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mercoledì 12 ottobre 2022

Quarantenni in quarantena, vol. 12

"Ottobre è proprio un mese da ricchi". Me ne esco con questa personale certezza addentando l’ultimo pezzetto di ciaccino con l’uvetta, cotto durante un lunghissimo pomeriggio di chiacchiere, nel quale il telefono cellulare è squillato meno del solito e S. (la mia nuova vicina ‘speciale’) ha deciso di condividere tutto il suo tempo con me, aspettando di vedere la partita della Robur contro il Cesena. 



S. Più la conosco e più ho l’impressione di conoscerla da sempre. Dopo circa un’ora di accanito dibattito incentrato sui pregi e i difetti del pancosanti (che per me è e resterà una sola parola), sono riuscito a convincerla che il ciaccino con l’uvetta è il miglior dolce del mondo e il pancosanti al massimo può ambire al secondo gradino del podio.  Dal fondo del mio mobile del soggiorno S. ha tirato fuori una vecchissima bottiglia di gin ancora chiusa, decretando di fatto la fine della nostra sobrietà. Il caso ha voluto che nel suo frigo stesse svernando una bottiglia di Schweppes senza zuccheri (trovo alquanto singolare evitare gli zuccheri in un cocktail farcito di gin) e così anziché bere il solito bicchiere di vino abbiamo scoperto che il ciaccino con l’uvetta col gin tonic sta da dio. O forse è soltanto la presenza di S. che mi fa sembrare tutto bello e tutto buono. 

Sentendoci tipo Cracco di fronte all’uovo al tartufo, abbiamo cominciato a ragionare su quanto sia bello poter fare cose quando non possono farle gli altri. Tutto è nato dall’ennesima canzone estratta dallo Spotyfy di S., che raccontava di quanto sia bello andare al mare quando gli altri lavorano e da li è partito un mio lunghissimo e noioso ragionamento (in verità un po’ anestetizzato dall’alcol) che mi ha portato all’affermazione iniziale, non prima di però di aver decretato che "ciaccino" sia una parola meravigliosa e per fortuna utilizzata soltanto a Siena, mentre tutto il resto del paese si ostina a identificare lo stesso alimento con appellativi orribili tipo focaccia, pizza bianca etc. Perplessa, S. mi ha domandato perché ritenessi che ottobre sia un mese da ricchi, mentre il mio piccolo cane dal nome troppo lungo rovistava il pavimento con la lingua in cerca di un pezzettino di noce o di un chicco d’uva passa inavvertitamente caduto dal tavolo. Sintonizzando il televisore sul canale della Robur, prestando particolare attenzione a togliere tutto il volume per non sentire i deliri dei commentatori di Rai Sport, ho risposto che ottobre è il mese nel quale la gente normale (calcando un po’ la voce sulla parola normale, come a volerla enfatizzare) dopo le vacanze riprende lo stile di vita di sempre, nelle scuole ricominciano i brutti rientri pomeridiani e le giornate si fanno sempre più corte. Per i ricchi invece ottobre diventa improvvisamente una sorta di agosto 2.0 (espressione vomitevole), nelle quale non c’è folla da nessuna parte, gli alberghi sono più economici, durante la settimana i ristoranti sono vuoti e a certe ore del giorno le strade sono anche prive di traffico. È paradossale come una persona benestante possa andare in vacanza quando tutti gli altri sono costretti a lavorare, riuscendo persino a risparmiare. Credo proprio che la vera ricchezza del terzo millennio sia la libertà di poter scegliere in autonomia come vivere le proprie giornate. Libertà che logicamente non si ha se si deve fare i conti con stipendi ridicoli (e fermi agli anni '90), mutui, rate e qualsiasi altra forma di indebitamento, che ci ha reso prigionieri di un perverso sistema sociale, molto simile a quello dei servi della gleba del medioevo o ai mezzadri di cento anni fa (però scusatemi, è colpa dell’alcol). Poi ho concluso confessando di provare - senza un vero motivo - un profondo odio per i furgoncini degli NCC carichi di turisti ubriachi marci che saltano da una cantina all’altra e di compatire i turisti tedeschi e danesi in bicicletta, che dopo essersi fatti abbindolare dai tour operator con la scusa della meravigliosa bellezza delle nostre campagne viste dalle due ruote, si ritrovano a percorrere la Cassia alle 20 di sera, rischiando la pellaccia ad ogni curva. S., con gli occhi mezzi annebbiati dall’ennesimo gin tonic un po’ troppo pesante (più gin che tonic a vedere i livelli delle due bottiglie), mi ha ascoltato in silenzio durante il mio assurdo monologo, prima di limitarsi a dire: "A volte mi fai tanta paura". 

