Avevo letto qualche tempo fa di questo Brian Johnson. Mi ricordo che pensai che fosse uno dei più dementi al mondo, non a caso cittadino ammerigano. Ebbene, ora i fatti danno supporto a questa mia ipotesi.
Bryan Johnson, ex mormone imprenditore tecnologico statunitense di 48 anni diventato celebre per il protocollo di ottimizzazione biologica "Blueprint" e per il documentario Netflix "Don't Die: l'uomo che vuole vivere per sempre", ha annunciato sui social di essere affetto da gastrite autoimmune (AIG), una patologia rara che porta il sistema immunitario ad attaccare la mucosa dello stomaco. La diagnosi, ha spiegato lui stesso, è arrivata lo scorso maggio al termine di un percorso diagnostico complesso.
E pensare che questo Johnson è probabilmente l'individuo con il più fitto sistema di sorveglianza biologica al mondo: analisi mensili, decine di biomarcatori tracciati in continuo, un team medico dedicato che rivede ogni parametro. Eppure la gastrite autoimmune, che tipicamente si sviluppa in modo silenzioso nell'arco di anni, è stata intercettata solo di recente. Lo stesso imprenditore ammette di non sapere da quanto tempo la patologia fosse in corso, sostenendo però che senza il suo protocollo di ottimizzazione la situazione sarebbe potuta essere ben più grave. Diamine, è proprio così…
La gastrite autoimmune (AIG) è una malattia cronica in cui il sistema immunitario, per un errore di riconoscimento, produce anticorpi diretti contro le cellule parietali dello stomaco, quelle che secernono l'acido cloridrico e una proteina chiamata fattore intrinseco. La distruzione progressiva di queste cellule porta a due conseguenze principali. La prima è la ridotta produzione di acido gastrico, che compromette l'assorbimento del ferro dagli alimenti e apre la strada a un'anemia sideropenica che non risponde agli integratori orali. La seconda è la mancanza di fattore intrinseco, indispensabile per assimilare la vitamina B12: senza di esso si sviluppa nel tempo un'anemia perniciosa, con possibili ripercussioni neurologiche. Insomma, non proprio una cosina da niente.
Ma perché questo Johnson ti sta così tanto sul cazzo, caro Al-Mutanabbi? Sto idiota si è da un po’ definito il paladino della biohacking, una cultura del benessere che prevede la cura meticolosa del corpo, l’ossessione per la salute, la misurazione tecnologica costante dei parametri biologici tramite anelli, smartwatch o sensori glicemici, quasi che raccogliere sempre più dati su di sé possa condurre, per automatismo, a una forma di perfezione personale. Potenziare la capacità del corpo, secondo questa follia, è possibile. L’idea di fondo è di “hackerare” il proprio stile di vita per aumentare le prestazioni mentali e fisiche, migliorare la produttività, mantenere la mente lucida e ridurre al minimo i cali di rendimento. il biohacking può includere quasi qualsiasi pratica: dalle diete iper controllate alla riorganizzazione dei ritmi di lavoro, dall’attività fisica intensa ai bagni di ghiaccio, dalle saune a infrarossi alla sospensione a testa in giù per stimolare il flusso sanguigno nella convinzione di “dopare” il cervello nutrendolo meglio. In alcuni casi si arriva al monitoraggio ossessivo di ogni elemento che entra ed esce dal corpo, un’ansia che può assumere tratti quasi patologici.
Johnson, vero malato di mente, si dedica a tempo pieno alla sfida di invertire il processo di invecchiamento, al punto da guidare un movimento che ha chiamato Don’t Die (Non morire). Netflix gli ha dedicato un documentario e milioni di follower seguono la meticolosità con cui affronta ogni giorno le sue rigide routine. Ora dovranno seguire in tempo reale la sua malattia autoimmune. Capita. E spiaze.
Bryan Johnson, ex mormone imprenditore tecnologico statunitense di 48 anni diventato celebre per il protocollo di ottimizzazione biologica "Blueprint" e per il documentario Netflix "Don't Die: l'uomo che vuole vivere per sempre", ha annunciato sui social di essere affetto da gastrite autoimmune (AIG), una patologia rara che porta il sistema immunitario ad attaccare la mucosa dello stomaco. La diagnosi, ha spiegato lui stesso, è arrivata lo scorso maggio al termine di un percorso diagnostico complesso.
E pensare che questo Johnson è probabilmente l'individuo con il più fitto sistema di sorveglianza biologica al mondo: analisi mensili, decine di biomarcatori tracciati in continuo, un team medico dedicato che rivede ogni parametro. Eppure la gastrite autoimmune, che tipicamente si sviluppa in modo silenzioso nell'arco di anni, è stata intercettata solo di recente. Lo stesso imprenditore ammette di non sapere da quanto tempo la patologia fosse in corso, sostenendo però che senza il suo protocollo di ottimizzazione la situazione sarebbe potuta essere ben più grave. Diamine, è proprio così…
La gastrite autoimmune (AIG) è una malattia cronica in cui il sistema immunitario, per un errore di riconoscimento, produce anticorpi diretti contro le cellule parietali dello stomaco, quelle che secernono l'acido cloridrico e una proteina chiamata fattore intrinseco. La distruzione progressiva di queste cellule porta a due conseguenze principali. La prima è la ridotta produzione di acido gastrico, che compromette l'assorbimento del ferro dagli alimenti e apre la strada a un'anemia sideropenica che non risponde agli integratori orali. La seconda è la mancanza di fattore intrinseco, indispensabile per assimilare la vitamina B12: senza di esso si sviluppa nel tempo un'anemia perniciosa, con possibili ripercussioni neurologiche. Insomma, non proprio una cosina da niente.
Ma perché questo Johnson ti sta così tanto sul cazzo, caro Al-Mutanabbi? Sto idiota si è da un po’ definito il paladino della biohacking, una cultura del benessere che prevede la cura meticolosa del corpo, l’ossessione per la salute, la misurazione tecnologica costante dei parametri biologici tramite anelli, smartwatch o sensori glicemici, quasi che raccogliere sempre più dati su di sé possa condurre, per automatismo, a una forma di perfezione personale. Potenziare la capacità del corpo, secondo questa follia, è possibile. L’idea di fondo è di “hackerare” il proprio stile di vita per aumentare le prestazioni mentali e fisiche, migliorare la produttività, mantenere la mente lucida e ridurre al minimo i cali di rendimento. il biohacking può includere quasi qualsiasi pratica: dalle diete iper controllate alla riorganizzazione dei ritmi di lavoro, dall’attività fisica intensa ai bagni di ghiaccio, dalle saune a infrarossi alla sospensione a testa in giù per stimolare il flusso sanguigno nella convinzione di “dopare” il cervello nutrendolo meglio. In alcuni casi si arriva al monitoraggio ossessivo di ogni elemento che entra ed esce dal corpo, un’ansia che può assumere tratti quasi patologici.
Johnson, vero malato di mente, si dedica a tempo pieno alla sfida di invertire il processo di invecchiamento, al punto da guidare un movimento che ha chiamato Don’t Die (Non morire). Netflix gli ha dedicato un documentario e milioni di follower seguono la meticolosità con cui affronta ogni giorno le sue rigide routine. Ora dovranno seguire in tempo reale la sua malattia autoimmune. Capita. E spiaze.

molto meglio quello degli ACDC
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