L’ultimo bollettino di guerra dal Fronte Artico riporta notizie catastrofiche per la bellicosa Europa. I dazi aggiuntivi di Washington non si sono ancora abbattuti sulle linee di difesa europee ma è bastato paventarne l’impiego per mettere in fuga le ingenti truppe (meno di 100 militari) poste a difesa della Groenlandia e soprattutto per imporre una ingloriosa rotta alle forze tedesche (15 militari) che dovranno presto difenderci dalle orde putiniane.
Le otto nazioni europee che hanno inviato in tutto un centinaio di militari in Groenlandia per esprimere solidarietà alla Danimarca e al governo dell’isola e partecipare alla mini-esercitazione Arctic Endurance, sono state minacciate da Donald Trump di nuovi dazi commerciali. Nel mirino di Trump sono finite Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi, Finlandia che hanno inviato in Groenlandia contingenti simbolici (a partire dai 2 ufficiali norvegesi) ma persino la Danimarca che nell’isola “gioca in casa”, poiché la difesa della Groenlandia è ancora competenza diretta del governo danese.
Per Trump, che dopo la Groenlandia pare puntare tutta la Scandinavia e giù giù fino alla Grecia, questi Stati hanno la colpa di aver inviato militari in Groenlandia “per scopi sconosciuti” e stanno “giocando una partita molto pericolosa“, mettendo in gioco “un livello di rischio insostenibile” nell’ambito “di una situazione molto pericolosa per la sicurezza e la sopravvivenza del nostro pianeta”. I dazi quindi saliranno dal 10 al 25% a partire dal primo giugno 2026 e verranno applicati “fino a quando sarà raggiunto un accordo per l’acquisto completo e totale della Groenlandia”, ha aggiunto Trump dicendosi pronto a negoziare l’acquisto dell’isola che né Copenhagen né Nuuk sono disposti a vendere. Trump ha sostenuto che la Danimarca “dopo molti anni di sovvenzioni e non applicando dazi doganali o altre forme di remunerazione” dovrebbe ora “ricambiare il favore”.
Il glorioso governo tedesco, dopo aver sottolineato di aver “preso atto” delle dichiarazioni di Trump e di essere “in strettissimo coordinamento con i partner europei” al fine di “decidere insieme, a tempo debito, le reazioni più opportune”, ha ritirato dalla Groenlandia i militari inviati a partecipare all’esercitazione a meno di due giorni dal loro arrivo a Nuuk. Il cancelliere Frederich Merz, che vuole fare della Bundeswehr il più grande strumento militare d’Europa, schiera una brigata meccanizzata in Lituania per difenderla da un’invasione russa inesistente ma solo 15 soldati in Groenlandia che subisce oggi una minaccia diretta d’invasione dagli Stati Uniti. Il ritiro in tutta fretta del piccolo reparto tedesco sotto la minaccia implacabile dei dazi trumpiani ha già trasformata la campagna di Groenlandia nella più umiliante disfatta della storia militare tedesca poiché in passato, pur nella sconfitta, i militari tedeschi avevano combattuto con grande valore.
Secondo Bild, l’ordine di ritiro sarebbe arrivato da Berlino di mattina molto presto. Nessuna spiegazione è stata data alle truppe. Tutti gli appuntamenti programmati hanno dovuto essere annullati con urgenza. La partenza era prevista per mezzogiorno. I soldati tedeschi sono rimasti quindi in Groenlandia per solo 44 ore in tutto. Imbarazzante la spiegazione del ministero della Difesa tedesco che ha riferito inizialmente che il team di militari avesse completato la sua missione. “L’esplorazione è stata completata come previsto e i risultati saranno ora analizzati in Germania” mentre il ministero ha insistito sul fatto che la missione non è stata interrotta ma aveva l’obiettivo di valutare quale contributo la Germania potesse apportare al miglioramento della missione sull’isola e nell’Artico in generale, nell’ambito della NATO. Più tardi però Berlino ha precisato che un’attività di esplorazione ha dovuto essere annullata a causa delle condizioni meteorologiche.
Ps. Questi sono gli eroi che dovrebbero difenderci da una potenza militare con 5.000 testate nucleari.

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