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venerdì 17 luglio 2026

Lo scandalo gigantesco di Chat Control

Tante tante volte mi sono chiesto a cosa servisse il Parlamento europeo, oltre che a rubate i nostri soldi trasferendoli a una massa di servi politicanti. Ebbene, serve anche a votare leggi di merda. Tipo Chat Control.

Non ne avrete sentito ovviamente parlare, dato che queste notizie devono passare sotto totale silenzio. In sintesi, Chat Control 1.0 e 2.0 sono metodi con cui i mostri della UE intendono controllare le chat in cui tutti noi oggi scriviamo. La scusa è di combattere i pedofili, la sostanza è il controllo su tutto ciò che è dissidente. 
Ma non parliamo di questo aspetto. Parliamo delle modalità con le quali il “democratico” Parlamento europeo ha adottato la decisione. Allora, nell’ultimo giorno di seduta prima della pausa estiva, al termine di una seduta definita “caotica” e caratterizzata da “scene tumultuose”, la misura è stata approvata nonostante una maggioranza di deputati si sia espressa contro. Il segreto di questo paradosso risiede in un escamotage procedurale voluto dalla presidentessa Roberta Metsola (Ppe), che ha riproposto in extremis il testo, già respinto due volte a marzo, attraverso un procedimento d’urgenza. Qualche giorno prima, i deputati avevano dato il via libera alla discussione del provvedimento d’urgenza con una maggioranza risicata. Questo passaggio ha alzato l’asticella per il successivo voto: per bocciare definitivamente Chat Control non sarebbe bastata una semplice maggioranza, ma sarebbero stati necessari 360 voti contrari, vale a dire la maggioranza assoluta dei 720 seggi del Parlamento. Il giorno della votazione solo 314 deputati hanno votato per la reiezione del provvedimento, mentre 276 si sono espressi a favore. La maggioranza semplice dei votanti era dunque contraria (314 contro 276), ma non avendo raggiunto la soglia dei 360, il “no” è stato considerato non valido e il provvedimento è passato. La scelta di far slittare la votazione all’ultimo giorno utile ha ulteriormente complicato il raggiungimento del quorum, dato che molti parlamentari si trovavano già in partenza per le vacanze, rendendo più difficile raggiungere la maggioranza assoluta dei 360 voti necessari.
L’atmosfera nell’aula è stata tesa e confusa. L’eurodeputato Friedrich Pürner ha raccontato di “scene tumultuose” e ha denunciato che “un numero considerevole di deputati non aveva la più pallida idea di cosa si stesse votando”. Pürner ha anche sollevato il sospetto che una votazione-chiave sia stata tenuta aperta per un tempo insolitamente lungo, forse in modo intenzionale, prima che i dispositivi venissero chiusi. Anche l’eurodeputato Fabio De Masi (BSW) ha criticato duramente l’operazione, dichiarando alla Berliner Zeitung: “Si vota finché il risultato non è quello voluto”.
Ecco, questa è esattamente la metodologia con cui la UE è divenuta un sistema di potere totalitario: niente decisioni imposte con la forza, ma escamotage burocratici per ottenere risultati anti democratici. E nella foto alcuni dei nostri rappresentanti che hanno sostenuto questo voto. A loro va il più grande nostro augurio di…

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