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domenica 27 novembre 2022

Caro Quixote ti scrivo...

Riceviamo e pubblichiamo.


Quixote è tosto, ha scritto un commento quasi perfetto, pacato ma acuminato, suadente e comprensivo, ma risolutore. Marco Sbarra è un bravo ragazzo, ma discutere con lui è impossibile, perché pretende di avere sempre ragione per il solo fatto di appellarsi a Dio.
La sua sentenza non ammette dubbi: Marco è una persona in buona fede, ma è un talebano con una fede in Dio che non ammette il contraddittorio, che impedisce ogni forma di dialogo. Per cui nelle sue discussioni cala sempre l'asso: Deus vult, Dio lo vuole e chi non ci crede è un dannato. In fondo è una specie di soldato che segue pedissequamente il volere del suo Dio (ci sarà, non ci sarà, chissà) e che condanna agli inferi chiunque osi contraddirlo.
Lui ha la Verità in tasca e vorrebbe convertire tutti e se non vi riesce si arrocca nei suoi principi apodittici e buonasera ai suonatori.
In effetti Quixote ha articolato da par suo un'accusa con i fiocchi, convincente e precisa e d'altronde Marco se le va a cercare, visto che vorrebbe tornare alla detestabile teocrazia.
No Quixote, Marco non è quello da te descritto.
La sua Fede ha tre grandi motori, che le permettono di volare lungo i corsi storici di duemila anni fa: Gesù Cristo, Figlio di Dio, la Sua Chiesa ed un altro elemento essenziale, la Ragione. Quello che ha permesso alla Chiesa di convertire tante persone e di lasciare un'impronta indelebile in tante parti del Mondo è la Ragione. Perché ciò che è stato proclamato da Gesù è stato attentamente vagliato da grandi uomini di fede e d'intelletto, in modo da rendere certa la Verità annunciata. Un esempio è Tommaso d'Aquino, massimo teologo e filosofo della Chiesa cattolica, soprannominato “Doctor Angelicus” dai suoi contemporanei per la sua intelligenza e conoscenza infinite, unite ad una vita esemplare di santità. Il padre domenicano spiega così il suo pensiero: “Sebbene la verità della fede cristiana superi la capacità della ragione, tuttavia i principi naturali della ragione non possono essere in contrasto con codesta verità”. Nel suo grandioso sistema filosofico/ teologico riesce a far convivere fede e ragione, arrivando perfino ad esplicitare cinque vie per dimostrare l'esistenza di Dio. 
Tommaso ha nobilitato la ragione umana, ancorandola alla fede e viceversa.
Ma la razionalità del mio credo è dimostrata pure da molte prove storiche e archeologiche, come ad esempio quella evidenziata dallo storico romano Tacito, che negli Annali attesta che i cristiani derivavano il loro nome “... da Cristo, condannato al supplizio sotto l'imperatore Tiberio, dal procuratore Ponzio Pilato”. Ancora più interessanti sono le notizie riguardanti la divinità del Cristo. Ad esempio il governatore della Bitinia Plinio il Giovane che in una lettera inviata all'imperatore Traiano parla così dei cristiani, che "... erano abituati a radunarsi prima del levare del sole per cantare un carme a Cristo, come a un Dio". Ma c'è un'altra prova interessante, un graffito trovato nel Palatinoo a Roma, raffigurante la caricatura di un uomo crocifisso con la testa d'asino (così erano raffigurati i cristiani a Roma), con ai suoi piedi un altro uomo in atto di adorazione, con una scritta che dice: "Alessameno adora il suo Dio". 
Ecco perché, caro Quixote, io credo nel Dio cristiano, perché la mia Fede non si risolve in un mero fideismo o in un fugace atto sentimentale del cuore. I principi ai quali mi ispiro sono concreti, verificabili intellettualmente. Ed è la razionalità a dimostrare che di Verità ne esiste solo una, perché la logica prova che due Verità diverse tra loro si contraddicono, per cui solo una è vera. In tal caso bisogna indagare quale delle due prevalga, analizzando le prove offerte.
Ma tutto ciò non comporta che chi la pensa diversamente non debba essere rispettato. Non ricordo episodi che mi abbiano visto condannare od offendere un mio interlocutore, ma se ciò fosse accaduto, porgo le mie scuse. Non vorrei però che fosse il mio modo di rapportarmi, il manifestare senza infingimenti le mie certezze a irritare i miei interlocutori e che il mio atteggiamento potesse essere interpretato come un atto di superbia intellettuale o di intolleranza.
Non è così, non è da me pretendere la conversione di chi non crede, a me interessa cercare di essere coerente con la mia Fede e nessuno si deve sentire offeso per la mia caparbietà. D'altronde io non ho mai chiesto a nessuno di convertirsi ai miei principi.
Chiudo Quixote, ringraziandoti per i tuoi interventi, sempre pertinenti e motivati, che mi permettono di poter manifestare il mio pensiero e mi scuso per averti risposto in un modo inconsueto. Ti faccio i miei migliori auguri per la tua ricerca della Verità e ti saluto cordialmente.

