Come si fa a mandare milioni di giovani al massacro entro breve contro Putin? Difficile eh, perché ai giovani piace, da sempre, fare all’amore e non alla guerra. Ma i servi dell’informazione stanno imbastando una strategia che si rivelerà vincente.Dal febbraio 2022 la guerra russo-ucraina è entrata nelle case degli italiani con un’intensità mediatica senza precedenti, occupando per mesi gran parte dei palinsesti di testate che di solito non si occupano di sicurezza internazionale. Passata la prima ondata, però, l’attenzione dei media tradizionali è calata secondo il consueto ciclo delle notizie, mentre l’opinione pubblica restava divisa e permeabile a narrazioni alternative. Di fronte a tale logoramento, una parte del sistema informativo italiano ha reagito spostando il conflitto su un terreno nuovo: non più il telegiornale o l’editoriale di quotidiano, ma il podcast quotidiano, il reportage video verticale, la newsletter su Substack, il canale YouTube. Il passaggio non è soltanto tecnologico. Cambia chi parla, come parla e a chi si rivolge; e con questo cambia anche il framing del conflitto, ricalibrato per conquistare un pubblico giovane finora sfuggente.
Quindi, cosa è cambiato? Non certo il contenuto (Ha stato Putin), ma il formato. Non più il vecchio palinsesto del telegiornale, ma uso massiccio di Instagram e Tik Tok. Il più è stato fatto in questi anni, nelle teste dei minus habentes è stato installato il terrore della Russia. Ma il segmento giovanile stava pian pianino sfuggendo al controllo. Largo quindi ai giovani giornalisti/influenzer tipo Cecilia Sala, classe 1995, che si inventa il format del podcast in prima linea, delineando un io narrante attivo con il quale il giovanissimo ascoltatore può identificarsi. Con la Sala si va in prima linea, si gode di una esperienza emotiva, la geopolitica e le argomentazioni non trovano spazio, vale solo la vicenda esperienziale. Infine, il racconto si sposta su tutte le linee social, diventando video su YouTube, episodio su Spotify e scritto su Substack. In questo modo si aggrediscino tutti i target giovanili, la notizia risuona, prende vigore, viene rilanciata.
Come conseguenza, si sposta il fulcro della narrazione. Finita la stucchevole dicotomia aggredito/aggressore (disintegrata dalle successive attività criminali di USA e Israele), ha preso corpo la storia eroica del difensore (Ucraina) nel quale identificarsi. E strategicamente è stato un successo. La generazione Z è tornata ad appassionarsi alle gesta ucraine, proprio ora oltretutto che gli aiuti occidentali pare non siano all’altezza delle aspettative.
Quindi, il terreno è’ stato bonificato. La guerra interessa ai giovani, ora che è raccontata con il loro linguaggio. Ora possono essere manipolati e fra poco convinti ad aderire ad una nuova campagna di Russia. Anche perché ai loro genitori pare proprio che questa cosa non interessi.
Quindi, cosa è cambiato? Non certo il contenuto (Ha stato Putin), ma il formato. Non più il vecchio palinsesto del telegiornale, ma uso massiccio di Instagram e Tik Tok. Il più è stato fatto in questi anni, nelle teste dei minus habentes è stato installato il terrore della Russia. Ma il segmento giovanile stava pian pianino sfuggendo al controllo. Largo quindi ai giovani giornalisti/influenzer tipo Cecilia Sala, classe 1995, che si inventa il format del podcast in prima linea, delineando un io narrante attivo con il quale il giovanissimo ascoltatore può identificarsi. Con la Sala si va in prima linea, si gode di una esperienza emotiva, la geopolitica e le argomentazioni non trovano spazio, vale solo la vicenda esperienziale. Infine, il racconto si sposta su tutte le linee social, diventando video su YouTube, episodio su Spotify e scritto su Substack. In questo modo si aggrediscino tutti i target giovanili, la notizia risuona, prende vigore, viene rilanciata.
Come conseguenza, si sposta il fulcro della narrazione. Finita la stucchevole dicotomia aggredito/aggressore (disintegrata dalle successive attività criminali di USA e Israele), ha preso corpo la storia eroica del difensore (Ucraina) nel quale identificarsi. E strategicamente è stato un successo. La generazione Z è tornata ad appassionarsi alle gesta ucraine, proprio ora oltretutto che gli aiuti occidentali pare non siano all’altezza delle aspettative.
Quindi, il terreno è’ stato bonificato. La guerra interessa ai giovani, ora che è raccontata con il loro linguaggio. Ora possono essere manipolati e fra poco convinti ad aderire ad una nuova campagna di Russia. Anche perché ai loro genitori pare proprio che questa cosa non interessi.

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