Nel mondo dei delinquenti dementi governanti europei, un posto di spicco tocca a quelli polacchi.
Storicamente la Polonia le ha beccate sempre un po’ da tutti, a destra e a manca. Ovvio che siano nate e cresciute persone votate alla violenza ed alla guerra. Meno ovvio ciò che sta capitando in loco, anche se perfettamente coincidente con il messaggio che i nostri capoccioni ci stanno mandando da anni a questa parte: preparatevi a morire.
In Polonia il messaggio è arrivato direttamente dentro la cassetta della posta. Il governo difatti ha prodotto ed inviato 4 milioni di copie di un Manuale di Sicurezza, che insegna cosa fare alla popolazione civile in caso di guerra, attacchi aerei e contaminazioni chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari.
Si sprecano i termini tecnici. Si parla di “preparazione civile”, “resilienza, “responsabilità condivisa”. Nei fatti è invece la normalizzazione dell’idea che la guerra avverrà. C’è da decidere quando. La guerra è trattata come avvenimento futuro ed imprescindibile e passa da evento eccezionale a normale procedura da gestire. Tutto è guerra: blackout, disinformazione e attacco nucleare, tutto rientra nello stesso pacchetto di rischio, tutto diventa gestibile con le giuste istruzioni.
Ed il cittadino deve svolgere una parte attiva in questa situazione, non deve solo proteggersi, ma osservare, segnalare, collaborare, attraverso una “vigilanza civica”. Siamo cioè di fronte ad un soldato spia, che deve controllare e riferire, essendo addestrato all’allerta permanente. La guerra non è più una tragedia o il fallimento della politica, ma una questione meramente tecnica, da studiare e gestire. Stampare e distribuire milioni di opuscoli costa, per cui per il governo polacco rappresenta una scelta di priorità: non evitare la guerra, ma gestirla quando arriverà. La prevenzione lascia spazio alla preparazione psicologica.
Dire a milioni di persone come comportarsi sotto attacco nucleare non è solo informazione: è addestramento emotivo. Serve a rendere l’impensabile pensabile e il collasso gestibile. Il tono della scrittura è inquietante, perché non è drammatico o allarmista, ma educato ed amministrativo. La guerra entra in casa come una bolletta: un’altra informativa, un altro adempimento.
Questo Manuale di Sicurezza non parla davvero di sopravvivenza, ma di obbedienza efficiente in uno scenario di crisi permanente. Una popolazione addestrata è prevedibile: sa dove andare, cosa fare e quando tacere. E quando questa idea si deposita, opuscolo dopo opuscolo, la partita è già chiusa, senza sparare un colpo.

Molto eloquente anche il disegno.
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