Marco Sbarra

9 commenti:

  1. PARTE PRIMA

    Caro Marco

    non posso far altro che ringraziarti per aver deciso di ritenere che io avessi addirittura la dignità di una risposta “ufficiale”… mi sento un pò in imbarazzo e al centro dell’attenzione.
    Ma, d’altra parte, come si dice: “Chi semina raccoglie”.
    Dunque, anche per cortesia nei tuoi confronti, mi armo di falce fienaia e “raccolgo” ma, nel farlo, distinguerò la pula dal grano.
    Immagino tu non ti aspetti niente di diverso da me… giusto?

    Innanzitutto desidero stabilire una cosa, una verità, dato che mi riconosci non essere un ipocrita o uno che mena il can per l’aia;
    a parte i nostri primissimi confronti, dove volarono anche parole e sentenze pese da entrambi i lati, io, superata quella fase, ho cercato sempre di COMPRENDERTI, di capire le tue ragioni, di calzare le tue scarpe e, a quel punto, di risponderti con il cuore in mano.
    Ho abbassato l’indice accusatorio che ti poneva nelle vesti di una sorta di Torquemada ed ho invece innalzato il cuore al fine di riuscire a trovare una via di comunicazione che fosse utile e costruttiva per entrambi.
    Perchè?
    Perché io, conoscendo bene la violenza, quando posso la rifuggo.
    La violenza è sempre l’ultima ratio e prima si deve fare di tutto per evitarla, anche quella verbale.
    Dunque, ho rinfoderato la spada, ho preso un ramo di ulivo e mi sono girato verso di te.
    Ho scelto la RAGIONEVOLEZZA.

    Detto questo, non posso fare a meno di notare che tu mi attribuisci parole, intenzioni o pensieri che io non ho mai né espresso né mai avuto.
    Parrebbe quasi che io, nel tentare di capirti, ti abbia descritto come una macchietta con il cilicio da un lato e la spada infuocata dall’altro e, invece, non è così.

    Io ho stabilito che il presupposto attraverso il quale ti si può interpretare è che tu sia dotato di VERA FEDE.
    Per me FEDE CIECA, dal mio punto di vista laico, per te VERA FEDE.
    C’è una critica nel concetto di FEDE CIECA? Dal mio punto di vista laico SI ma, dal punto di vista di un uomo che ritiene di avere la VERA FEDE, il mio leggerla CIECA, ha un peso? Ha un senso?
    Io credo che non dovrebbe minimamente tangerti.
    Purtroppo invece TI TANGE e perché? Perché il tuo più intimo pensiero è e sarà sempre:
    “Come può Quixote NON CAPIRE? Come può non vedere quella UNICA VERITA’ che invece a me è tanto evidente?”

    E’ importante questo passaggio mentale perché parte dal presupposto assoluto (ma non puoi fare altrimenti) che io NON CAPISCA una cosa che a TE è EVIDENTE e che TUTTI dovrebbero capire. Tu sei inevitabilmente convinto di essere nel giusto e gli altri nel torto (l’assenza di FEDE verso il TUO DIO è la prova del loro indiscutibile torto).

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  2. PARTE SECONDA

    Dunque, alla fine, puoi metterla come vuoi ma ti vedi su uno scranno divino, pregno della tua FEDE, in attesa che chi non ha ancora capito, ci arrivi… o prima o poi. E d’altra parte la tua è pure un’opera di bene, un’opera salvifica perché, amando l’altro, dal tuo punto di vista, ti preoccupi del suo destino nell’aldilà e fai di tutto per evitargli le porte dell’Inferno. TU SOFFRI per chi non ha FEDE e ne soffri sinceramente.
    Marco, io ti leggo SINCERO.

    Io non ti descrivo come un bravo ragazzo un pò ottuso, io parto da ciò in cui credi tu:

    CREDO IN DIO (quello del Vecchio e Nuovo Testamento)
    DIO HA RAGIONE
    Chi non segue la PAROLA DI DIO ha TORTO.
    Ciò che dice DIO è indiscutibile.
    Il MIO DIO è la VERITA’ ASSOLUTA e dunque l’UNICA.
    Chi segue ALTRI DEI non possono essere nella VERITA’ in quanto essa è UNICA ed è quella del MIO DIO.

