno perso tempo a trovare un’affittuaria. Decisamente carina per gli standard di questo vecchio palazzo, imprigionato nell’umidità di una bucolica periferia medio borghese uccisa dalle tasse e dalla burocrazia, fruga nella borsetta in cerca di qualcosa.
Soffio fuori dai denti un veloce "Buonasera", sperando di sentire il fastidioso rumore di chi scende gli scalini coi tacchi e dimenticarmi in fretta di lei; ho la testa che vaga altrove e non mi va di fare pubbliche relazioni. E invece: "Ciao, piacere". Poi mi dice un nome di ragazza, che sa di salsedine, di macchia mediterranea e di marmellata di more, ma che non riesco ad afferrare, dato che il mio piccolo cane con un nome troppo lungo abbaia contento da dietro la porta, sovrastando le parole. Mi volto, la guardo. "Ciao piacere, io sono "quello di sotto", alludendo al fatto che il mio appartamento si trova esattamente sotto al suo. Cerco di sorridere da dietro questo maledetto pezzo di stoffa bianca, sperando vanamente che lei se ne possa accorgere e contraccambi. Ma questo tempo moderno c’ha rubato anche il sorriso e questa vita fa sempre più schifo! Poi aggiungo: "Non ti do la mano perché da oggi sono ufficialmente positivo e in quarantena". Lei mi guarda fisso per un secondo, mentre un’ondata di serenità le passa sugli occhi, spazzando via una leggera ombra di preoccupazione. "Anche io. L’ho appena saputo. Stavo giusto andando a rimettere l’auto nel garage, tanto per un po’ non mi servirà". Per poi aggiungere, con un moto di sarcastico entusiasmo degno di colei che non conosce diffidenza: "Allora questa sera festeggiamo".
Già, penso io: festeggiamo… Ma cosa? Festeggiamo la benzina a 40 euro al litro, la fine dell’estate o il nuovo campionato di una Robur orfana di Sare che sta per iniziare? Festeggiamo il fatto che c’è un invaso e un invasore e un monte di invasati pronti a morire per niente? Boh... Mi appoggio con una mano alla parete e provo a rispondere qualcosa di serio, anche se la cosa giusta da dire mi verrà sicuramente fra qualche ora, quando lei sarà già sparita. Fossi un avvocato di Suits, potrei citare magari una battuta di un film che non ho visto, ma forse è meglio tacere. Tanto poi finirei col mangiarmi le parole e farei la figura del cuccuruccù. "Va bene", rispondo giocando senza rischiare niente, "io metto il vino"; e il cane, mi verrebbe da aggiungere, visto che la bestiola pelosa che da mesi mi fa compagnia non la vuole smettere di abbaiare. "Metti anche un paio di bicchieri", aggiunge lei, perché ho finito di portare gli scatoloni in casa l’altro ieri e non ho la benché minima idea di dove sia la roba. Oh, la citta fa sul serio! Con la vana sicurezza di chi gioca in casa contro un avversario molto più tosto (come la Robur alla seconda giornata di campionato contro la simpatica Reggiana), apro la porta e la invito ad entrare. Il cane infuriato scatta nel ballatoio, fiondandosi contro la nuova arrivata, colpevole ai suoi occhi di aver ritardato il ritorno del suo babbo umano preferito. Recupero la bestiolina con una diagonale che Favalli se la sogna ed accendo la luce del piccolo salottino arredato dai classici mobili scandinavi in legno di betulla color corna di renna. "Accomodati".
Appena varcata la soglia la ragazza si guarda intorno, in cerca di un qualcosa che possa darle un buono spunto per iniziare la conversazione. O meglio, non so se sia quello il suo intento, ma è sicuramente ciò che farei io a parti invertite. Sembra trovare un appiglio in un vecchia cornice appesa sopra al televisore, contenente una maglia autografata del Siena dei tempi d’oro della prima seria A, presa dopo una partita con l’Ancona mi pare, vinta 3 a 2. "Tifoso della Juve?", mi chiede. La tentazione di buttarla fuori di casa è fortissima e mi devo aggrappare a tutta la pazienza che tipo cammello ho incamerato in questi due anni di pandemia di fronte a tutti gli sproloqui uditi e letti, per non ciondolarla dal bancone o sminuzzarla nel Bimbi. Quando andrò all’inferno mi daranno sicuramente la cattedra di autocontrollo e farò lezione a tutti gli scellerati che agendo di impulso si sono macchiati l’anima con qualche clamorosa cazzata. Faccio comunque buon viso perché effettivamente quelle maglie là erano proprio quelle della Juve. Le rispondo un “no” che sa di "vai a cacare" e cerco di spiegarle che tra i tanti vizi che un uomo poco adulto poteva scegliersi, vedi il tabacco, l’alcol, la droga, il videopoker o i social network, insieme ad altri (pochi in verità) sciagurati, avevo deciso di passare i fine settimane di 9 mesi l’anno dietro ad una piccola squadra di provincia, che dopo una vita di anonimato aveva vissuto 15 stagioni di ebrezza, per poi tornare nell’ombra. Come una sbronza colossale dopo una astemica esistenza, seguita da una vomitata clamorosa. Diciamo che per metterla a suo agio, provo a confonderla. Lo so, è una pessima idea, ma chi se ne frega!
