E alla fine questo 2022 è andato a dormire; a fatica, ma l’abbiamo messo a nanna. E con l’avvento del 2023 è ritornata persino la mia personalissima speranza di poter ricominciare presto a vivere una vita normale.
Dopo giorni di attesa solitaria o bisolitaria (lo so non si dice, ma non mi importa) nei quali il tempo scivolava lento come grasso in un tubo, è arrivato finalmente il momento di farmi l’ennesimo tampone, che di fatto potrebbe sancire la mia grazia, restituendomi finalmente lo status di uomo libero. Guardo la scatola bianca ferma immobile sul tavolo di cucina e ho l’impressione voglia sfidarmi. Me l’ha appena portata Radio Piazzale, la vicina che tutto vede e tutto sa e per una volta, oltre alla solita rassegna stampa sui cazzi di tutto il quartiere si è lasciata scappare un "Speriamo sia pulito, via". E se davvero quelle due odiose righettine rossicce non comparissero contemporaneamente una sopra all’altra, dopo essermi perso tutto il girone d’andata potrei essere finalmente pronto per avvolgermi la sciarpa intorno al collo e correre verso Reggio Emila, città nella quale non credo di aver mai visto vincere il Siena. Se non ricordo male (e considerando che il Covid toglie l’olfatto ma non la memoria, direi di ricordare bene), la Robur non vince con la Reggiana a Reggio da un sacco di anni. Se mai c’ha vinto.
Proprio qualche giorno fa, prima che il Natale travolgesse tutto con il suo buonismo posticcio come l’erba dei presepi e i sorrisini falsi come i rami degli abeti di plastica comprati all’Ikea, mi sono soffermato a raccontare ad S. - la mia strepitosa befana del piano di sopra (sì lo so, non appena leggerà questa frase mi toglierà il saluto per un mese) - di quante volte abbia visto perdere la Robur al Giglio, lo stadio a quattro blocchi di Reggio Emilia che per i rancorosi romantici come il sottoscritto non sarà mai l’orribile Mapei Stadium. Mentre il mio piccolo cane dal nome troppo lungo sgranocchiava il suo nuovo osso di plastica ricevuto come regalo di Natale da S., stappando una Vernaccia di San Gimignano profumata e birichina ho cominciato a parlare del tempo che fu, come gli anziani, i matti e i pentiti di mafia. La prima volta che misi piede nell’innovativo impianto emiliano (per l’epoca, ma anche per adesso, considerando lo stato pietoso del Rastrello), francamente mi importava un piffero del risultato. Era la primavera quasi estate del 2000, il numero magico con un due e tre zeri che ci consegnò al terzo millennio con la storica serie B appena conquistata. Aria nuova, vita nuova pensavo quel giorno, mentre con un manipolo di amici mi stavo recando in terra emiliana per salutare i bianconeri e ringraziarli ancora una volta. Vincere il campionato nel primo anno del secolo è come quello che la sera di San Silvestro dice "Da domani smetto di bere". Soltanto che noi dopo quei fantastici mesi di Sala & Gabetta, anziché smettere di bere stavamo per iniziare a vivere il più bel periodo di euforia della nostra storia. Periodo talmente lungo che i simpatici tifosi della città del tricolore avrebbero dovuto aspettare oltre 15 anni per poterci rioffendere, tanto è stato il tempo che ci ha visti in categorie diverse: meravigliose (le nostre), infime (le loro). Dopo tre lustri di giostre e montagne russe, siamo infatti tornati a Reggio un’appiccicosa sera di maggio quasi giugno del 2018, l’anno della Durio e di Pescara, quando con un altro manipolo di amici varcammo gli Appennini per giocarci un quarto di finale da favoriti. Scrivere nella stessa frase "Robur" e "favorita" è un po’ come guardarmi allo specchio e dirmi quanto sei bello, ma quella sera favoriti lo eravamo davvero, nel senso che avevamo appena buttato nella campana del vetro un campionato praticamente vinto, consegnandolo di fatto agli amici labronici, che hanno in comune con la Reggiana lo stesso orribile colore di maglia, e ci trovavamo a giocarci l’accesso in semifinale con una squadra arrivata quarta nel girone A. Se il calcio fosse fatto di numeri e discorsi e non di giocate, sentimenti ed emozioni, l’epilogo di quei play off ci avrebbe sicuramente visto salire in serie B dritti come una fucilata, visto che nella successiva finale avremmo affrontato la quinta classificata del girone C. E invece; va bè, dicevamo… Quell’umida sera di maggio quasi giugno, dopo essere passati in vantaggio, ci addormentammo un paio di volte e finimmo per perdere 2-1. Seconda partita, seconda sconfitta. Poi al ritorno, mentre giugno si mostrava al mondo con il suo piacevole caldo e le scuole stavano quasi per finire, si giocò a Siena una partita di quelle che persino fra 50 anni la gente ricorderà volentieri. Quella la vincemmo, ma soffrendo fino alla fine. Esattamente come l’Argentina agli ultimi Mondiali. Forse vincere senza soffrire non è contemplato dal nostro destino. La terza volta invece è abbastanza recente. Partita piuttosto insipida: tra noi e loro c’erano tre categorie di differenza e non c’è molto da raccontare. MI pare finì 1 a 0 e se mi sbaglio vorrà dire mi “corriggerete”, disse il Papa polacco tanti anni fa. E se lo disse lui che nella piramide gerarchica è subito sotto al grande capo, allora posso dirlo anche io che sono l’ultimo degli stronzi.
