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giovedì 11 giugno 2026

Ventuuuunoooooo

Allora, siamo arrivati alla… oh, a quante sanzioni siamo… ah, alla 21. Siamo al ventunesimo pacchetto di sanzioni. 21, come le reti che l’Italia rifilò all’Inghilterra mentre Fantozzi ed i suoi colleghi guardavano per la milionesima volta la Corazzata Potemkin.


Oddio, la parte grottesca è identica. Pensate, per ventuno volte le dementi donne della UE (Von der Leyen e Kallas) ci hanno detto che stavolta sarebbe stata la volta buona, stavolta Putin cederà. E invece, l’omino è sempre lì, più o meno pimpante. Ma non scalfito dalle nostre sanzioni.
Sanzioni che sono andate in crescendo. Nella 18esima botta di sanzioni, l’Ue aveva introdotto un sistema automatico che aggiorna ogni sei mesi il tetto al prezzo del petrolio russo, mantenendolo del 15% sotto il prezzo medio di mercato. Ma con il blocco di Hormuz ed il conseguente balzo delle quotazioni petrolifere, il meccanismo avrebbe però prodotto un effetto paradossale: aumentare il limite, portandolo a oltre 75 dollari a fronte del price cap di 44,1 dollaro al barile, superato il quale alle compagnie occidentali è vietato fornire servizi di trasporto, assicurazione o finanziamento. Un vero successo.
Il tutto per un motivo semplice, che ci svela la ritardata Von der Leyen: “Il meccanismo di adeguamento non è stato concepito per shock di mercato come quello causato dalla chiusura dello Stretto. Quindi proponiamo di sospendere l’adeguamento fino a gennaio del prossimo anno. Ciò darà ai mercati petroliferi il tempo di stabilizzarsi, mantenendo al contempo la pressione sulle entrate della Russia”. Nel frattempo, la crisi mediorientale ha già garantito al Cremlino fino a oltre 730 milioni di euro al giorno come ricavi dalla vendita - anche alla Ue - di combustibili fossili, il livello più elevato degli ultimi due anni e mezzo.
Ordunque, ricapitoliamo schematicamente.
La UE sanziona la Russia a tutto foco, sanziona anche il suo petrolio, imponendo un prezzo massimo. Passano gli anni. La Russia continua a esportare petrolio, sempre di più. Oggi è l’Unione Europea stessa a dover sospendere il meccanismo che aveva presentato come arma decisiva in quanto non idoneo. La motivazione è bellissima: il sistema non era stato progettato per affrontare shock di mercato come la chiusura di Hormuz. Ovvero: funzionicchiava (in teoria) finché non serviva davvero. In pratica, una misura adottata per danneggiare Mosca è sospesa per proteggere l’Europa dagli effetti della misura stessa.
La madre di tutte le sanzioni sospesa perché sta sanzionando i sanzionatori.
Ma si può essere più idioti di così?

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