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giovedì 3 settembre 2026

L’Islanda ci va nel culo

E niente, qualcuno in Europa ancora ragiona. Interveniamo.

Qualche giorno fa gli elettori islandesi, con il 52,8% di voti contrari, hanno bocciato la riapertura dei negoziati di adesione all’Unione Europea, costringendo la premier socialdemocratica Kristrún Frostadóttir ad accantonare definitivamente il dossier. L’Islanda partecipa già al mercato unico tramite lo Spazio Economico Europeo dal 1994 ed è integrata nell'area Schengen. L’Unione assorbe il 66,5% del suo export, ma i cittadini hanno rifiutato la cessione di sovranità che Bruxelles pretende in cambio di un seggio al tavolo.
A guidare il no è stata soprattutto la consapevolezza del proprio valore economico. I prodotti marini rappresentano il 38,9% dell'export di beni e il controllo esclusivo sulle 200 miglia nautiche, conquistato con le Guerre del Merluzzo, costituisce un patrimonio non negoziabile. La corona islandese, pur costretta a tassi all’8% per arginare un'inflazione al 5,3%garantisce un'autonomia di manovra che la rigidità monetaria di Francoforte finirebbe per soffocare.
L'isola continuerà ad accedere ai mercati europei e integrerà persino i pagamenti istantanei TIPS nel 2028, dimostrando che la cooperazione economica non richiede l'omologazione a un apparato burocratico. Gli islandesi hanno semplicemente deciso di non consegnare ad altri le chiavi di casa propria. A dimostrazione che proprio scemi del tutto non sono diventati.
È bellissimo leggere gli scleri degli euroinomani in merito a questo accadimento. La teoria mediatica che sta passando dipinge gli islandesi come grandi scrocconi, che vogliono prendersi i tanti vantaggi dell'UE senza voler pagare. Quindi, il non volere perdere autonomia su pesca, agricoltura e politica monetaria secondo gli eurocretini è un segno non di indipendenza politica ma di scrocconeria, nell’ottica di una visione servile dei rapporti con la UE. Gli islandesi poi sarebbero ingordi, avendo un reddito medio di circa 6.000 euro e tenendoselo tutto per sé, invece di regalarlo ai pezzi di merda a capo della UE. Ed ovviamente nel voto è stato determinante l’influenza di potenze straniere, che hanno probabilmente alterato il risultato: ha stato Putin. Insomma, ok votare, ma questi voti contrari alla ideologia totalitarista che avvolge il nostro confine non vanno bene.
Dal nostro punto di vista, invitiamo la UE ad invalidare questo referendum (temperature troppo alte, bottiglie di plastica senza tappo attaccato… qualche scusa si trova) e farne un altro ed un altro ed un altro, fino a che non possa trionfare il sì. Solo in quel momento la democrazia europea trionferà, per il bene di tutti.

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