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martedì 29 novembre 2022

Quarantenni in quarantena, vol. 26

"Certo che dopo una partita del genere avrai ben poco da scrivere su quel blog". La domanda indagatrice di S. mi ha riportato alla realtà, dopo che per alcuni minuti la mia mente bacata aveva vagato per prati verdi e spazi immensi, alla ricerca di un motivo valido (uno) per farmi andare bene questa ennesima occasione casalinga, inesorabilmente sfumata senza reti. 



In casa non segniamo più e questo mi affligge l’anima. Dopo il tiraccio del nostro funambolico numero 7 (la cui traiettoria a questo giro aveva veramente poco Di Santo) ed il colpo di testa del Paloscone comunale, controllato abbastanza agevolmente dal loro portiere, vestito in maniera ignobile e cromaticamente assurda, mi sono sentito persino in colpa. E se fosse tutta colpa mia, mi sono chiesto? Se fossi io a portare sfortuna? Poi per l’ennesima volta ho riavuto la fastidiosa impressione di essere nuovamente prigioniero di quel brutto detto antico "Chi ha pane non ha i denti". Certo, con S. mezza nuda in casa - mi ha costretto ad accendere il riscaldamento, altrimenti se ne restava in camera sua a guardare i mondiali di inverno, che sono come lo sci nel deserto o il wind surf al chiuso (tutte follie del rinascimento arabo di questi inutili anni) - anche io potrei essere accusato di buttare via milioni di occasioni per avvicinarmi a lei in un senso diverso da quello geografico, ma purtroppo ho troppa paura di commettere qualche cazzata per andare oltre. E allora mi accontento di quello che posso avere, proprio come due squadre di alta classifica, che per non rischiare di perdere finiscono per annullarsi e accontentarsi di un punticino. E a proposito di chi ha il pane e non ha i denti, forse sono come la Robur di questi ultimi anni, che nonostante per diverse volte il caso, la bravura o le circostanze ci avessero regalato delle squadre competitive e pronte per vincere, quando per la mancanza di un portiere sano, quando per l’assenza di una coppia di terzini decenti, quando per la carenza di attaccanti, siamo spesso andati a Roma ma senza mai riuscire a vedere il Papa. Ecco, S. e la serie B in questo momento sono per me un Papa nascosto dietro lo stipite della finestra che mi fa le facce brutte e non si fa vedere. 

Ripensando alle occasioni perse e agli anni buttati, mentre S. accarezzava il mio piccolo cane dal nome troppo lungo - oramai totalmente innamorata della ragazza che quasi quasi mi fa sentire un po’ geloso - e la partita scorreva lenta, senza sussulti o scossoni, abbandonando qualsiasi contegno da gentiluomini ho iniziato la mia personale partita contro il numero 5 ospite, innominabile perché  porta anche male, esattamente come colei che l’ha tenuto a Siena per tanti anni, nonostante… Nonostante in campo avesse degli atteggiamenti poco chiari e anzi spesso totalmente equivoci. Nonostante sia stato uno di quei pochi giocatori mediocri a diventare capitano della mia Robur. Mia, non sua! Capitano, cazzo! Il peggior capitano della storia del Siena. Inutile come una bici bucata e dannoso come la vigile attesa per un malato di Covid. Covid che non ne vuole sentire di abbandonarmi. E forse è rimasto solo lui a credere che prima o poi riuscirò a baciare S., la quale mi guarda perplessa farneticare contro con il nostro ex capitano (e soltanto scriverlo mi provoca disgusto) e leggermente infastidita mi ha fa notare che non sono piacevole quando mi accanisco contro le persone. Anzi, parole sue, divento proprio una brutta persona. Ma lei non può sapere…  Pertanto la perdono. 

