Come di consueto dopo ogni Paglio che si rispetti, immettiamo qualche commentino sulle dinamiche dello stesso, come su questo blog siamo abituati a fare.
Partiamo subito con un aspetto: ci fanno ridere tutti quelli che si scandalizzano o fingono di scandalizzarsi per ciò che abbiamo visto, stiamo vedendo e probabilmente vedremo ancora. È uno schifo? Boh, può darsi. Ma non pensiamo che sia una cosa nuova o che si sia di fronte ad una rivoluzione (in senso negativo) del giochino.
Giovanni (Giovaaaaaanniiiiii) è semplicemente un rapace, lucido e spietato, che ha occupato un posto restato vacante dopo la dipartita del Mari, con la compiacenza di tante contrade. E quel posto lo ha prima definito, poi consolidato e quindi espanso. Finendo per dettare lui gran parte delle leggi che altri - dirigenti di contrada inclusi - hanno dovuto accettare; condividendole. Insomma, non è che le contrade strategicamente siano inesistenti. Ci sono, ben sapendo che in un sistema, i vantaggi sono potenzialmente più degli svantaggi. Che sia vero oppure no, poco importa, fondamentale è la percezione. Ovviamente, chi siede a capo delle contrade che via via restano a tenere balla al freddo fantino, vanno incontro a delle figure di merda epocali, anche se questa cosa non si può dire. Noi la diciamo, dato che è la pura e semplice verità (basta sentire qualche intervista post corsa per rendersene conto). Però anche questo è Paglio, soprattutto nella accezione moderna del sistema.
E quando diciamo moderna, non ci riferiamo solo al Tittia. No, prima di lui il Bruschelli, prima ancora Aceto. Ed è normale che un sistema si alimenti limando gli errori, soprattutto nelle mani di un vero stratega. Ecco quindi l’assenza di concorrenti sul tufo (una pletora imbarazzante di pseudo fantini più un tot di servetti a disposizione) ed ora soprattutto una gestione anche fuori dai canapi, fino a dentro quel verrocchino che ai fini della vittoria può essere determinante.
“È sempre stato così”, si sente dire. Ed è vero. Ma ogni anno che passa ci pare che vada un po’ peggio. Probabilmente perché peggioriamo noi, vecchi rancorosi che abbiamo vissuto un Paglio diverso, meno smaccato nelle proprie derive. Ma ci pare che sia un po’ il mondo che è girato così.
Cosa ci resta da salvare? Ad esempio quelle due macro bestemmie che si sono sentite nel surreale silenzio che oramai fa da accompagnamento a tanti attimi della mossa. Due blasfemie che ci hanno riportato appunto a quel Paglio meno di plastica che pensiamo di avere vissuto, quando a cavallo c’erano dieci assassini e non una brancata di gente con la faccia da saponetta (cit.). Siamo vecchi e nostalgici. Ci garbano più le bestemmie del sistema Tittia, perché le bestemmie ci sanno di vita. Aiutateci se potete.

Analisi condivisibile e il Mossiere non mi piace.
RispondiEliminaIl Tittia la chiama come altri, vedi Trecciolino, hanno fatto in passato.
Il problema è che se la rincorsa non è entrata il canape lo butti giù per salvaguardare i cavalli ed i fantini ma poi la annulli.
Ciò premesso il vero problema è la qualità di chi monta a cavallo.
Che poi è anche dovuto al sistema che ha fruttato al Tittia (o devo chiamarlo Giovannnni?) 7 palio degli ultimi 11 disputati.
Per mia curiosità sono andato a vedere quanti fantini, tra i dieci partecipanti, avevano vinto il Palio.
Nel 1976 erano 7 o 8; idem
nel 1986 per poi, verificando ogni 10 anni, arrivare ai giorni nostri.
Sempre almeno 5 o 6 fantini tra i 10 che correvano erano già stati vittoriosi.
All'ultimo Palio ce n'erano 4 ed a vincere forse tiravano in 2.
Schubert - Ave Maria in tedesco duro!
RispondiEliminahttps://www.youtube.com/watch?v=2H5rusicEnc