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venerdì 30 gennaio 2026

Leggere la Strategia di Sicurezza Nazionale ammerigana. E capire cosa sta succedendo

Qualche giorno fa disquisimmo della National Defense Strategy, documento strategico USA che spiega perfettamente ciò che sta accadendo nel mondo. Oggi si parla di National Security Strategy, altrettanto importante.


In tale documento, gli Stati Uniti considerano il trentennio post guerra Fredda come una fase di vantaggi strategici dissipati e dichiarano l’obiettivo di ripristinare il primato globale fondandolo su forza militare, potenza industriale e controllo geopolitico. Non idealismo, ma realismo pratico: interessi ammerigani prima di tutto.


Il contesto odierno è definito tra i più pericolosi della storia statunitense: confini sotto pressione, narcotraffico e terrorismo rafforzati nell’emisfero occidentale, accesso incerto a snodi strategici come Canale di Panama e Groenlandia, NATO indebolita dal free‑riding europeo, guerra in Ucraina senza deterrenza efficace, Medio Oriente instabile e Cina in rapida ascesa militare nell'Indo-Pacifico, area destinata a superare il 50% del PIL globale.

Tutto frutto di un errore strategico clamoroso, secondo il documento: l’America aveva vinto la guerra fredda ma la sua classe dirigente aveva aperto i confini, demoralizzato l'industria e la base industriale della difesa, combattuto guerre infinite di scarso interesse nazionale. Il risultato è un mondo più instabile e il rischio esplicito di conflitti simultanei su più teatri, fino a uno scenario da guerra mondiale.

La risposta strategica si articola in quattro linee di impegno. La prima è la difesa del proprio territorio e dell'emisfero occidentale, assoluta priorità. Confini, narcoterrorismo, terrorismo islamico, minacce cyber e nucleari sono trattati come minacce dirette. Qui nasce il Corollario Trump alla Dottrina Monroe: gli Stati Uniti non cederanno più accesso o influenza su territori chiave dall’Artico al Sud America e sono pronti a usare la forza per garantirlo. A questo si aggiunge il progetto Golden Dome, per la difesa aerea e missilistica del territorio nazionale.

La seconda linea riguarda la deterrenza della Cina nell’Indo‑Pacifico. Pechino è descritta come lo Stato più potente rispetto agli USA dal 19esimo secolo. Washington non mira a dominarla o umiliarla, ma a impedirle di dominare il mondo, costruendo una difesa di negoziazione lungo la prima catena di isole e spingendo i partner regionali a contornare allo scopo. La diplomazia resta aperta, ma solo da una posizione di forza.

La terza linea è la condivisione degli oneri.Fine degli alleati‑dipendenti: Europa e altri partner devono assumersi la responsabilità primaria della propria difesa. Trump impone un nuovo standard globale: 5% del PIL per la sicurezza, mentre gli USA forniranno supporto limitato, concentrandosi su America e Indo-Pacifico.

La quarta linea è il rilancio della base industriale della difesa. Senza una produzione paragonabile a quella della seconda guerra mondiale e della guerra fredda, nessuna strategia è sostenibile. Trump punta alla rimozione di vincoli regolatori, all'uso massiccio della IA e alla mobilitazione nazionale per tornare a essere l'arsenale del mondo.

Gli Stati Uniti dichiarano di voler evitare lo scontro diretto con Cina e Russia, ma stanno di fatto avviando una nuova corsa agli armamenti per ristabilire una superiorità strategica globale, aumentando strutturalmente il rischio di escalation ed errori di calcolo.

Pace attraverso la forza.

Priorità strategiche americane.

Alleati più responsabilizzati.

Industria militarizzata.

E il mondo?

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