Lei ormai ha un ghigno fuori controllo. Somiglia tantissimo ad un cattivo della serie “From”, un giovinastro con un sorriso stampato a tutta faccia, gonfia come un gommone. Lui è il classico bell’uomo attempato, rassicurante e molto sicuro di sé.
Io ho da fare di meglio che vedere queste due facce perfettamente identiche della stessa medaglia, che interpretano i loro ruoli nel wrestling politico cui stiamo assistendo da anni. Chiacchiere, fuffa, montagne di soldi, cieca obbedienza ai padroni. Però i maledetti social mi hanno messo più volte davanti alcuni stralci di questa intervista e quindi ho ceduto.
Ebbene, intervista perfetta. Soprattutto perfetta Lilli, veramente una fuoriclasse quando si tratta di leccare il culo a chi ti paga. Lilli ha perfettamente interpretato il ruolo di colei che deve polarizzare il discorso (e quindi degli ascoltatori sintonizzati) su tematiche che ai fini pratici nulla cambiano nelle vite di milioni di persone - emigrati, LGBTQ o come cazzo si chiamano, coalizioni di partito, lotte interne ad uno schieramento politico - evitando le questioni fondanti della nostra esistenza - politiche sociali, guerre, schieramenti internazionali, welfare, UE, atlantismo. Soprattutto perché su tali questioni, i due contendenti che si mostravano i denti sul tavolino, si sarebbero trovati esattamente concordi. Lui, il generale di destra vera. Lei, l’incarnazione del liberismo più estremo.
Ma se proprio devo dare un giudizio finale, visto che qualche spezzone appunto lo ho visto, questa intervista farà guadagnare a Vannacci tanti tanti voti, constatata la sprezzante arroganza dettata da un senso di superiorità liberal che la rossa ha da vendere. Ottimo Lilli, missione compiuta.

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