Parallelamente la partita è cominciata puntuale, forse sarà l’ultima volta che vedremo il Siena sotto ai riflettori, visto che per colpa di questa assurda guerra finta con i morti veri saremo forse costretti a giocare sempre di giorno. L’avversario a questo giro è una squadra con i controcoglioni, con gente che corre, picchia e lotta proprio come noi. S. si agita sul divano (sedendo su quello che una volta era il mio posto) e ogni qualvolta la palla si avvicina nei pressi della nostra area gesticola come un parcheggiatore abusivo. In occasione del primo goal annullato al Cesena mi ha persino implorato di cambiare canale: "Q. cambia ti prego, metti la Fiorentina", ha detto mentre il guardalinee decideva di non convalidare la rete ed io, esultando come se la mattina della tratta avessi appena ricevuto in sorte Bella Speranza, ho sparecchiato il tavolo con una manata. "L’unica fiorentina che mi garba è Martina Stella", le ho risposto, riprendendo un po’ di colore dopo lo spavento del quasi goal avversario (e la figura di merda di aver rotto due bicchieri, rovesciato un vassoio, disturbato il piccolo cane dal nome troppo lungo etc). A fine primo tempo, S. stranamente inquieta, come una tifosa navigata di vecchia data, ha affermato che è non giusto giocare senza attaccanti (e mi ha fatto molto sorridere l’utilizzo dell’ aggettivo giusto). Io sono rimasto qualche secondo a soppesare bene quelle parole e ho ripensato che a volte, in certe annate particolarmente saporite, non c’è bisogno di una rosa come quella messa a disposizione dal Monte ad Antonio Conte nel 2010 per fare bene o molto bene. Ho ripensato al 2000 e ai tanti goal dei vari Argilli, Voria, Pinton e alle mille partite vinte 1 a 0, è ho realizzato che a volte sapersi difendere bene è importante quanto saper attaccare e riuscire a rimanere sullo 0 a 0 permette, prima o poi, di arrivare all’occasione giusta. Ed infatti, dopo un secondo goal annullato agli ospiti per fuorigioco (che forse c’era, forse non c’era o forse sticazzi), l’occasione giusta è arrivata puntuale come il 2 la mattina alla Coroncina. Forse in altre annate particolarmente saporite il tiro di Raimo avrebbe finito la sua corsa in fondo alla rete, fatto sta che in quei due centesimi di secondo durante i quali il pallone ha attraversato tutto lo specchio della porta, mi sono detto "O sta a vedè" con il cuore che sbatteva sulle costole tipo pallina del flipper, mentre S. è balzata in avanti con un salto che Lárissa Iapichino se lo sogna la notte. Tu chiamale se vuoi emozioni… Dopo ci sarebbe anche da raccontare che la palla anziché dentro la porta si è spenta a fondo campo, che la partita piano piano è andata a scemare (non senza qualche sussulto o grattacapo), che non riuscendo a farci vincere ad un certo punto S. si è persino sentita in colpa (si è messa in testa che è lei a portare bene), ma a me invece è parso tutto oro quello che luccica. 

