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giovedì 6 agosto 2026

Il calcio è di tutti, i profitti sono di pochissimi

Ma la avete seguita bene la vicenda Fifa? E usando dico bene, voglio dire bene. Non del tutto? Beh, riaffrontiamola.
Qualche giorno fa inizia a circolare il nome di FIFA Forward Enterprisesocietà interamente controllata dalla Fifa, capitalizzazione dichiarata venti miliardi di dollari, contenente le attività commerciali della federazione: diritti tv, sponsorizzazioni, la gestione economica dei tornei (compresi Coppa del Mondo e il Mondiale per club). Ma… ma il 20% di questo società sarebbe stato ceduto a investitori privati, il cui principale interessato era una società di investimento newyorkese riconducibile a Joshua Kushner, fratello di quel Jared Kushner, genero di Trumpete.
Alle 211 federazioni affiliate arriva una lettera, che dice di volere sovvenzionare tutti con 20 milioni di dollari a testa, subito, così. Una “opportunità di finanziamento unica e irripetibile”, scrive Infantino. Termine per decidere: il 19 settembre.
Passa qualche ora e, sulla scorta delle critiche piovute dalla Uefa, 55 federazioni europee dichiarano che mai avrebbero più partecipato a competizioni internazionali qualora questo piano fosse rimasto in piedi. Seguiva a ruota il no della Concaf, dell’Asia, delle leghe nazionali, dei sindacati dei calciatori. Una debacle totale, una figura di merda colossale.
Al che Infantino è costretto a fare marcia indietro, non senza qualche vena polemica (del tipo: non avete capito la grandezza della idea). Tutto è bene ciò che finisce bene? Ni. Perché oramai abbiamo capito che per introdurre misure merdose, il sistema prima ci prova, poi ci rimbalza, poi ci ritenta, fino al successo. Ed anche qui sarà esattamente così. Anche perché, oggettivamente, il piano di Infantino sta molto in piedi, nella logica distruttiva e rapace neoliberista.
Il piano prevede lo spacchettamento del prodotto "Mondiale". L'obiettivo è creare una nuova società controllata, la FIFA Forward Enterprise (FFE), in cui far confluire tutte le attività commerciali e di gestione degli eventi. Se da un lato la FIFA garantisce che manterrà il controllo sulla governance e sul calendario sportivo, dall'altro apre le porte a banche d'affari come JP Morgan e fondi d'investimento privati per l'acquisizione di quote di minoranza. Una manovra finanziaria da cui Zurigo punta a raccogliere tra i 4,2 e i 10 miliardi di dollari. Per oliare i meccanismi ed evitare barricate interne, Infantino ha ideato una vera e propria pioggia di milioni da redistribuire a pioggia: ogni federazione nazionale riceverebbe un fondo eccezionale di 20 milioni di dollari già nel quadriennio 2027-2030, una cifra che salirebbe gradualmente a 22 milioni per il periodo 2031-2034, fino a raggiungere i 24 milioni di dollari nel quadriennio 2035-2038. In più, fondamentali sono le relazioni politiche.  Da un lato c'è Jared Kushner, genero di Donald Trump. Definitosi ironicamente un "collaboratore non pagato" di Infantino, Jared è stato l'architetto occulto della vittoria della candidatura USA per il Mondiale 2026. Sfruttando i suoi legami con la presidenza americana e con l'uomo forte saudita Mohammed bin Salman (assicurando al Marocco l'edizione 2030 e all'Arabia quella del 2034), ha plasmato il torneo appena concluso, imponendo Miami come base operativa FIFA e il New Jersey per la finalissima. Dall'altro lato c'è Joshua Kushner, fratello minore di Jared e fondatore del fondo Thrive Capital. Secondo le fonti più accreditate, sarebbe proprio lui uno dei principali investitori privati pronti ad accaparrarsi le quote del nuovo business FIFA. Un intreccio perfetto in cui l'amicizia politica del fratello maggiore spiana la strada ai dividendi milionari del fratello minore.

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