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martedì 8 novembre 2022

Quarantenni in quarantena, vol. 20

C’è un momento particolare delle mie giornate trascorse con S. e il mio piccolo cane dal nome troppo lungo che mi mette ansia.


Tanta ansia. Lei, bella bella se ne arriva a un certo punto del pomeriggio (e definirla bella bella rende poco l’idea) e se ne rimane in casa mia per ore. Poi però, all’improvviso, mi dice che si è fatto tardi e "forse è meglio che vada" (orribile battuta mutuata da qualche film americano, di quelli che finiscono sempre con la vittoria dei buoni e un bacio con la lingua di due ore) e se ne torna nel suo appartamento, un piano sopra al mio.



Ecco, questo momento, carico di silenzio, dubbi e - per me - aspettative mal riposte, diventa sempre motivo di incertezza, dal momento che non so mai come comportarmi. Se dessi retta alla mia parte animale, sepolta sotto montagne di sospiri e rimpianti, l’abbraccerei stretta stretta, talmente forte che forse potremmo scambiarci gli organi. E poi la bacerei fin quando non gli salisse un fiatone da 200 metri piani alle olimpiadi. E invece… E invece me ne resto immobile a guardarla andare via, mentre cerco qualcosa da fare, giusto per fingermi occupato, tipo mettere i cocci in lavastoviglie o dividere la carta dalla plastica nei bidoncini in terrazza. Che poi non ho mai capito perché quando riempiamo la lavastoviglie ci mettiamo i cocci ma quando li riprendiamo puliti diventano piatti e bicchieri. Boh… 

Anche sabato scorso, dopo la meravigliosa partita degli undici bianconeri in quel di Pesaro, nella quale hanno dominato in lungo e in largo, portando via tre bei punticioni dalle terre marchigiane, siamo rimasti un bel po’ a parlare, ridere e scherzare. Io mi sentivo particolarmente carico, esattamente come tutte le volte che la Robur vince. S. mi ascoltava divertita, interrompendomi di tanto in tanto per correggermi qualche congiuntivo. Ad un certo punto se ne è uscita dicendomi: "Sei talmente asino che dimentichi l’h del verbo avere anche quando parli". Questa cosa, detta apparentemente per canzonarmi (e considerando che fra noi due quella che è andata più vicina alla laurea è lei, c’aveva pure ragione) ha scatenato in me una serie di emozioni positive, tipo come quelle provate dopo la staffilata di Roman Palosky, con la quale ci ha portato in vantaggio. "Certo uno che si chiama Paloschi ed è vestito di bianconero assomiglia tanto al pinguino di Madagascar", ha sentenziato ad un certo punto S., poco prima che il Siena raddoppiasse con Riccardi (nipote maschile plurale di quel Riccardo molto simpatico ma di poca compagnia, che passava tutte le serate al biliardo del bar del Giambellino, in una meravigliosa Italia oramai perduta per sempre). Io le ho risposto che quel pinguino in realtà si chiamerebbe Kowalski e che insieme a Rico, Soldato e Skipper formavano un bel branco di svitati. Poi ho pensato anche che Madagascar sarebbe stato un bel film da vedere assieme a S., magari al cinema, alla fine di un pigro lunedì di poggia (invecchiando oramai vado per cliché). Per un attimo ho anche ricordato i miei amici che a 16 anni franellavano tre ore affondati nelle poltroncine dell’Impero o del Fiamma e un piccolo senso di irrisolto mi ha attanagliato il ricordo. Certo, a 44 anni suonati passare due ore di film a pomiciare con S. sarebbe quantomeno anacronistico, ma anche chi se ne frega. Poi, se nel mondo ci sono coppie sposate da anni (o clandestine da un’ora) che aprono dei profili OnlyFans solo per rizzare 200 euro al mese facendosi vedere fare sesso da decine di sconosciuti, cosa vuoi che sia un bacio dentro ad una sala buia? Che poi a Sienina bella ora come ora è anche un casino trovare un cinema per franellare, visto che praticamente non ce n’è rimasto più uno decente. Ma che città sarà mai, quella senza cinema? Certo, potrei anche portarla a Poggibonsi o a Sinalunga, dove invece ci sono sale grandi e confortevoli, ma fare 50 km e buttare via venti euro di gasolio ora come ora mi romperebbe un po’ le scatole. Ma tanto data la mia positività al virus non posso uscire di casa ancora per un po’, quindi mi dovrò accontentare di qualche film scaricato illegalmente da internet, visto con popcorn gommosi e una sottomarca di coca cola senza zuccheri. 

