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giovedì 25 giugno 2026

L’innocuo Pokémon Go

Anni fa, un mio amico mi propone una giratina serale. Si porta dietro il figliolo. Il quale sta tutta la sera attaccato al telefonino in cerca di qualcosa che fatico a comprendere. Mi si spiega che stava vedendo se in giro c’erano dei Pokemon. Trasecolo.

Ora, ovviamente si era davanti ad una vera e propria mania collettiva, con centinaia di questi cittini impazziti che si bloccavano in mezzo alla strada, saltavano muri, inquadravano palazzi dove c’era il nulla. Il videogioco si chiamava Pokémon Go e consisteva, mi dissero, soprattutto nella cattura di Pikachu. In mezzo, un mare di scansionamento di ogni angolo di territorio, in quella che partì come una caccia al tesoro collettiva e che poi divenne un successo mondiale, con 200 milioni di utenti attivi al mese già poco dopo il lancio. Un gioco innocuo, al di là di questi cittini che si erano trasformati in piccoli automi.

Innocuo, ma non per tutti. Ora, anni fa lessi il solito articolo complottista, che chiedeva se mai tutto questo magma di foto lanciate verso un gestore non potesse un giorno diventare materiale preziosissimo per chi questo materiale lo avesse voluto utilizzare in altro modo. In pratica, stava prendendo forma una mappa tridimensionale del mondo reale, costruita dal basso, dal punto di vista dei cittini che giocavano. E - puta caso - oggi quella mappa viene usata per la navigazione autonoma in ambienti dove il Gps non funziona, viene disturbato o falsificato.

Pare che circa 30 miliardi di scansioni ambientali raccolte negli anni attraverso Pokémon Go siano confluite nel patrimonio tecnologico di Niantic Spatial, la società nata dallo scorporo della parte geospaziale di Niantic: una immensità. E proprio quelle immagini avrebbero contribuito ad addestrare sistemi di localizzazione visiva capaci di orientare macchine, robot e droni senza affidarsi ai satelliti.

Formalmente, tutto in regola. Le scansioni erano opzionali, gli utenti dovevano accettare termini specifici e Niantic aveva previsto licenze trasferibili e sublicenziabili. Ma il consenso giuridico non coincide sempre con il consenso consapevole. Ma siamo sicuri che i giocatori avevano contezza del fatto che le loro immagini un giorno sarebbero servite allo sviluppo di sistemi utili a droni e robot militari attraverso una gigantesca operazione di mappatura? Oltretutto verificando che il Gps oggi è diventato un obiettivo strategico, può essere disturbato, ingannato o disattivato. Ecco, rendetevi conto ora della importanza a fini bellici di avere un Vps terrestre fatto in casa gratis che consenta a droni, veicoli autonomi, operatori sul campo e dispositivi di realtà aumentata di condividere coordinate affidabili anche senza collegamento satellitare.

Un drone che dipende dal Gps è vulnerabile; ma se è capace di riconoscere il terreno sotto di sé, o una strada davanti, diventa capace di arrivare ovunque. Ci sta che potenzialmente ci siamo fatti la frusta per il nostro culo? E ci sta che ancora una volta, inesorabilmente, i complottisti c’avevano visto lungo?

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