Ogni volta che mi autodefinisco così S. sorride. Quanto mi piace vederla sorridere. Quando lo fa gli spuntano al centro delle guance due piccole fossette chiare e ogni volta che le vedo avrei voglia di prenderla a pizzicotti fino a farle diventare rosse, per poi curarle con centinaia di baci. Invece mi limito a distogliere lo sguardo e pensare che alla Reggiana, in fondo, vincere in casa con la Robur non porta granchè bene. Nel 2000 con quei tre punti stiracchiati raggiunsero una striminzita sufficienza, nel 2018 uscirono comunque dal torneo e lo scorso anno si videro soffiare il campionato dal Modena, vincitore finale grazie ad un goal del portiere a tempo scaduto. Dopo quest’ultima frase S. mi ha guardato torva, mostrandomi tutto il suo stupore. "Come del portiere?", mi ha chiesto. Ed io, prima di risponderle, ho riflettuto sul fatto che a noi (vedi la partita col Rimini o con la Fermana) occorrono 25 tiri per fare un goal (e a volte manco fanno) ad altri invece, basta una folata di vento per spingere la palla nella rete avversaria. Io non ho la patetica tendenza dei fiorentini a lagnarmi sempre di tutto, ma santiddio (anche questo tutto attaccato), qualche volta il destino me le leva dalle mani. Soprattutto in questo campionato, nel quale, al netto dei nostri errori, degli infortuni e della mancanza di un centravanti, con un pizzico di fortuna in più saremmo stati sicuramente un pezzetto più in alto in quella classifica che ad oggi vede fastidiosamente prima la Reggiana che proprio domenica andremo ad affrontare. E così, per una sera, a margine dei cavallucci col vinsanto ed in attesa che la befana venga a portarsi via tutte le feste e restituisca il buio alla notte, ultimamente troppo accecata dalle mille lucine accese anche quest’anno nonostante la corrente costi quanto il tartufo bianco, ho evitato di pensare a S., alla quale voglio bene a tempo indeterminato come un contratto di un lavoro ambito e sono tornato il Q. di sempre, quello che darebbe un regno intero per un gol bianconero. A volte mi pare veramente di vivere dentro a quel vecchio film inglese di fine anni '90, nel quale il protagonista sacrificava tutta la propria esistenza pur di seguire e tifare l’Arsenal. Soltanto che lui alla fine il campionato lo vinceva davvero. Io invece… A dirla tutta, forse, il mio scudetto ce l’avrei seduto qui a fianco a me, intenta ad annodare un nastro rosa intorno al collo del mio piccolo cane dal nome troppo lungo, ma sono veramente troppo cieco per accorgermene. Arriverà un bel giorno in cui qualcun altro si presenterà sotto casa e la inviterà ad uscire. E a me non rimarrà altro che guardarla salire su un’auto sconosciuta, augurandole un malinconico "Buona fortuna e abbi cura di te".
Come a volermi scuotere dai miei amari presagi, pensando che chi non fa è assai peggiore di chi sbaglia, ho chiesto ad Alexia: "Alexia riproduci "Abbi cura di te" di Maldestro" e sono corso in camera a cercare l’album di quando Siena era normale e noi eravamo a Reggio felici e vincenti. Abbi cura di te vecchia Robur. Per te e per noi.
Reggiana - Siena: mi stanno talmente antipatici che quasi quasi mi fanno tenerezza. Ma non sono antipatici normali come tanti altri, sono antipatici forzati come Draco Malfoy di Harry Potter. A volte mi sembrano quasi schiavi dei loro personaggi. Vorrei tanto vincere, un po’ per passare una grandiosa domenica e un po’ per fargli fogo. Non riescono proprio a sopportarci e ciò mi dà tanta tanta gioia. Peccato perché tra zanzare, nebbie e puzzo di merda, Reggio sarebbe un posto così ospitale…
Segue
…Siena calcio il nome, lotta con onore!
Mirko

Una squadra di troiai!!
RispondiElimina+Faggi
Elimina-Castagni.
Salvini quarto monte ingaggi decimo posto. Bravo Salvini! Sei un mago!
EliminaTQTDC
RispondiEliminachi vuol capire, capisce!
Forza Robur!
Pino
Teste quadre
EliminaTeste di….
Però vedendo le notizie che girano oggi, le teste di cazzo mi pare siamo noi che nonostante tutto ancora ci arrabbiamo.
Uno che non ne pole più…
w il presidente, w gli armeni, w l'advisor de noartri e infine w il mister che fa il fenomeno.....insomma w tutti o wiatutti???????
RispondiEliminaIl Super DS è sempre malato? O ha perso la lingua?
RispondiEliminaIl peggior DS della storia della Robur. Inesistente
EliminaA Reggio ci vorrà il pallottoliere…Avanti somari…
RispondiEliminaHai trovato 5 euro da mettere nella calza di Mirko della befana? Troppi,fatti dare il resto
RispondiEliminaMa c’è davvero bisogno di essere sempre così cattivi?
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