E seguitiamo, in questo avvio di 2023, a discutere di cose alte, di roba che questo blog di merda putiniano no-vax non dovrebbe neppur sognare di avvicinare. E invece... Invece, nei primi due articoli dell'anno, si è parlato di Chiesa e di Pasolini. Bene, oggi si ridiscute di Chiesa+Pasolini.
Il 22 settembre 1974 Pasolini scriveva sul Corriere della Sera un articolo, poi confluito in "Scritti corsari", intitolato "I dilemmi di un Papa, oggi". Un po' di tempo è passato e ci pare opportuno verificare l'eventuale attualità del discorso pasoliniano in merito alla figura della Chiesa e del Papa, vero o finto che sia.
Nel 1974, secondo il sommo intellettuale, si era già configurato l'avvio e la messa in opera della (vera) fascistizzazione della società attraverso le regole imposte del consumismo e del capitalismo. C'era da capire in questo contesto come si muovesse la figura della Chiesa, centro di potere ma anche - potenzialmente - di lotta e di rivoluzione.
Pasolini, che proprio amante della Chiesa non lo si poteva definire, aveva individuato tuttavia in essa un baluardo, forse l'ultimo, ed un paladino di un movimento antagonista rispetto alla società di massa comandata dai vizi dell'edonismo consumista. Insomma, l'augurio che si faceva Pasolini era che la Chiesa si proponesse come barriera al sistema, oppositrice del disfacimento morale e materiale verso cui la società stava andando incontro. Mai parole furono più chiare: "Questo è certo, che se molte e gravi sono state le colpe della Chiesa nella sua lunga storia di potere, la più grave di tutte sarebbe quella di accettare passivamente la propria liquidazione da parte di un potere che se la ride del Vangelo". Il nuovo fascismo aveva difatti relegato la Chiesa ai margini della storia; i valori che il vero fascismo (quello del ventennio) aveva continuato a servire, a fianco alla Chiesa, ovvero patria, famiglia, ordine, moralità, erano stati lasciati a favore della (falsa) felicità dell'essere umano legata ai consumi.
"La Chiesa potrebbe essere la guida, grandiosa ma non autoritaria, di tutti coloro che rifiutano il nuovo potere consumistico che è completamente irreligioso; totalitario; violento; falsamente tollerante, anzi, più repressivo che mai; corruttore; degradante. E' questo rifiuto che potrebbe quindi simboleggiare la Chiesa: ritornando alle origini, cioè all'opposizione e alla rivolta. O fare questo o accettare un potere che non la vuole più: ossia suicidarsi".
Questo scriveva Pasolini nel 1974. In questi anni, cosa è successo? Ha veramente la Chiesa assunto questa posizione di opposizione ad un sistema - concordiamo in modo esemplare - "totalitario e violento"? Beh, diremmo proprio di no, come già aveva iniziato a sentenziare Pasolini stesso. Anzi, in questi anni la Chiesa, a parte qualche sprazzo ultimo di proto-ribellione per iniziativa di qualche sparuto sacerdote, non solo ha continuato a tollerare il nuovo fascismo, ma addirittura ne ha assunto la fisionomia, diventandone parte. Pasolini sosteneva che, per tornare agli albori rivoluzionari, la Chiesa avrebbe dovuto "prima di tutto negare se stessa". Cosa che non è successa. A parte...
A parte qualcosa che, proprio a partire dalla grande anomalia della diarchia papalina Bergoglio-Razzinghe, a me pare stia germogliando in seno alla Chiesa stessa. Ma non sarà ormai troppo tardi?

Un altro interessante articolo di Al-Mutanabbi, che mette al centro della discussione il ruolo della Chiesa cattolica nel mondo, la sua missione di difesa della dignità umana, in un mondo dominato da forze che sfruttano le persone e le riducono a mere fattori di produzione, negando qualsiasi valore e pertinenza alla loro sfera morale e spirituale.
RispondiEliminaPasolini acutamente consegnava alla Chiesa il compito di fare il frangi flutti di fronte al potere consumistico, perché riconosceva in qualche modo alla stessa il suo prodigarsi verso le masse più deboli, in nome di principi universali di rispetto degli uomini in quanto creati ad immagine di Dio.
