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giovedì 5 gennaio 2023

Scenari per il futuro

Mi è ricapitato in questi giorni di ritrovarmi sotto mano un filmato che girellava qualche mese fa. Filmato iper complottista che chiaramente non troverete mai nei social ammaestrati.



E pensate che su questo filmato si sono dovuti spendere anche gli schiavi di Open, chiaramente per definirlo una bufala gigantesca. Tuttavia, con nostra grande sorpresa, gli schiavi di Open hanno in pratica confermato la veridicità del contenuto, salvo spargere merda sul deputato olandese che stava commentando il fatto. Roba che a noi non tange, per cui andiamo a vedere di cosa si sta parlando, nel merito della questione.
Nel maggio 2010 la Rockefeller Foundation, in collaborazione con il Global Business Network, ha pubblicato il rapporto “Scenari per il futuro della tecnologia e dello sviluppo internazionale”. Per sensibilizzare l’attenzione verso la necessità di imparare a guardare al futuro in modo differente, lo studio utilizza lo strumento degli scenari per immaginare e simulare diverse strategie al fine di essere più preparati per il suo arrivo. Oh, niente di male, anzi! Una associazione di filantropi che mette a nostra disposizione un ventaglio di opzioni per il futuro, cosa si vuole di più? Ringraziamo, dai. Graaaazie filantropi.
Nel rapporto vengono prospettati quattro scenari - Lock Step, Clever Together, Hack Attack e Smart Scramble - che ipotizzano il verificarsi di catastrofi naturali e altre configurazioni apocalittiche. Il primo è quello su cui ci concentreremo e descrive uno scenario pandemico, impressionante per la somiglianza rispetto a quanto si è verificato con la dichiarata pandemia da Covid-19. Non ci credete? Credete che siamo dei terrapiattisti? Bene, leggete con noi:
"Nel 2012, la pandemia che il mondo aspettava da anni è alla fine è arrivata. Diversamente dal H1N1 del 2009, questo nuovo ceppo di influenza, portato dalle anatre selvagge, è stato estremamente violento e letale. Persino le nazioni meglio preparate alla pandemia sono state rapidamente travolte, quando il virus ha invaso il mondo, contagiando circa il 20% della popolazione globale, e uccidendo 8 milioni di persone in soli sette mesi, in maggioranza giovani adulti sani. La pandemia ha avuto anche un effetto letale sulle economie: il movimento internazionale, sia di persone che di beni, si è improvvisamente bloccato, indebolendo industrie come quella del turismo, ed interrompendo le catene globali di rifornimento. Persino a livello locale, negozi e uffici normalmente pieni di attività sono rimasti improvvisamente vuoti. La pandemia ha colpito tutto il mondo, ma ha fatto vittime in maniera sproporzionata soprattutto in Africa, nel Sud Est Asiatico e in America Centrale, dove il virus si è sparso con la rapidità del fuoco in assenza di protocolli ufficiali per contenerlo. Ma persino nei Paesi più sviluppati il contenimento è stato un grosso problema. La politica iniziale degli Stati Uniti di “scoraggiare vivamente” i cittadini dal viaggiare in aereo si è dimostrata letale per la sua troppa indulgenza, ed ha accelerato la diffusione del virus, non solo negli Stati Uniti ma anche oltre frontiera. Nonostante tutto, alcuni Paesi se la sono cavata meglio, in particolare la Cina: la rapida imposizione da parte del governo cinese di una quarantena obbligatoria per tutti i suoi cittadini, accompagnata dalla chiusura ermetica istantanea di tutte le sue frontiere ha salvato milioni di vite, fermando la diffusione del virus molto prima che in altri Paesi, e permettendo in seguito un più rapido recupero. Il governo cinese non è stato l’unico a prendere misure estreme per proteggere i propri cittadini dal rischio del contagio. Durante la pandemia, diversi leader nazionali hanno fatto