Dopo anni di assoluti patimenti, incazzature e rotture di coglioni, dopo 7 giornate siamo primi in classifica. Punto. E per una sera mi sono anche dimenticato di tutto, del mio tampone positivo, di quanto sia bello il sorriso di S. o di come la sua presenza riesca a migliorare le mie serate. Al fischio finale cercando nell’aria il suo profumo (le ho chiesto la marca ma francamente me lo sono dimenticato), mi sono sentito contento come dopo una vittoria. Riavvitando il tappo alla bottiglia di gin, mentre S. accarezzava la pancia del mio piccolo cane dal nome troppo lungo, ho avvertito l’impulso improvviso di indossare la polo del Battaglione (il gruppo di malati di Siena con il quale condividiamo le poche gioie e le tante amarezze della nostra passione), percependo  per un istante la sensazione di trovarmi perfettamente a mio agio all’interno di un piccolo mondo perfetto, dove S. e la Robur sono i due poli e tutto il resto non conta. Rivolgendomi a Alexia ho poi chiesto: "Alexia, riproduci "Tutto ciò che abbiamo" degli Ex-Ottago" (Alexia, volume 5), e mi sono perso a pensare quale sapore potrebbero avere le labbra di S.

 

Siena - Cesena 0 a 0: piedi per terra e profilo basso; ma siamo una gran bella squadra ragazzi! Siamo proprio una gran bella squadra. Orgogliosa, testarda, ignorante e antipatica. Siamo finalmente tutto ciò che ho invidiato agli altri nel corso di questi anni. Questa squadra invita la gente a fare il tifo, a cantare e a battere le mani. Questa squadra, finalmente, almeno per 90 minuti riesce a farci dimenticare di tutto il resto. Forza vecchio cuore bianconero, non sappiamo questa strada dove ci condurrà, ma per il momento percorriamola a testa alta e senza paura, poi si vedrà.

 

Segue

 

Siena calcio il nome, lotta con onore!

 


Mirko

15 commenti:

  1. Io preferisco il pancosanti di Lorenzo il Magnifico e quello di Mario in Viale Mazzini. Giusto per non essere sempre d'accordo con te.

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    1. Buongiorno; per avere il pancosanti del Magnifico devi prenotare come per fare una visita con la USL e poi metterti in fila ed affrontare il tornello di ingresso sperando che quando è il tuo turno ci siano ancora.
      Mario alla grande!!!

      TDF

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    2. Confermo tdf ,
      Un po' come i salumi del morbidi in via montanini , praticamente una gioielleria.

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  2. Io ho votato la Boldrini perchè rappresenta il PD

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  3. ... di mare! o, le fantasie so fantasie e un si toccano (cit)!

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  4. Io il pan coi santi lo prendo al forno di San Girolamo.

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  5. O ma il pancosanti di mare o che roba è? Salato intendi? Mi sa che l‘ho mangiato una volta a Livorno… ma faceva ca‘à

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    1. Ma nooo... Sono le labbra di S. a sapere di mare, mica il pancosanti :)
      Emme

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    2. Emme te sei un genio! Uno stramaledetto genio

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  6. Pancosanti di Mario è come la zuppa inglese, classificabile come droga.
    La semina a Quercegrossa è a posto o ancora "ci andremo tra 10 giorni"?
    Tarlao

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  7. A Follonica negli anni 80 c’era la pasticceria da Marino Bar Biliardi facevano il pancosanti senza lievito e ci mettevano un po‘ di sale, secondo me è quello il pancosanti di mare

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    1. e il gelato al cioccolato dolce un pò salato?

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    2. Stecco, coppa, coppetta, cono, massicono o conobazzuca?

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    3. conobazzuca: pensare in grande, sempre!
      La gelataia di Monteriggioni

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  8. Anche un pancosanti discreto come quello del Carrefour è meglio di qualsiasi altro dolce, figurarsi i capolavori che sfornano dal magnifico.

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