Dai dai, che manca poco... Anche se il grosso (il Natalaccio) ce lo siamo levato dai coglioni già da un po'...
Ok, lo so. Non sono un tipo da festa. Anzi, proprio il contrario. Le feste comandate mi intristiscono e mi innervosiscono. Ma l'aspetto forse che mi fa ancora più incazzare è quando qualcuno mi chiede: "Ma coooomeeee!!! Ma non hai passato il Natale a mangiare un bove a pranzo sentendoti male e per Capodanno non sei andato alle Isole Auai a farti un bagnetto nel mare tiepido?". No, non l'ho fatto. E ora vi spiego il perché.
Come spesso accade, mi rifaccio al nume tutelare, all'uomo che aveva capito come sarebbe girato il mondo e che per questo fu ammazzato in una notte d'autunno: parlo di Pier Paolo Pasolini. Il quale, nel 1969, scrisse un articolo sul "Tempo" nel quale argomentava il suo odio (w) verso le vacanze natalizie, tanto da "costringerlo" ad evadere fisicamente fuori dall'Itaglia, "disperato all'idea di non riuscirci".
Eppure, da bambino, PPP non la pensava così, anzi. Ma in quel tempo, al di là della curiosità del fanciullo, "io ero ancora completamente immerso nel mondo contadino". Ed a quel tempo il capitalismo non aveva ancora oscurato il mondo contadino, ammantato di un substrato religioso che al capitalismo sopravviveva. Già alla fine degli anni '60 invece il capitalismo aveva deciso di fare a meno della religione, non avendo più come interlocutore "l'uomo religioso o il galantuomo, ma il consumatore felice di esserlo". "Per il nuovo capitalismo, che si creda in Dio, nella Patria o nella Famiglia, è indifferente. Esso ha infatti creato il suo nuovo mito autonomo: il Benessere".
Il capitalismo, proprio perchè potrebbe andare avanti anche senza la Chiesa, la ha ormai totalmente soggiogata e strumentalizzata. E la strumentalizzazione avviene "per abitudine, per evitare guerre religiose, per comodità". Quasi per ozio, oserei dire.
Se fin qui la questione vi pare troppo spostata sul versante filosofico, ecco il piatto forte, ecco la parte che mi trova totalmente concorde. Secondo PPP, le vacanze natalizie altro non sono (come i fine settimana al mare d'estate o le giratine del sabato al centro commerciale, aggiungo io) che un sostituto della guerra, un momento di falsa libertà nel logorio del lavoro ("che è rimasto quello cui inneggiavano i cartelli nei campi di concentramento di Hitler"). Su tali basi, "nasce in questi giorni una psicosi che è decisamente bellica. L'aggressività individuale si moltiplica". E nella festa, "interruzione di un'abitudine allo sfruttamento, all'alienazione, al codice, alla falsa idea di sé", "esplode un arcaico istinto di affermazione. E ci si afferma, aggressivamente, attraverso una felice concorrenza, facendo nel modo più medio le cose più medie".
Ecco. Il Natale e chi lo festeggia mi fa paura.
"Sì, una nota terribile al Natale, che ho fatto. E non ho nulla da concedere a niente. Niente bonarietà. Niente addolcimenti. Le cose stanno così. E' inutile nasconderlo, anche poco".
(P. P. Pasolini, "Festività e consumismo", "Tempo", 1969)

Complimenti per il blog, per gli argomenti trattati e per le riflessioni che invita a fare.
RispondiEliminaE' rimasto l'unico in questa città "offuscata" a scrivere in maniera schietta e sincera....alcuni si sono persi, altri si sono lentamente allineati, schierandosi velatamente su posizioni di difesa del potente di turno. Questo ultimo articolo, con le citazioni di Pier Paolo Pasolini è illuminante, dovrebbe far riflettere su quello che siamo diventati: una massa di inetti privi di valori, attaccata al consumismo più stupido e becero.
L'esempio lampante a Sienina nostra di tutto questo si vede proprio nei comportamenti collegati alle Contrade e al Palio...il cambiamento degli ultimi 30 anni è spaventoso e credo che lentamente tutto ciò porterà inesorabilmente alla fine delle nostre tradizioni vere e della nostra essenza, accontentandosi sempre di più di quello che è solamente un surrogato, fatto per essere "consumato" da una platea sempre più ampia di persone prive di radici e di conoscenza, che si esprime nella psicosi dell'apparire e di essere protagonisti sempre e comunque...
Grazie per quello che fa, continui così.
Capitan Harlock
Ringrazio per i complimenti. E concordo sulla riflessione su Paglio e Contrade. Anni fa questo blog ha discusso a fondo su tale tematica, toccando moltissimi temi che sarebbe il caso - da tempo - che questa città affrontasse con decisione ed onestà. E' scaturito il n-u-l-l-a. Nemmeno all'interno delle contrade, che io sappia, è mai scaturita una discussione organica della condizione delle stesse. Siena sta andando incontro, in modo a mio avviso poco consapevole, a quella omologazione che il mondo esterno impone e che, Pasolini docet, pian pianino inghiotte tutto. Al-Mutanabbi
EliminaPezzo veramente interessante! Molto modestamente qualche annetto fa, visto l'andazzo, coniai il termine "cucinocontrada" proprio a testimoniare il desiderio di apparire, con focus sull'aspetto pecuniario non certo finalizzato ad attività virtuose di contrada bensì per soddisfare appunto le velleità "fescion" paliesche. Avoglia a scrivere, la società ti mangia.....
RispondiEliminaSimone
Ho letto con attenzione il pezzo di Pasolini da te ripreso e ottimamente commentato. Per molti anni anch'io , come il Pasolini, nei giorni di Natale sono andato in luoghi lontani, laici e non contaminati dal consumismo sfrenato. Dal pezzo traspare anche una amara verità: le decisioni prese dall'alto nei confronti delle masse è impossibile fermarle. se non le si condividono, per ora è possibile sottrarvisi ma impossibile, secondo me, pensare di mantenere una tradizione o un modo di fare e agire se tutto il sistema ha deciso una direzione. Il palio, per come viene vissuto adesso, piace agli attori e quindi va come deve andare, anche perché ogni occasione per cambiare non viene mai colta.
RispondiEliminaSanguebianconero