Che poi io a S., mentre la partita finiva e l’arbitro decretava la fine di un incontro nel quale le strisce bianconere hanno scolorito quelle biancorosse (finalmente una partita tra due squadre vestite quasi normale) c’avrei anche provato a farle capire che l’idea del terzo millennio (più grandiosa delle zanzare succhia cellulite) sarebbe quella di produrre Coca Zero biodinamica, e anzi, mi sono anche meravigliato che nessuno c’avesse ancora pensato. Dandomi del coglione almeno tre volte, S. mi ha detto che le mie idee per migliorare il conto in banca fanno tutte schifo uguale (e non ce n’è una meglio e una peggio) e che invece vorrebbe tanto andare nei boschi a cercare tartufi. Con me. Ecco, quel "con me" buttato a casaccio sul tavolo come un tre di briscola all’ultima mano, mi ha riportato con la mente a quando ero ragazzo e bastava giusto il sorriso di una ragazza per cambiarti la giornata, la settimana o anche il mese. Dalla gioia ho anche pensato ad una canzone da chiedere ad Alexia, ma poi ho notato che S. non stava scherzando e ho dovuto rivedere i miei piani. "S. a parte che non possiamo uscire, ma poi per cercare i tartufi occorrerebbe avere almeno un cane! E poi a me il tartufo non è che faccia impazzire". Fintamente contrariata, la ragazza ha replicato: "A parte che non capisci nulla di cucina, quello del cane non sarebbe un gran problema". E ha poi terminato la frase spostando lo sguardo sul mio piccolo cane dal nome troppo lungo, che forse sentendosi chiamata in causa ha alzato un orecchio. "Seeeee", ho replicato io, "se i tartufi nascessero nel divano". S. ha fatto finta di mettere il broncio e io un po’ egoisticamente ho pensato: "Arrabbiati pure, tanto la partita è finita". Le ho anche detto che nel 2022 c’è più gente in giro per i boschi a cercare tartufi (e funghi) che il sabato sera per il corso e lei ha sorriso. Poi, frugando nella borsa di pelle nera che aveva lasciato ai piedi del divano (accanto a quello una volta era il mio posto), ha estratto un brik di vino rosso del discount e provocandomi mi ha chiesto: "Prendi due bicchieri, offro io". Io ho provato a replicare, sostenendo che con quel coso rosso non c’avrei nemmeno preparato il veleno per i topi, ma lei mi ha fatto gentilmente notare che non mi occupo di disinfestazioni e alla fine ho dovuto arrendermi. Se ad un primo assaggio il vino sembrava abbastanza cattivo, al secondo bicchiere abbiamo convenuto che facesse totalmente schifo. Al contrario delle palmine di pasta sfoglia ricoperte di cioccolata (che ad una prima vista sembrava plastica fusa), che sono finite in un battibaleno. 

Che bello il sabato sera, quando la Robur vince e S. è tutta mia. Poi la ragazza se n’è uscita con una domanda strana, che mi ha fatto riflettere. Addentando l’ultimo dolcetto, mi ha chiesto: "Ma ti piace veramente la tua vita?". Io ho pensato che se lei ne facesse parte in maniera stabile sarebbe sicuramente più bella, ma tutto sommato mi devo accontentare, vivendo le poche certezze di questo presente e dimenticandomi dei sogni di un futuro incerto. Serafico poi le ho risposto: "Mi accontento. Anche perché è l’unica vita che potrei vivere". "Questa è una cazzata!", ha replicato secco lei, "e lo sai bene anche te. Accontentarsi non è mai una buona cosa". Io l’ho guardata pronto per replicare, ma poi ho alzato le spalle come a volerle far capire che non potevo farci niente. Questa vita ho e questa mi tengo. Ma questo ho evitato di dirlo ad alta voce, incerto e un po’ intimorito dall’eventuale risposta di S. E poi la Robur aveva vinto in quell’aia gigantesca che è lo stadio di Pesaro (sembra il Circo Massimo) e nemmeno questo vino schifoso o i mille fantasmi che popolano la mia testa riusciranno, almeno per stasera, a rovinarmi questa sana euforia. Guardandola di nascosto ho pensato che se l’avessi incontrata a 15 anni, forse sarei cresciuto in maniera diversa e adesso magari sarei persino un uomo migliore. Mi sono anche chiesto dove fosse in quegli anni in cui avevo tanto bisogno di lei, ma lei non c’era. Allora ho ripensato alla canzone di poc’anzi e una fitta di dolore mi ha preso il fianco sinistro, come quando fai una corsa a perdifiato per non perdere il tram ma non sei allenato. Non so come sarebbe stata la mia vita se avessi incontrato S. qualche anno prima, ma so come potrebbe essere da domani se solo lei provasse per me quello che io provo per lei. Poi ho chiesto: "Alexia riproduci "Mi Manca" di Bugo e Ermal Meta" (Alexia volume 6). S. euforica e raggiante come una domenica mattina di sole, ha esclamato: "Noooo, la conosci?". E io mi sono sentito importante, come tutte le volte in cui riesco a emozionarla.

 

Vis Pesaro - Siena 0 a 2: andiamo, vinciamo e torniamo. Semplice, veloce e indolore. Tre punti in più e -18 alla salvezza. Non abbiamo fatto ancora niente eppure sembra sia passata una vita dal grigio squallore di qualche mese fa. Vi chiediamo soltanto di renderci orgogliosi, ma voi fate molto di più. Rendendoci pazzi di felicità! Forza Roburrone, avanza fiera tutte le volte che puoi!

 

Segue

 

Siena calcio il nome, lotta con onore!



Mirko

8 commenti:

  1. Risposte
    1. 6 lettere verticale? Asceti

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    2. porta il cielo sulle spalle! 7 lettere orizzontale

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    3. Atlante, che di secondo nome fa Geografico (come il Chianti) e di cognome De Agostini

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  2. Con Belloni vi si rompe i coglioni
    Con Collodel gio'ateci voi a padel

    Boccone

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  3. E mi manca aspettare l'estate
    Comprare le caramelle colorate...
    Franella :)

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