    Spiegami in cosa mi sono sbagliato ed io ci rifletterò su.

    Intanto ti invito a camminare nelle scarpe di un INDUISTA e provare a vedere se anche lui non abbia documentazione che ritenga indiscutibilmente provata per spiegarci che la sua è la VERITA’ ASSOLUTA.

    E, per me, che non so se esista JEOVA o SHIVA, il punto è tutto qui.
    Se decidessi di avere fede… a chi dei due dovrei credere?

    E chiudo con:
    Marco, io ho profondo rispetto per la FEDE che hai e non intenderò mai deriderti.
    Al contempo ho profondo rispetto per le mie domande, ipotesi e convinzioni che, in alcuni casi (quelli fideistici soprattutto) non coincidono con le tue.

    Con affetto

    Quixote

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    1. Mi chiedo se sia casuale la tua scelta di citare Qohelet…
      Non ne sapevo nulla ed ho dunque voluto approfondire.

      « Qohelet è un intellettuale che pensa “laicamente” in maniera singolarmente moderna e in polemica, ora tacita ora esplicita, contro il ben pensare religioso. Il suo solo punto d’appoggio religioso è la certezza che Dio c’è e che agisce: ma agisce in modo incomprensibile... È di grande importanza che Qohelet sia stato incluso nel canone biblico: ciò significa che una religiosità cosi laica, conflittuale, critica, negatrice di tutta la tradizione, è legittimata addirittura come “parola di Dio”. Non dobbiamo vedere in questo qualcosa di contraddittorio, quanto piuttosto un’implicita ammonizione a coloro che si adagiano soddisfatti nel pensare religioso e che considerano il pensare laico un affronto fatto a Dio »
      (https://ora-et-labora.net/bibbia/ravasi.html)

      Interessante, davvero molto interessante.
      E, di nuovo mi chiedo: un caso l’aver scelto lui tra tanti?
      Se è un caso… è un caso “formidabile” che, forse inconsapevolmente (ma ne dubito), mi hai offerto.

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    2. E' successa una cosa strana, non so se dovuta al caso o alla Provvidenza.
      Pur non avendo letto il libro, mi ricordavo il passo che ho citato, anche se non interamente. E' lo stesso libro che riporta la celebre sequenza "vanità delle vanità, tutto è vanità".
      E qui viene il bello, perché il mio commento non era dedicato a te, ma al gazzilloro qua sotto, che con impareggiabile finezza ci invitava a dedicarci a passatempi più goderecci. Il significato della citazione della sequenza biblica era che nella vita c'è il tempo per fare tutte le cose, per divertirsi e per meditare, per parlale e per tacere (quando è il caso).
      E invece grazie ad un classico qui pro quo Quixote viene a conoscenza di un personaggio atipico della Bibbia, che a parte la sua credenza in Dio che Tu non hai, si avvicina per certi aspetti alla tua visione della vita. Invece a me tocca indossare le vesti dei credenti che ",,, si adagiano soddisfatti nel pensare religioso e che considerano il pensare laico un affronto fatto a Dio », con le parole del cardinale Ravasi.
      Che autogol clamoroso!

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  3. A me mi sembrate du matti. Un po di fica ogni tanto risolverebbe. Ps. Avanti Robur!

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    1. AHAHAHAHAHAHAH!
      Visto che, senza conoscermi (parlo per me) parli di fica e di quanta ne frequenti... allora, senza conoscerti, mi permetto pure io di dirti che non credo tu abbia avuto tra le mani né la quantità né la qualità di fica che ho avuto io nella mia vita. E chi mi conosce lo sa bene.
      A 62 anni ci si può permettere di dare più spazio all'intelletto ed alla filosofia.
      Matto è chi NON PENSA e infatti se ne vedono i risultati in questa società ottusa, codarda, allineata e che crede di ridere e vivere quando invece è solo stolta.
      Se non stai attento la fica te la tolgono... OKKIO.

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    2. "Per tutto c'è un momento, un tempo per ogni cosa sotto il cielo. C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per uccidere e un tempo per curare. C'è un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per tacere e un tempo per parlare. C'è un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo di guerra e un tempo di pace" (dal libro del Qohelet).
      CHI HA ORECCHIE PER INTENDERE, INTENDA.