Dentro di me ho poi pensato che il giorno che diventeremo positivi la porterò con me sui gradoni della curva, per farle vedere quante brutte persone sia possibile trovare nascoste dentro gusci di insospettabile tranquillità. Spesso l’apparenza inganna e la verità può non essere quella che sembra, le ho risposto sornione, esattamente  come il numero 5 avversario, che ai tempi della Robur si erigeva a leader quando invece valeva meno di zero. Tra un acci e un vaffa la partita è lentamente scivolata nel dimenticatoio (no, questo Siena - Carrarese non sarà certo ricordata nei nostri cuori) ed il triplice fischio dell’arbitro ha soltanto notificato una condizione che pareva stabilizzata già da alcuni minuti. A proposito di arbitro, nel momento in cui - quando dopo pochi minuti di gioco - la giacchetta fucsia (altra orribile bruttura del calcio moderno) non ci ha fischiato un calcio di rigore a favore (che forse c’era o forse sì, almeno per noi tifosi bianconeri da divano), e io ho gridato con voce colma di rancore “mano” per almeno dieci volte, S. ha reagito in maniera stizzita (se abitassimo davvero nella stessa casa credo che per non litigare si finirebbe a   guardare la televisione in due stanze diverse), imbronciando il suo delizioso viso e stendendo le gambe davanti a sé in un gesto di esasperata insofferenza, esattamente come faceva l’Olivia di Braccio di Ferro quando Bruto (che alcuni chiamano con L e altri con la R) tentava di rapirla. Nonostante la ragazza mi stesse pesantemente redarguendo, io non ho potuto trattenere un moto di ilarità immaginandola gridare mentre il suo fidanzato elastico la tiene stretta stretta e io mi piombo a salvarla con in mano una lattina di spinaci. Peccato che le abbia praticamente riso in faccia Per fortuna abbiamo raggiunto un livello di confidenza tale dove certe cose sono permesse, altrimenti non so come sarebbe finita. Tra un bicchiere di birra non filtrata e una patatina (se mi dovessi fare le analisi del sangue domani mi ricoverano alle Scotte quanto è vero Iddio) mentre scorrevano le immagini finali della partita, io offendevo il 5 e S. offendeva me. Ho anche sperato che ad un certo punto il 5 si girasse verso le schermo e iniziasse ad offendere S., giusto per chiudere il triangolo di insulti che aleggiava sopra le nostre teste, mente un ventoso e gelido pomeriggio ci ricordava che è quasi dicembre. 

Con una chiara di beffarda aria di sfida, leccandosi la punta delle dita per eliminare i residui di sale, S. mi ha provocato, dicendomi: "Oh forza scienziato, vediamo se riesci a mettere una canzone sul 5", poi ha sorriso ed è bastato quel semplice gesto per far fare al mio cuore 200 metri a stile libero tipo la Pellegrini a Pechino nel 2008. Accettando la sfida, ho teatralmente posato il telecomando sul bracciolo del divano (dal lato scomodo, visto che il mio posto oramai se l’è preso la ragazza) e alzandomi con un lento movimento degno della notte degli Oscar ho fatto finta di riflettere, prima di chiedere: "Alexia, riproduci "A me ricordi il mare" di Daniele Silvestri e 8 Ohm" (Alexia, volume 5). Poi le ho mostrato la lingua come fanno i bimbini dal finestrino dello scuolabus agli automobilisti in fila. Con pollice e indice ho formato un piccolo circolo e spostando la mano da sinistra a destra le ho detto: "Tiè", per poi lasciarla lì a ridere da sola, mentre le prime note della canzone invadevano il nostro pomeriggio.

 

Siena - Carrarese 0 a 0: un punto per uno e rizzati… Va bene così, ma questa strana sensazione di occasione sciupata continua a ronzarmi in testa, tipo una zanzara nelle notti d’estate. Ma in ogni caso -4 dalla vetta e -14 dalla salvezza mi sembrano comunque un bel bottino.

Siena - Fermana di Fermo: me lo fate un goal? Vi prego. Mi manca tanto vincere in casa. Forza vecchio cuore bianconero!

 

Segue

 

Siena calcio il nome, lotta con onore!



Mirko

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