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giovedì 5 febbraio 2026

Epstein, la sua funzione, il Potere

Il 5 novembre 1991, alle 17:00, l’equipaggio dello yacht Lady Ghislaine lancia l’allarme. Il proprietario non si trova. La nave sta navigando in acque calme al largo di Tenerife, nelle Isole Canarie. Robert Maxwell, il magnate che possiede mezza Londra, l’uomo che i tabloid chiamano Captain Bob, sembra essersi volatilizzato. Quando un pescatore spagnolo avvista il corpo qualche ora dopo, la scena è drammatica e surreale. Il corpo del miliardario galleggia a faccia in giù, completamente nudo.



Robert era padre di Ghislaine, donna di Jeffrey Epstein. In questi giorni, si viene a sapere che la morte di Robert non fu accidentale, ma molto probabilmente dovuta a gente strana, dopo una sua richiesta di 400 milioni di dollari e la minaccia di rivelare ciò che egli aveva fatto per il Mossad. Quindi, prima Robert Maxwell, ora Jeffrey Epstein. Stesso modello, diversi personaggi.

Nonostante la buffonata dei servi della informazione di legare la figura di Epstein a Putin (ahahahaha), appare ora chiaro che il mostro fosse legato a doppio filo ai servizi segreti israeliani e si ha l’impressione che, dopo che avesse svolto il suo compito, fosse divenuto sacrificabile e quindi sacrificato. Jeffrey Epstein ha fatto le peggiori cose. Su questo non c’è ambiguità possibile. Abusi, sfruttamento, violenza, ambienti costruiti apposta per rendere l’osceno normale. Ma il punto centrale non è ciò che Epstein ha fatto: è per quanto tempo gli è stato permesso di farlo. È stato coperto, protetto, riabilitato e tollerato finché è servito. Solo quando ha smesso di essere utile è diventato sacrificabile.

Epstein, perfettamente funzionale al Potere, fu un facilitatore operativo. Isole, ville, jet non erano vizi personali, ma infrastrutture di potere: zone franche dove la reputazione era sospesa e la responsabilità dissolta. Chi entrava lì dentro accettava il patto implicito: accesso, copertura, silenzio. Finché quel patto era utile, Epstein restava intoccabile, nonostante condanne, indagini e voci pubbliche.

Ma quando la sua funzione termina, finisce anche la sua vita. Continuano invece le storie del Potere, fra intoccabili, istituzioni, politici, che mai saranno scalfiti dallo scandalo. La narrazione odierna scarica sul mostro (perché mostro era) Epstein tutti i significati della storia, declassata a gossip. Il sistema continua, le idee seguitano a circolare, le procedure non restano scalfite. Un po’ come capita per tutti i giganteschi sconvolgimenti odierni, anche lo scandalo Epstein è trattato come una anomalia minore di un contesto virtuoso.

Si ripulisce il vecchio per rendere accettabile il nuovo. Epstein ha commesso crimini gravissimi, ma non è stato fermato quando poteva esserlo. È stato coperto finché ha svolto la sua funzione, poi scaricato quando quella funzione è diventata politicamente tossica. Nessuna resa dei conti con le strutture che lo hanno protetto, solo una riorganizzazione silenziosa. Il sistema non si corregge: si aggiorna. Il nome viene rimosso, la funzione resta e viene assegnata ad altri.

E adesso il Sistema svela, mette pubblici documenti che per anni sono stati nascosti. Perché? Si tratta di un atto di svelamento democratico della realtà? Può darsi. Come può darsi che invece si sia davanti ad un atto di una guerra cognitiva, nella quale le élites permettono che frammenti di verità mostruosa emergano per effettuare una rivelazione programmatica. Il Potere decide di mostrarsi per come è, dichiarando di essere così come appare, senza sbagli o falsi moralismi. Il Potere fa ciò che vuole e gli altri guardano, inermi, come in un film di Pasolini. L’orrore viene messo sotto i riflettori e quindi lasciato lì, fuori contesto: ora sappiamo tutto, ma nulla cambia, il sistema va avanti. La giustizia resta solo per le classi inferiori, le élites vivono in un’altra dimensione, in cui il bene ed il male non sono discriminanti fondamentali. Il futuro non ci riserva progresso morale, ci accorgiamo anzi di essere intrappolati in un loop millenario, in cui il forte preda il debole ed il debole chiede giustizia che mai ci sarà, divenendo anzi una forma di intrattenimento del Potere.

Il Potere così si mangia il futuro. Ed i bambini.


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