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  4. PER QUIXOTE

    Ti saluto Quixote e per prima cosa desidero spiegare perché ho deciso si sbatterti in prima pagina. Chiunque può rendersi conto come, di solito, i nostri commenti assomiglino a delle tesi di laurea, tenuto conto della loro lunghezza. In compenso però devo dire che il nostro discorrere mi sembra interessante ed originale. Allora, stavo procedendo nel replicare ad uno dei tuoi ultimi commenti quando mi sono accorto che il mio oltrepassava di gran lunga la misura solita. Per prima cosa mi son detto: guarda quel Quixote quanto mi fa sudare con tutti i suoi interventi ricolmi di argomentazioni mai banali.. Poi subitaneamente mi viene un'idea: perché non inviare una lettera aperta a Quixote per esporlo "alla gogna pubblica"? Il tema trattato, il rapporto fra fede e ragione, era davvero grandioso (almeno per me).
    Chiamo l'editore del blog per sottoporgli la stranezza di pubblicare uno scritto di domenica. che di solito è un giorno in bianco ricevendo la massima disponibilità.
    La lettera aveva l'intento di rispondere alle tante accuse che ricevo, per spiegare che:
    1) Non desidero convertire, ma dare conto dei miei convincimenti.
    2) Rispetto le altre opinioni, senza però che ciò mi impedisca di confermare le mie.
    3) Il fatto che il mio argomentare menzioni spesso le sue fonti divine, non è in contrasto con la ragione, che, come ho dimostrato nella lettera, fa da puntello alla fede, per cui senza razionalità la seconda sarebbe un'anitra zoppa.
    4) Io non scomunico né mando all'inferno nessuno, quello non è compito mio.

    Vengo ora al tuo commento. In un certo senso la mia Fede è cieca perché si basa sulla volontà di un Dio pieno di amore e misericordia, per cui a quell'Essere supremo non si può non abbandonarsi totalmente, anche ciecamente. Sennò che fede sarebbe? Ma la mia Fede si basa necessariamente sulla Ragione, perché io non posso andare da un non credente proponendogli un Dio lontanissimo e misterioso. In quel caso come potrei parlare con qualcuno della fondatezza della mia religione proponendogli un Dio lontano e oscuro, quali prove potrei avanzare per stabilire la fondatezza della mia Fede? Ecco allora che viene in soccorso la razionalità umana. Il Dio cristiano è razionale e concreto, perché non ha voluto rimanere lontano dagli uomini, ma si è avvicinato a loro tanto da prendere la loro carne, vivendo per 33 anni in mezzo a loro nella Palestina per poi morire in croce. Lo so Quixote, non è facile credere ad una realtà così strabiliante. Però, come ti ho scritto nella lettera, quei fatti sono accaduti e la mente può verificarli. La divinità di Gesù Cristo è testimoniata dai suoi miracoli, alla sua divina, da una autorevolezza sconosciuta all'uomo, dalle sue parole di vita eterna, che il nostro Dna umano non contempla. Queste caratteristiche divine mettono la mente di ciascuno di noi in un grande imbarazzo, perché la nostra razionalità è limitata e non può comprendere la sensazionalità dell'evento. Però i dati storici e documentali la nostra mente li può scandagliare e nel caso li reputassi veri veri, dovrebbe interrogarsi e cominciare a darsi qualche risposta sull'esistenza di un mondo diverso, non empirico.
    (Prima parte)








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  5. PER QUIXOTE

    Se un Dio esiste, come io credo, è Lui che mi deve illuminare con la Verità, essendo per definizione onnisciente ed onnipotente. La Fede in Lui non può essere imposta, nessuno può essere obbligato a seguirla, perché l'Altissimo vuole che sia la volontà libera dell'uomo a fare il passo decisivo, a dire sì insieme alla Grazia divina, dono indispensabile per raggiungere la meta finale. Caro Quixote Tu non hai ancora ricevuto quel regalo, ma sei sulla buona strada per entrarne in possesso. Quanti interrogativi metti nei tuoi commenti? Io credo che continuare ad interrogarsi, a ricercare anche inconsciamente una Verità che appaghi la tua sete di conoscenza sia il modo più saggio per avvicinarsi alla sua Fonte.
    La mente umana, elaborando quei dati concreti, reali e valutandone la valenza, può sviluppare il discernimento che è l'anticamera di quel buio luminoso che è la Fede.
    Caro Quixote, di più non riesco a spiegarmi e termino perché sennò mi tocca rimandarti una lettera aperta. .
    Ti saluto.

    (FINE)
    (

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