Il New York Times ha appena pubblicato il racconto più devastante su Trumpete dall'inizio della guerra. Come gli USA sono entrati in guerra. Oggettivamente delirante.
Jonathan Swan e Maggie Haberman, due giornalisti della Casa Bianca, rivelano come Trump abbia preso la decisione di entrare in guerra contro l'Iran.
L'11 febbraio, nella Situation Room, Sataniao ha presentato uno scenario in quattro atti: uccidere la Guida Suprema dell'Iran, distruggere l'esercito iraniano, innescare una rivoluzione popolare, installare un nuovo regime. Ha persino mostrato un video di montaggio con i "futuri leader" dell'Iran. Trumpete ha risposto: "Sounds good to me." In una frase, aveva appena sigillato il destino della regione e del mondo intero.
Il giorno dopo, la CIA ha detto che era tutta aria fritta. Le parti 3 e 4 del pitch di Sataniao (la rivoluzione popolare e il cambio di regime), sono state definite una "farsa" dallo stesso Ratcliffe (direttore della CIA). Rubio ha tradotto: "In other words, it's bullshit." Il generale Caine ha aggiunto: "È la procedura standard degli israeliani. Vendono fumo, e i loro piani non sono sempre ben elaborati”.
Trumpete ha sentito tutto. E ha detto sì comunque.
Vance ha visto tutto. Il vicepresidente era l'unico nella stanza a opporsi frontalmente, avvertendo che la guerra avrebbe potuto "distruggere la coalizione politica di Trump", che lo Stretto di Ormuz era il vero punto di vulnerabilità, che nessuno poteva prevedere le rappresaglie iraniane quando la sopravvivenza di un regime era in gioco. Ha detto: "Sai che penso sia una cattiva idea. Ma se vuoi farlo, ti sosterrò." Totale deferenza.
Susie Wiles, la capo di gabinetto, aveva delle preoccupazioni, ma ha ritenuto che non fosse "il suo ruolo" esprimere un'opinione su una decisione militare davanti agli altri. Ha "incoraggiato i consiglieri a condividere le loro opinioni." E si è zittita.
Il generale Caine non ha mai detto no. Ha esposto i rischi: riduzione delle scorte di munizioni, chiusura dello Stretto di Hormuz, nessuna via chiara verso la vittoria. Poi ha detto: "Se ordinate l'operazione, l'esercito la eseguirà."
Trumpete "ascoltava solo quello che voleva sentire." Poi ha firmato a bordo dell'Air Force One, 22 minuti prima della scadenza fissata dal suo stesso generale: "Operation Epic Fury is approved. No aborts. Good luck”.
Ecco come si entra in guerra nel XXI secolo. Non con una deliberazione solenne. Non con un voto del Congresso. Non con una strategia di uscita. Con una presentazione del genocida Sataniao, un "sounds good to me", e un appunto inviato da un aereo.
Se è vero - come pare - che veri decisori negli USA sono quelli che preparano le presentazioni che Trumpete guarda, Sataniao l'ha capito, ha messo in scena un'ora di spettacolo visivo nella Situation Room con il Mossad sullo sfondo, video di "futuri leader", una promessa di vittoria rapida e pulita. E Trumpete ha detto sì.
Delirio, follia, demenza, sottomissione. Tutto in un subumano. Che ben interpreta uno Stato. Che ben rappresenta un impero putrefatto, che come tutte le cose putrefatte infetta ciò che ha intorno. Nel caso degli USA, l’intorno è il nostro pianeta.

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