Le racconto della Robur, dello stadio, del gruppo di psicopatici con i quali guardiamo le partite. Mi scappa perfino un "a volte scrivo qualcosa in un blog di un mio amico". Sorniona, come se non avesse udito che quest’ultima frase mi chiede, ridendo "sei uno dei tanti poeti da tastiera del terzo millennio". "Esatto", le rispondo. "Il peggiore di tutti", aggiungo, cercando nel mobile due calici presentabili e una bottiglia di qualcosa. "E che genere di scrittore sei?", mi chiede beffarda. "Mah… direi uno scrittore Indi". E scelgo una riserva di Chianti Classico del 2016, pensando che se proprio devo fare una figura di merda con una sconosciuta, la voglio fare in grande stile. E poi magari il vino potrebbe essere il vero vaccino contro il Covid (e giù orde di NO Alcol a incendiare vigneti…), quindi perché limitarsi ad un vino mediocre? Nel frattempo la ragazza, della quale ancora non ho capito il nome (anche se ho già deciso che appena libero andrà a leggerlo sul campanello), prendendosi chiaramente gioco di me, affonda: "Indi come indipendente?". "No no", le rispondo. "Indì come indifferenziata. Hai presente la spazzatura dove mischi tutto, fai un gran saccone e poi provi a farlo sparire nella piccola vaschetta di quei maledetti cassonetti intelligenti, manco fosse un buco nero che inghiotte la materia e la fa riapparire in un'altra dimensione? Ecco, quello che scrivo è talmente inutile che non può essere nemmeno riciclato. A volte addirittura mi chiedo il perché me lo lascino ancora fare. E non trovo una risposta buona che sia una". Mi guarda un po’ incerta e fa passare un attimo prima di mettersi a ridere: "Dimensione è una parola che sbagliavo sempre ai tempi del liceo, sai. Si scrive con la s o con z?". Lavorando alacremente con la capsula della bottiglia, penso che la ragazza ha il potere di mettere le persone a loro agio e sorrido malinconico pensando ad un’altra ragazza, entrata nella mia vita come un fulmine e uscita come un tuono che aveva lo stesso dono. Si appoggia allo schienale del divano, mentre provo a risponderle che al momento l’unica dimensione che conta è quella in cui gioca la Robur, e che se lo vorrà, potremo vedere insieme la partita con l’Ancona (ma non ci sto provando, sia ben chiaro a tutti). Mi chiedo se non sia finito in una storia assurda come in quel film con Claudio Bisio e Ornella Vanoni, dove lui si era innamorato di una donna bellissima, esperta di calcio e tifosa della sua stessa squadra, ma che purtroppo esisteva soltanto nella sua testa, ma poi avverto nell’aria un profumo diverso dal mio e capisco che è tutto reale. Pensando ad alta voce borbotto: "Adesso vai col cavatappi". Lei mi guarda incredula: "Dimensione si scrive col cavatappi?". Mi volto, la guardo e rifletto: la settimana è finita, il mese è appena iniziato e la Robur torna a giocare, leggerina (forse in campo) ma pesante (sicuramente) in dirigenza e penso che il bello (forse) deve ancora venire. Chiedo ad Alexa di mettere su "Wake Me Up When September Ends" dei Green Day (Alexa, volume 4) e verso il vino nei bicchieri…
SEGUE
Ancona - Siena: un po’ più vecchi. Un po’ più soli. Un po’ più disillusi da una vita che non va, ma con la solita bizzarra convinzione di trovarci comunque dalla parte giusta del cannocchiale. Di nuovo qua, davanti a te. Ovunque andrai, dietro di te. Forza vecchio cuore bianconero, è arrivato il momento.
Ciao Checcone!! Non mi hai dato neanche il tempo di salutarti!!
…Siena calcio il nome, lotta con onore!
Mirko

Posso sbagliarmi ma la prima volta che vidi la Robur giocare contro la squadra di Ancona essa si chiamava Anconetana.
RispondiEliminaFrate Asheur
I tuoi racconti sono quanto di più vicino ci sia al bello. Forza Robur! Lotta con onore sempre!
RispondiEliminaCon la destra al potere verranno chiusi centri sociali e modificate le regole per le cooperative sociali!
RispondiEliminaFiamma