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lunedì 18 maggio 2026

Il nuovo Piano pandemico come strumento di dominio dello Stato sull’essere umano

Ovvia, finalmente abbiamo il nuovo Piano pandemico. Ora possono arrivare quante pandemie volete, siamo finalmente preparati.


Presentato il 30 aprile, il Piano pandemico prevede oltre 1,1 miliardi di euro destinati a prevenzione, laboratori e scorte strategiche: ottimo, probabilmente sono quelli avanzati dai soldi inviati a Ucraina e Israele. Quale è la filosofia del documento? Mah, in pratica ratificare ed ordinare amministrativamente tutto ciò che non ha funzionato sotto il coviddi. Basta DPCM, conferenze stampa notturne, divieti improvvisi, decretazione convulsa, che poi taluni (questo blog) prendono per il culo. Largo adesso alla forma come si deve: leggi, decreti-legge, piani pluriennali, protocolli, livelli di allerta, coordinamenti tecnici, scorte, procedure e misure modulabili. Insomma, burocraticamente diventeremo inattaccabili. Basta improvvisazione, si passa alla programmazione.

Resta identica anche l’ideologia: quando arriva l’emergenza, lo Stato non rafforza anzitutto la cura, bensì prepara la restrizione; non si parte dalla libertà del cittadino, bensì dalla sua potenziale pericolosità biologica; non si considera la persona come soggetto responsabile, ma come corpo da sorvegliare, orientare, isolare, mascherare, vaccinare. Ci attende pertanto dapprima una compressione generalizzata delle libertà, poi l’emanazione di un altro grinpas, con vaccino ad hoc (meglio MRna) come strumento indiretto di permesso di lavoro, movimento e cittadinanza sociale.

Anche in questo caso, Meloni resta identica a Conte e Draghi, migliorando però il vestito di una deriva liberticida. La libertà, infatti, continua a essere pensata come variabile subordinata alla sicurezza sanitaria; il Parlamento rischia di diventare luogo di ratifica; la tecnica continua a occupare lo spazio della decisione politica. Le vere soluzioni sarebbero altre, come la logica e l’esperienza appena passata imporrebbero: medicina territoriale, cure domiciliari tempestive, ospedali rafforzati, personale stabile, tutela mirata dei fragili, dati trasparenti, farmacovigilanza indipendente, libertà terapeutica e responsabilità personale. Ma tutte queste misure hanno come fulcro la persona, l’essere umano, donne e uomini in quanto essere liberi e razionali. Invece è ormai prevalso il concetto del corpo collettivo, della persona come entità di una unità sanitaria da amministrare. E quando il potere politico dimentica che la salute è un bene della persona e non il titolo per assorbire l’intera persona nello Stato, la prevenzione smette di essere prudenza e diventa dominio.

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