Un leader “autoritario, instabile, incline a crisi isteriche”. Bugiardo. Drogato. Emotivamente incontrollabile. E ci fermiamo qui. Questo è Zelensky.
Non secondo Wiatutti. Anzi… anche secondo Wiatutti (e ne avremmo ancora da dire…), ma ora insieme a Yulia Mendel. E chi è costei, una pasionaria putiniana? Non proprio, essendo stata dal 2019 al 2021 la portavoce ufficiale del presidente ucraino, oltre che una fidatissima collaboratrice. Nei cento minuti di intervista rilasciata a Tucker Carlson (un filino diverso da Chicco e Myrta), il ritratto che emerge del suo ex capo è devastante: “La situazione non è più bianco o nero, è oscurità pura”.
Per Mendel, Zelensky è un camaleontico attore: un “orsacchiotto” empatico davanti alle telecamere, un “grizzly” spietato nel privato che sbrana le persone convinto che ogni collaboratore sia un oggetto usa e getta. E poi non un grande amante delle regole democratiche, nonostante l’immensa fatica dei media servi occidentali per farlo passare come tale, dato che la Mendel gli attribuisce frasi shock come: “L’Ucraina non è pronta per la democrazia” e definisce il suo stile di governo una “dittatura dell’ordine”.
Il racconto scivola poi nel fango della corruzione. L’ex portavoce parla di un sistema dominato dall’avidità, fatto di tangenti e schemi di riciclaggio di denaro direttamente richiesti ai vari ministri. Mendel punta il dito contro la cerchia ristretta di Zelensky, in particolare Andriy Yermak, l’ex capo dello staff ora sanzionato dalla legge per - appunto - riciclaggio. Il tutto mentre i cittadini faticano a sopravvivere per le privazioni della guerra.
In riferimento alla gestione del dissenso, Zelensky evidentemente ha ben imparato le regole del nostro mondo. Mendel evoca infatti lo spettro di una propaganda “stile Goebbels”, necessaria, dice, per mascherare il calo di popolarità, descrivendo una stampa imbavagliata e oppositori spediti al fronte come punizione per avere osato contrastare questa narrazione.
Che Zelensky sia (anche) un povero tossicodipendente lo si è potuto appurare in questi anni; e qualche voce la abbiamo sentita, bollata dagli informati come propaganda russa. La Mendel definisce il suo presunto uso di cocaina un “segreto di Pulcinella”; anche se dice di non aver mai visto con i suoi occhi il consumo di droga, racconta di improvvise sparizioni e ritorni carichi di energia prima dei discorsi ufficiali.
Ma il punto politicamente più pesante riguarda la questione della pace. Secondo Mendel, Zelensky “prospera sulla guerra“. Il conflitto sarebbe il suo scudo, il garante del potere di un presidente ormai fuori mandato, con un’Ucraina sull’orlo dell’estinzione demografica, con la popolazione quasi dimezzata e centinaia di migliaia di morti al fronte.
Mendel sostiene che un accordo a Istanbul nel 2022 fosse possibile, ma che Zelensky abbia scelto di proseguire la lotta sotto l’influenza occidentale, dopo l’ormai noto intervento di Boris Johnson. Parla anche di un presunto dialogo privato con Putin in cui Zelensky avrebbe promesso che l’Ucraina non sarebbe entrata nella NATO.
Mendel conclude ammettendo che, dopo queste parole, non potrà più tornare nel suo Paese in sicurezza. Personalmente, visto gli assassini con cui ha avuto a che fare, fossi in lei non sarei tanto sicuro nemmeno fuori dall’Ucraina…
Ps. Questo drogato è colui il quale noi stiamo sostenendo in modo acefalo da ormai quattro anni, buttando nella sua gigantesca lavatrice miliardi e miliardi di euro, che sono nostri soldi che i nostri politici ci tolgono dalle tasche. E siccome ora si inizia a capire che la corruzione è il metodo di governo di questi nazisti, possiamo iniziare a pensare che un tot di questi soldi restino a disposizione degli stessi politici e dei servi giornalai che stanno sostenendo questa mattanza a oltranza? O siamo ancora troppo complottisti?

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