Nell’anno più torrido della storia dell’intera galassia, nel quale la siccità ha regnato per mesi, l’umidità ha completamente sostituito la pioggia e il fastidioso ventaccio ha tirato tutti i santi giorni senza tregua, l’autunno fa la sua comparsa preceduto da una temperatura ghiaccio malefica, che di fatto ha trasformato le nostre terre da Marocco in Danimarca nel giro di un sabato mattina. Vorrei tanto che la strega del nord facesse pace con quella del sud e se ne andassero entrambe in culo, lasciandoci almeno un frammento di mezza stagione.
Seduto in balcone, osservo da una posizione privilegiata lo scorrere della vita e il passare delle umane cose. Gente che va e gente che viene, mentre io me resto ancora qua in attesa di una tana libera tutti travestita da tampone molecolare, tentando di ingannare il tempo assieme al mio cane dal nome troppo lungo, ripensando di tanto in tanto alle mille parole scambiate con S., la nuova inquilina del piano di sopra che da qualche tempo sta condividendo con me la sua positività dal virus del terzo millennio, le partite della Robur e diversi bicchieri di vino. Etilicamente la ragazza pare Amy Whinehause, e mai cognome fu più appropriato nella formulazione del paragone. Dopo l’abbuffata di vittorie della settimana scorsa, nella quale abbiamo incamerato tre bei punticioni ogni tre giorni, quella attuale orfana dell’odiosa partita del mercoledì si rivela ruvida e noiosa. Ho appena messo in frigo una bottiglia di Vermentino di Gallura da stappare sabato pomeriggio per accompagnare la discesa della Robur in terra sarda, nella difficile trasferta di Olbia. Robur, vino e S. La vita a volte assume dei contorni veramente inaspettati.
A proposito, l’ultima volta che ho visto S. ho notato nei suoi occhi una risolutezza totalmente nuova; parlandole, fra una scemenza e l’altra, ho anche tentato di capire cosa le stesse passando per la testa ma i miei sbilenchi tentativi hanno finito per cozzare tutti contro le sue difese, inviolabili come le mura di città. E come sempre mi succede, essendo totalmente incapace di farla parlare di sé, ho finito per raccontarle di me. E allora le ho parlato del mio passato e di quante volte mi sono sentito come quando sei nella quattro corsie e tenti di sorpassare un camion, ma ti accorgi che da dietro arriva una macchina a tutta velocità che ti sfanala, dicendoti: "Spostati, non lo vedi che ci sono già io?", lasciandoti addosso quel gelido senso di inadeguatezza. "E io in questa storia chi potrei essere?", ha chiesto curiosa S. "Il camion? o la macchina che sfanala da dietro?". La ragazza deve aver intuito che stavo cercando di coinvolgerla in un discorso un po’ più intimo di quando non sembrasse (ora come ora vorrei tanto sapere che fine ha fatto il suo fidanzato elastico, che per quanto si allontani pare sempre tornare indietro, oppure vorrei conoscere i motivi del suo repentino cambiamento di umore alla fine di Siena - Montevarchi). E invece, timido e impacciato nonostante i quaranta oramai abbondantemente passati, me sono uscito con: "No, te in un mondo parallelo, diverso e distante da questo, diciamo nel mio mulino che vorrei (la ragazza ha sorriso), saresti lo striscione bianco con scritto ARRIVO posto in fondo alla salita dopo l’ultimo tornante". S. a questo punto ha accavallato le gambe e passandosi la lingua sul labbro superiore con un gesto oramai familiare si è spostata distrattamente una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Nel farlo le è scesa una spallina della vecchia maglietta sformata che indossa quando non deve uscire, scoprendo il laccetto rosa del reggiseno (dai piccoli particolari scaturiscono sempre grandi emozioni). E di colpo l’ho immaginata immersa negli anni '90 chiusa nella sua cameretta a studiare qualche assurda materia da liceale, intenta a mordicchiare un lapis (ma non uno qualunque, un HB giallo e nero, con la testa rossa e la mina ben appuntita). E ho cominciato a parlarle di un altro me, vissuto alla fine del scolo scorso, totalmente differente dal me attuale. Talmente diversi che a vederli insieme forse non sembrerebbero nemmeno parenti. E parlando ho sbloccato alcuni ricordi di un mondo lontano: l’odore della pasta che cuoce a mezzogiorno immersa nell’acqua bollente, la curva del Rastrello in cemento, le stragi di quei delinquenti della banda della uno bianca, il bugiardo miraggio dell’Euro, la paura del nuovo millennio, i baci mancati e i treni persi, Gigi d’Agostino e i sabati iniziati in pizzeria e finiti a vomitare fuori dal Tendenza, sbranati da un’insaziabile fame chimica. Non so perché poi, ad un certo punto, mentre lei ascoltava in silenzio, soppesando ogni mia parola manco fosse un colloquio di lavoro, ho aggiunto: "D'altra parte siamo la somma di tutto quello che abbiamo avuto, detratta da ciò che c’è mancato".