La Chiesa prese atto dopo la prima grande rivoluzione industriale che le nuove forme di produzione potevano costituire un grave pericolo per i lavoratori, iniziando, ad opera dei papi una lunga serie di encicliche sociali, che costituiscono la sua Dottrina Sociale. Iniziò Leone XIII a fine ottocento, con la Rerum Novarum, che si interessava della questione operaia e sosteneva le giuste rivendicazioni proletarie, ma facendo a meno della lotta di classe.
Segue la Quadragesimo Anno nel 1931 ad opera di Pio XI. E' molto importane, perché precisa che è un grave errore separare l'Etica dall'economia. In particolare viene condannata la concentrazione della ricchezza in poche mani ai tempi della grande crisi del 1929. “Ciò che ferisce gli occhi è che ai nostri tempi non vi è solo concentrazione della ricchezza, ma l’accumularsi altresì di una potenza enorme, di una dispotica padronanza dell’economia in mano a pochi, e questi sovente neppure proprietari, ma solo depositari e amministratori del capitale, di cui essi però dispongono a loro piacimento”. Credo che migliore descrizione del capitalismo odierno non vi sia. Dopo le due encicliche di Giovanni XXIII, di cui una dedicata in particolare alla pace fra i popoli, arriviamo al 1967 con la Populorum Progressio di Paolo VI, dedicata alle popolazioni più povere del mondo.
Nessuno, recita, deve essere escluso dai processi di sviluppo, perché tutti siamo fratelli e fatti ad immagine e somiglianza di Dio.
Poi veniamo al Magnifico Giovanni Paolo II, un grande Maestro della Dottrina Sociale della Chiesa, che ci ha lasciato ben tre encicliche. Nella Laborem Exercens afferma che il lavoro soggettivo riguarda l’uomo che ha la primazia su tutto il creato perché è fatto a immagine e somiglianza di Dio. In questo senso il lavoro è superiore al capitale ed è strumento di santificazione per la salvezza di tutti gli uomini su questa terra. Nell’enciclica, Giovanni Paolo II mette in guardia dai gravi rischi dell’economicismo in cui tutto viene ridotto alla mera sfera economica, tralasciando tutti gli altri valori e, in particolare, quelli spirituali. L’economia non si può spiegare con la sola economia e l’ordine sociale è superiore all’ordine economico.
Con la Sollicitudo Rei Socialis il Papa Polacco esalta la libertà individuale contrapponendola alla c.d. teologia della liberazione e ai sistemi comunisti dove viene negato il valore sacro ed universale della libertà. Quel documento data il 1987, due anni prima della caduta del muro di Berlino.
Infine, nel 1991 esce la Centesimus Annus, nella quale propone l’economia d’impresa come via per lo sviluppo e la costruzione del bene comune. Si afferma la liceità del profitto, ma non quando, per ottenerlo, si offenda la dignità del lavoratore.
Tutto questo per sottolineare che la Chiesa cattolica è sempre stata dalla parte dei poveri, dei sofferenti e dei disagiati, per i quali ha istituito per prima gli ospedali, gli ospizi e le mense, ma è la stessa Chiesa a dare il via anche ad iniziative commerciali, come ad esempio i Monti di Pietà. Non concordo quindi col giudizio di Al-Mutanabbi sul venir meno del baluardo della Chiesa contro le magagne del sistema capitalistico, almeno fino a Ratzinger compreso, il quale ha tuonato contro il relativismo assoluto e il nichilismo distruttivo del pensiero unico, ribadendo con forza che senza la Verità del Vangelo non vi può essere una società a misura d'uomo.
RispondiEliminaE a proposito di Papa Benedetto XVI vorrei, riallacciandomi al bellissimo assunto di Pasolini in cui riconosceva l'unicità della Chiesa nell'essere la sola voce mondiale capace di indicare la via anche in campo economico, ricordarlo con riconoscenza. Ma, attenzione, è sbagliato giudicare la Chiesa con categorie che non le appartengono. Parlare di rivoluzioni, applicare a quella ideologie e politiche umane basate sulle rivolte e sull'odio fra categorie di persone è improprio.
