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mercoledì 28 dicembre 2022

I cremini di Vasco

Diciamoci la verità, ogni scusa era buona per andare da Vasco, fare due chiacchiere e mangiare qualcosa di strepitosamente buono.


Ora, questo è un articolo di uno che con la famiglia Vitti ha condiviso molto. Però vorrei che fosse inteso in senso oggettivo e che non pensaste che il tutto sia frutto della mia amicizia con questi signori.

Vasco faceva parte di quella Siena che fu e che oramai non esiste proprio più, sia nelle persone, ma soprattutto nella mentalità e negli atteggiamenti. Probabilmente la vita al tempo era più semplice, oppure così appariva agli occhi miei e della moltitudine di ragazzi che da Vasco andavano di continuo. Ma probabilmente era la gente come lui, o come tanti nostri babbi che non ci sono più, che la facevano apparire tale.

Vasco era anzitutto una persona buonissima. Di quelle persone che parlano poco e che fanno molto, che si esprimono attraverso azioni ed attività concrete, ma sempre con quelle parole positive di accompagnamento. Io non ho ricordo di polemiche pesanti o di cattiverie uscite dalla sua bocca, in qualsiasi ambito fosse la discussione. E sì che di argomenti ce ne sarebbero stati: Siena, San Rocco, palio, ecc.

Ma Vasco era abituato a fare una cosa che a Siena già al tempo si faceva poco, ora meno che mai: lavorare. Ecco, Vasco ha lavorato un casino nella sua vita. Ogni lira guadagnata, lo ha fatto con il sudore sputato in un corridoio (o poco più) fatto diventare una reggia del buon mangiare e del convivere. Mamma mia, a ripensarci ora... ma quanto era bella la sua rosticceria? Quanto ci si stava bene? Per noi ragazzotti entrare lì dentro equivaleva ad un momento di pace. L'ingresso, il saluto, il sorriso. Poi il ripiano, dove, nelle ore di punta, si mangiava gomito a gomito con l'altro, senza distinzione di sesso, di ruolo sociale, di appartenenza. Si era davanti ad un vero e proprio trionfo della Siena popolare, del popolo, che si cibava di roba straordinaria senza intaccare il proprio portafogli.

Oh, non c'era una cucina gourmet. Anzi, le porzioni erano abbondanti e il cibo sostanzioso. Tutti noi abbiamo ancora in bocca i sapori dei crostini a forma di gondola con le vongole e il pomodoro, delle polpettine e soprattutto dei cremini. Ecco, i cremini. Sfido anzitutto oggi un grande chef a riprodurli fedelmente: impossibile! Secondo me, dentro ai cremini c'era una droga che creava assuefazione, altrimenti non si spiega il perchè, dopo averne mangiati due, c'era bisogno anche del terzo (e così via). Il sapore del cremino attiva la memoria di tutti noi.

Da Vasco io andavo spesso, ma la rosticceria era tappa obbligatoria per molti pranzi pre-partita del sabato e per tantissimi post partita del San Rocco e del Sienone. In compagnia di Gianni e Leo, si dibattevano strategie e tattiche, si esaltavano giocatori che poi avremmo scoperto grandi scarponi o immensi talenti, si trovava un momento di pace e di tranquillità. Con Vasco sempre col sorriso davanti a noi, dopo che anche lui aveva assistito ai match di cui stavamo parlando.

Boh, vi dirò che non esito a definire quei pomeriggi, soprattutto d'inverno, uno dei momenti più belli della mia giovinezza. Ed è anche per questo, caro Vasco, che ti abbraccio come ho sempre fatto.

4 commenti:

  1. I cremini del Vitti.... verissimo!!! E l'atmosfera era quella, bel ricordo
    Simone

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  2. Grazie mille Simo ❤️🏁

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  3. Bello, bravo! W Vasco, w Siena. Quella Siena. In culo ai fuorisede

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  4. "Ma Vasco era abituato a fare una cosa che a Siena già al tempo si faceva poco, ora meno che mai: lavorare."
    in queste poche parole viene spiegato tutto il degrado (di qualsiasi tipo) della nostra città, e, mi viene da dire, di tutta l'Italia in genere: ecco perché quella Siena non esiste più.

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