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martedì 10 febbraio 2026

Epstein, Gates, le pandemie

Da ciò che emerge (prepotentemente) dalle carte rilasciate, Bill Gates e Jeffrey Epstein discutevano di simulazioni pandemiche anni prima dell’arrivo del coviddi.


Bill Gates… Ma dove ho mai risentito questo nome? Aaaaah, Bill Gates, quel Bill Gates. Idolo delle masse liberal, filantropo, re dei computer poi divenuto re dei vaccini, scienziato d’accatto e chi più ne ha più ne metta. Proprio lui.

Insomma, Bill Gates pare proprio che fosse un aficionado dell’isola degli orrori, uno di quelli che probabilmente avrà mangiato anche qualche cittino. Però è un filantropo, non scordiamocelo. Nei documenti compaiono email datate tra il 2015 e il 2017 in cui Epstein fa riferimento a contatti con Gates e a progetti legati alla salute globale, alle neurotecnologie e a una “pandemic strain simulation”. Una simulazione su ceppi pandemici che ai due mostri titillava assai, ovviamente per ricavarci profitto e morte. In un messaggio del 2015 si parla di una bozza di agenda per riunioni sulla preparazione alle pandemie, con riferimenti al coinvolgimento di organismi come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e la Croce Rossa. Un’altra email del 2017 accenna a raccomandazioni tecniche per una “strain pandemic simulation” insieme a progetti di ricerca nel campo sanitario e di neurotecnologie.

Pare ci si trovi di fronte ad un sistema finanziario, filantropico e istituzionale pronto a trattare le pandemie come una categoria stabile di gestione, investimento e governance. L’avvio si trova in una mail del 2011, quando emergono email interne che mostrano Epstein nel ruolo di intermediario operativo tra JPMorgan e l’ecosistema legato alla Fondazione Gates e Rockfeller. In quelle comunicazioni, Epstein contribuisce direttamente alla progettazione di fondi donor-advised collegati a Gates, insistendo sull’obiettivo di ottenere “denaro aggiuntivo per i vaccini” e proponendo la creazione di strutture offshore dedicate. L’obiettivo dichiarato è la raccolta di miliardi di dollari in pochi anni. La banca non tratta Epstein come un consulente esterno, ma come un soggetto che definisce architettura, governance e funzionamento del veicolo. Tra il 2013 e il 2017 questa impostazione si consolida. I vaccini vengono inquadrati come asset finanziari all’interno di strumenti di impact investing. Il Global Health Investment Fund viene presentato come un veicolo capace di generare rendimenti tra il 5% e il 7%, con una protezione del capitale fino al 60 per cento garantita da fondazioni e soggetti pubblici. In parallelo, nelle comunicazioni interne, la pandemia viene indicata esplicitamente come un settore strategico, non come un evento eccezionale.

Chiarimento per i cerebrolesi: i documenti non dimostrano che il coviddi sia stato creato o rilasciato deliberatamente. Mostrano però in modo lampante che pandemie e vaccini erano già stati integrati in un’architettura finanziaria e strategica matura, con fondi, brevetti, simulazioni, strumenti assicurativi e canali decisionali pronti all’uso. La questione non è l’evento pandemico, ma il fatto che la crisi fosse già stata anticipata come categoria economica, con rischi in gran parte socializzati e potenziali benefici privatizzati. Poi oh, se credete al caso… Chiarimento per i cerebrolesi: il fatto che i documenti non dimostrino tale evento, non vuol dire che poi tale evento non sia veramente accaduto, ovvero che la pandemia, dopo anni di preparazione a tavolino, fosse infine stata scatenata in qualche modo. In fondo, questa è gente che mangia i cittini, per cui secondo voi si farebbe un problema a scatenare una ridda pandemica (come da preparazione effettuata)?



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