Vorrei chiudere riandando alla grande visione profetica di Pasolini sul suicidio della Chiesa, che credo stia avvenendo proprio in questi momenti. Perché ha preferito lasciarsi andare a rimorchio del mondo contemporaneo, ha dimenticato il vigore di proclamare la Verità che gli viene da secoli e secoli, per la quale vale la pena di combattere. Ed è rimasto il solo Benedetto XVI, l'ultimo vero Papa, ad opporsi, a mettere a nudo il Male di questo mondo, morale ma anche economico e sociale.
Ora non c'è più, ma rimane il percorso della sua a vita a testimoniare che Lui è stato quell'impedimento che fino ad ora sbarrava la strada all'Anticristo, di cui parla l'Apostolo Paolo nella seconda lettera ai Tessalonicesi: "Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima (della fine del mondo) infatti dovrà avvenire l`apostasia e dovrà esser rivelato l`uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s`innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio". E quel Male assoluto, quel figlio della perdizione lungo il corso dei secoli è stato trattenuto dalla voce profetica della Chiesa incardinata nei propri Pontefici, che hanno sempre messo all'indice gli errori dell'uomo: "E ora sapete - continua Paolo - ciò che impedisce la sua manifestazione, che avverrà nella sua ora. IL MISTERO DELL'INIQUITA' E' GIA' IN ATTO, MA E' NECESSARIO CHE SIA TOLTO DI MEZZO CHI FINORA LO TRATTIENE." E questo ha fatto Joseph Ratzinger e per questo ha subito una persecuzione feroce proprio dalla sua Chiesa, da quella lobby progressista che ha venduto l'anima al mondo tradendo il depositum fidei a lei affidato dal Fondatore.
Nel giorno del Tuo funerale, caro Padre Ratzinger, ti ringrazio con tutto il mio cuore per la tua Fede, messa a dura prova e mi raccomando alle tue preghiere perché io non perda la mia.
Mah, il problema non è, a mio avviso, ciò che pensa Al-Mutanabbi. Il problema è che era Pasolini a sostenere che la Chiesa non era riuscita ad essere quel baluardo anti-sistema che egli stesso si auspicava. Non si tratta di essere o attivarsi pro e contro la povertà (argomento sul quale potremmo discutere assai, parlando di Chiesa), ma di essere oppure no anti-sistema. Per spiegarmi meglio, torno ad un esempio che fa Pasolini nello stesso articolo di cui si sta parlando: "Faccio un solo esempio, anche se apparentemente riduttivo. Uno dei più potenti strumenti del nuovo potere è la televisione. La Chiesa finora questo non lo ha capito. Anzi, penosamente, ha creduto che la televisione fosse un suo strumento di potere. E infatti la censura della televisione è stata una censura vaticana, non c'è dubbio. Non solo, ma la televisione faceva una continua réclame della Chiesa. Però, appunto, faceva un tipo di réclame totalmente diversa dalla réclame con cui lanciava i prodotti, da una parte, e dall'altra, e soprattutto, elaborava il nuovo modello umano del consumatore. La réclame fatta alla Chiesa era antiquata e inefficace, puramente verbale: e troppo esplicita, troppo pesantemente esplicita. Un vero disastro in confronto alla réclame non verbale, e meravigliosamente lieve, fatta ai prodotti e all'ideologia consumistica, col suo edonismo perfettamente irreligioso (macché sacrificio, macché fede, macché ascetismo, macché buoni sentimenti, macché risparmio; macché severità di costumi ecc. ecc.). È stata la televisione la principale artefice della vittoria del «no» al referendum, attraverso la laicizzazione, sia pur ebete, dei cittadini. E quel «no» del referendum non ha dato che una pallida idea di quanto la società italiana sia cambiata appunto nel senso indicato da Paolo VI nel suo storico discorsetto di Castelgandolfo. Ora, la Chiesa dovrebbe continuare ad accettare una televisione simile? Cioè uno strumento della cultura di massa appartenente a quel nuovo potere che «non sa più cosa farsene della Chiesa»? Non dovrebbe, invece, attaccarla violentemente, con furia paolina, proprio per la sua reale irreligiosità, cinicamente corretta da un vuoto clericalismo? Naturalmente si annuncia invece un grande exploit televisivo proprio per l'inaugurazione dell' Anno Santo. Ebbene, sia chiaro per gli uomini religiosi che queste manifestazioni pomposamente teletrasmesse, saranno delle grandi e vuote manifestazioni folcloriche, inutili ormai politicamente anche alla destra più tradizionale".