Facendosi più attenta, mentre, data la temperatura, il fiato si faceva fumo, per dirla alla Baglioni, mi ha chiesto: "Ma te ce l’hai qualche rimpianto?". Le ho risposto che attualmente il mio rimpianto più grande è non vedere mai il Siena iniziare la partita con questo ordine: "Lanni, Raimo, Favalli, Farcas, Buglio, Crescenzi, Arras". Perplessa S. mi ha chiesto il perché, e sornione le ho risposto che non è da tutti scendere in campo con i numeri dei giocatori disposti nell’esatta sequenza di Fibonacci (1, 2, 3, 5, 8, 13, 21). Incredula, dopo aver ripetuto per almeno dieci volte "Sei una demente", ha aspettato senza chiedere la versione seria della mia risposta. "Sì", le ho detto, "qualche rimpianto ce l’ho". Forse non sono mai stato capace di amare fino per bene una persona. Perché amare significa anche condividere e rinunciare ed io in queste due specialità sono l’ultimo della classe. Nel silenzio poi ho pensato fra me e me che con questa luce, S. pare bella come un goal del Siena. Ma non un goal qualunque, uno di quelli speciali, come quello di Bresciani al Livorno nel '98. Evito di dirlo ad alta voce perché dubito conosca i giocatori del Siena di 25 anni fa o magari potrebbe sentirsi sminuita (io mi sentirei esattamente così) dal non essere paragonata alla rete di Flo alla Fiorentina (IL vero goal del Siena, almeno per me). O forse sono solo io che mi faccio un sacco di seghe mentali (i tanti dubbi che da sempre mi divorano l’anima) perché magari l’unica Flo che conosce era la piccola Robinson del cartone animato, che le reti Mediaset mandavano in onda proprio in quegli anni '90. E a proposito di rimpianti mi colpisce un pensiero e meccanicamente inizio a parlare di quella meravigliosa scena del film "Will Hunting - Genio ribelle" (film del '97, tanto per restare in tema di anni '90), nella quale Sean racconta a Will come il 21 ottobre 1975 conobbe la sua amata (e defunta) moglie, rinunciando alla sesta partita dei Red Sox della World Series, nella quale il vecchio bassotto Carlton Fisk realizzò uno storico fuori campo. S. deve conoscere bene il film perché annuisce e sorride. (…) Alla fine del 12° inning, spinta da una clamorosa battuta (bang, un colpo che è una cannonata!) la palla vola lungo la fascia sinistra e 35.000 persone gridano superala, superala, superala… Poi mi blocco, perché inaspettatamente realizzo che a differenza del dott. McGuire, io non mi sarei mai perso, per nessuna ragione al mondo, quel goal di Bresciani (o di Flo) e avrei sicuramente abbandonato quella ragazza seduta al tavolo del bar. Mi lascio scappare questa frase dalla bocca, come se le parole fossero acqua che scivola fra i denti. S. mi guarda per alcuni lunghissimi istanti prima di dire: "Se quella ragazza fossi stata io, forse ti avrei fatto cambiare idea o magari mi avresti lasciata comunque da sola, dando vita al tuo più grande rimpianto". Mi volto verso il mobile del soggiorno e chiedo: "Alexia, riproduci "Maledetti quegli anni '90" di Piotta (Alexa, volume 2). La settimana sta finendo e presto la Robur tornerà in campo. Guardo S. e un leggero fremito di impazienza mi scuote il torace, proprio dietro ai polmoni.
Olbia - Siena: sull’isola per continuare a correre come sul continente. Lontani ma mai soli. Distanti ma sempre nella nostra testa. E non basterà certo un mare ad impedire ai nostri cuori di lottare insieme a voi per renderci ancora più orgogliosi di appartenere al bianco col nero color.
Segue...
…Siena calcio il nome, lotta con onore!
Mirko

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