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martedì 12 maggio 2026

Non era diffamazione. Era vero

Ovvia, ci risiamo. Effettivamente ne sentivamo la mancanza eh. Ma, come tutti i topi di fogna scappan fuori quando piove, così Bassetti, odorando fior di quattrino, si ripresenta con l’epifania dell’Antani virusse. Facendo, come sempre, una colossale figura di merda. Che godiamo nel raccontarvi.


Ordunque, il venditore di sieri aveva querelato per diffamazione le associazioni Assourt e Codacons che durante la pandemia avevano chiesto a Rai e Mediaset e ordini dei medici di non far parlare medici sovvenzionati da case farmaceutiche. Come tutti gli uomini che si credono potenti, il venditore aveva tentato di tacitare un diritto che uomini normali incredibilmente ancora hanno, ovvero quello di denunciare le ingiustizie. Ebbene, la giudice per le indagini preliminari Martina Tosetti ha chiuso il procedimento, dato che per il tribunale non ci fu diffamazione.
Secondo la giudice infatti, nel caso in esame sussistono “indubbiamente i parametri per il legittimo esercizio del diritto di critica”, cioè verità, pertinenza e continenza. La materia, osserva il provvedimento, era di evidente interesse pubblico, anche perché durante la pandemia la presenza televisiva di esperti sanitari aveva un forte impatto sull’opinione dei cittadini. In questo contesto, la richiesta avanzata da Codacons e Assourt viene letta come una presa di posizione critica, non come un attacco personale diffamatorio.
Nel provvedimento viene anche affrontato il tema dei rapporti economici con le industrie farmaceutiche. La giudice, richiamando alcuni articoli allegati al fascicolo, scrive che non vi sarebbe “nessun dubbio” sul fatto che Matteo Bassetti avesse ricevuto finanziamenti da aziende del settore.
Ordunque, questo blog si è da sempre domandato se, considerati i valori della neo Scienza (soldi, soldi e ancora soldi), non ci fosse stato un problemino, in epoca coviddi, nell’andare a consegnare il dibattito pubblico agli esperti televisivi permanenti. Sempre e soltanto gli stessi, che non “spiegavano” soltanto ciò che stava succedendo, ma stabilivano quali dubbi fossero ammessi, quali domande andassero tollerate e chi dovesse essere marchiato come irresponsabile (tutti i non adepti della nuova religione, la neo Scienza).
E di default a volte partiva una domanda: chi parlava al pubblico aveva rapporti dichiarati economici, consulenze, finanziamenti o legami professionali con aziende farmaceutiche?
A noi sembrava corretto sapere se un medico che diventava presenza fissa nei talk show e orientava milioni di persone, avesse possibili conflitti d’interesse, in nome della trasparenza scientifica. Apriti cielo! Durante la pandemenza, chi sollevava dubbi (come questo blog) era trattato come disturbatore, incompetente, nemico della scienza. Quando in realtà si trattava di richiesta di controllo democratico. L’esperto parlava, il conduttore annuiva, il pubblico ascoltava, chi contestava finiva all’angolo. In culo dati, verifiche, dubbi, confronto e dichiarazione degli interessi. E milioni di mentecatti a ripetere i mantra televisivi.
Il signore in foto, oltretutto, è sempre stato uno di quelli che, dopo avere ridotto la sanità a tangenti e spettacolo, ha reagito con grande fastidio quando qualcuno ha chiesto di guardare dietro i suoi interessi aziendali. Da sacerdote contemporaneo, l’uomo scimmia non solo non ha mai chiarito bene il suo rapporto con chi produce ciò che egli contribuisce a tele vendere, ma ha anche reagito stizzito, denunciando chi ha osato chiedere. Fino alla figura di fango che si merita. Tutta.

“Nessun dubbio che la persona offesa avesse ricevuto finanziamenti da parte di industrie farmaceutiche”
(GIP Martina Tosetti)

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