EliminaPapa Giovanni XXIII era fiducioso che grazie al Concilio Vaticano II la Chiesa sarebbe riuscita ad attrarre l'umanità contemporanea per riportarla a Dio, dialogando con essa senza necessariamente condannare i mali del mondo. Invece Paolo VI, già in una omelia del 29 giugno 1972 mostrava tutto il suo dolore per la situazione in cui versava la Chiesa, avvertendo che "da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio... Anche nella Chiesa regna questo stato di incertezza. Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza. Predichiamo l’ecumenismo e ci distacchiamo sempre di più dagli altri. Cerchiamo di scavare abissi invece di colmarli". Questa sofferta e drammatica denuncia ha, per il Papa, un primo tremendo colpevole: Lucifero, che sa di avere il tempo contato prima della venuta finale del Cristo. Lo so, per chi non ha la fede è difficile comprendere che il Principe delle tenebre sia il primigenio del Male nel mondo, ma io lo inviterei a meditare sulle due tragedie del Novecento, il nazismo ed il comunismo: può un uomo concepire nella sua mente quei mali infernali, può l'uomo autonomamente compiere tali atti inumani inimmaginabili? Il rimedio non può essere che quello di rafforzare la fede in Gesù, missione che compete in primis ai Papi, ai Vicari di Cristo (chissà perché Bergoglio invece ha rifiutato quel titolo...). Lo stesso concetto Papa Montini lo riafferma, seppur in altri termini, l'undici settembre 1974 nel discorso citato da Pasolini. Con il suo scrivere tormentato e sofferente il Pontefice conferma che "essa (la Chiesa") è ora, per certi riguardi, in gravi sofferenze, in radicali opposizioni, in corrosive contestazioni"... Sì, la Chiesa è in difficoltà". Ma questa Chiesa peccatrice e traditrice riuscirà a superare la crisi micidiale che l'avvolge? Sì, risponde Montini, ma solo con una "fede viva, autentica, operante", cioè una fede che deve essere aderente alla parola di Dio, perché la battaglia contro il Male la può vincere solo il Signore Gesù e Sua Madre, alla quale è stato dato il potere di schiacciare la testa al Serpente maligno. Come può l'uomo da solo far fronte a quell'essere immondo ed impari che lo soverchia smisuratamente, come può resistere se non ricerca l'aiuto di Colui che ha detto ai suoi Apostoli: non temete, Io sarò sempre con voi fine alla fine dei giorni e le forze del male non prevarranno. E' questo che apre il cuore dell'uomo alla speranza della vittoria finale.
RispondiElimina(PRIMA PARTE)
Pier Paolo Pasolini, con una sapiente preveggenza, descrive con esattezza una parte dei mali che dominano il mondo contemporaneo, anche se ha della Chiesa una concezione meramente secolarizzata. E' vero, quell'Istituzione oggi è in crisi gravissima, perché il Marcio ha raggiunto la cupola e il seggio di San Pietro, come ha scritto Papa Montini. La Chiesa per prima cosa deve fare opposizione a se stessa per purificarsi e ritrovare così il candore e la fedeltà primigeni donati dal suo Fondatore, nel mentre oggi a dominare il vertice Vaticano sono le lobby omosessuali e massoniche, nemiche giurate di Cristo. E' impossibile sperare oggi che quella Istituzione divina, distrutta com'è, possa avere la forza di condannare e di combattere il pensiero del mondo. E infatti da 10 anni la sua gerarchia dominante ha rotto gli indugi al Male, fino ad allora impediti da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, che hanno strenuamente combattuto contro l'attuale sistema di forze anticristiane e antiumane.
RispondiEliminaLa Chiesa gerarchica oggi è divenuta semplicemente una branca, una succursale del modernismo e del suo pensiero unico, perché ha perduto la fede in Dio, perché si è fatta sedurre dal mondo, tradendo la sua missione. Pasolini giustamente ha criticato quella Istituzione che si è uniformata alla mentalità del secolo, perdendo così l'autorità morale alla quale riferirsi. Solo Dio può rimetterla in sesto, non le ideologie umane, non l'orgoglio satanico dell'uomo che si crede un dio ed esclude Dio dalla sua vita.
(FINE)
Eh, appunto... Io non ho altro da aggiungere. Al-Mutanabbi
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