pesare la propria autorità e hanno imposto regole e restrizioni severissime, dall’obbligo di portare mascherine al controllo della temperatura corporea all’ingresso di spazi comuni come le stazioni o i supermercati. Anche dopo la fine della pandemia, questo controllo autoritario sui cittadini e sulle loro attività è continuato, e si è addirittura intensificato. Al fine di proteggersi dalla diffusione dei crescenti problemi globali – dalle pandemie al terrorismo transnazionale, dalle crisi ambientali all’aumento della povertà – diversi leader nel mondo hanno stretto ancora più fortemente il pugno del potere. Inizialmente il concetto di un mondo più controllato aveva ricevuto grande accettazione ed approvazione. I cittadini erano disposti a cedere parte della propria indipendenza e della propria privacy a governi più paternalistici, in cambio di maggiore sicurezza e stabilità. I cittadini erano più tolleranti e perfino desiderosi di ricevere direzione e controllo dall’alto, e i leader nazionali ebbero così mano libera nell’imporre l’ordine nel modo in cui preferivano. Nei Paesi più sviluppati questa accresciuta forma di controllo si concretizzò in vari modi: identità biometrica per tutti i cittadini, ad esempio, unita a regole più severe per le industrie ritenute vitali per l’interesse nazionale. In molti Paesi sviluppati questa cooperazione forzata, insieme a nuove regolamentazioni ed accordi, ha portato lentamente a restaurare l’ordine, e – cosa molto importante – la crescita economica. Nel mondo in via di sviluppo invece le cose sono andate molto diversamente. L’autorità dall’alto ha assunto diverse forme in Paesi differenti, a seconda del calibro, delle capacità e delle intenzioni dei loro leader...
...
Intorno al 2025 la gente cominciava a mal tollerare questo pesante controllo dall’alto, nel quale erano sempre i leader a fare le scelte per tutti. Dovunque gli interessi nazionali si scontrassero con quelli individuali nascevano conflitti. Sporadiche proteste diventarono sempre più organizzate e coordinate, man mano che i giovani, scoraggiati nell’aver visto le proprie possibilità svanire nel nulla – soprattutto nei Paesi in via di sviluppo – sollevavano disordini civili. Nel 2026 una protesta popolare in Nigeria abbatté il governo, accusato di nepotismo e di corruzione. Persino coloro che apprezzavano la maggiore stabilità e prevedibilità di questo mondo iniziarono a sentirsi a disagio, imbrigliati dall’enorme quantità di regole e limitati dai confini nazionali. Si sentiva nell’aria che prima o poi qualcosa avrebbe inevitabilmente sconvolto il rigoroso ordine per stabilire il quale i governi del mondo avevano così duramente lavorato".
Beh, che ne dite? Vabbè dai, se trovate qualche somiglianza con ciò che è capitato e sta capitando nel mondo, siete putiniani e no vax. La cosa bella soprattutto è che dal 2012, anno in cui in questo scenario inizia il caos pandemico, la gente ha iniziato a incazzarsi un pochino nel 2025, cioè 13 anni dopo. Ecco, penso proprio che la grande differenza fra lo scenario e la realtà stia proprio in questa tempistica, dato che nella realtà la gente non si incazzerà mai ed anzi vorrà sempre più stretto il cappio al collo, nel nome della neo Scienza.
Ah, una curiosità finale. Questo studio, un tempo consultabile sul sito della Rockefeller Foundation, ha iniziato a circolare tra i divulgatori della libera informazione, terrapiattisti e putiniani. E così... puff! Dal 27 maggio 2021 la Fondazione Rockfeller ha rimosso il documento, senza un motivo logico.
Tutto ok, tornate a vedere Myrta.

1 commento:

  1. Chissenfreca, noi ci s'ha il paglio e le gontrade, dove si fa quelchecipare.
    Quasi.
    Insomma diciamo abbastanza.
    Loris del Magisterio delle gondrate.

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