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venerdì 7 ottobre 2022

Quarantenni in quarantena, vol. 11

Ma può la vita cambiare tanto drasticamente in pochissimo tempo, pur rimanendosene seduti sul divano a fissare l’orologio per vedere quando la lancetta dei minuti affianca quella delle ore? 


A dirla tutta non è che ci siano poi stati grandi stravolgimenti personali da poter dire domani mi sposo, oppure divento babbo o mi licenzio e scappo ad aprire un chioschetto a Porto Alegre (che dal momento si chiama Porto, dovrà sicuramente avere anche il mare). No no, per carità, niente di tutto ciò, però nel tempo che me ne sono dovuto restare fermo in casa, per non diffondere sulla terra il malefico virus, la mia condizione da ultimo della classe un po’ è migliorata. Innanzitutto il mio piccolo cane dal nome troppo lungo pare sempre più spesso di ottimo umore e ultimamente ha anche perso l’abitudine di abbaiare a qualsiasi cosa attraversi il pianerottolo. Anche perché nel nostro piccolo condominio siamo rimasti in due - dato che un paio di appartamenti sono vuoti da anni (nella cassetta della posta hanno ancora i volantini del Carrefour con le offerta valide per marzo 2019) - quindi non è che passi tutta questa folla. Una volta perlomeno la vecchia vicina saliva e scendeva le scale dieci volte al giorno, imprecando ad ogni scalino con quel suo buffo accento napoletano (in 50 anni che vive da queste parti, avesse imparato una parola di italiano). Amichevolmente l’avevo ribattezzata Patataurc e sono convinto di aver spesso replicato alle sue domande con risposte sbagliate, dato che non capivo una parola di quello che diceva. Lei bofonchiava qualcosa e se ne tornava in casa sua, lasciandomi con la stessa espressione perplessa che aveva Mister Pahars quando di ritorno dalle Badesse fu offeso per mezz’ora accanto alla statua di Santa Caterina. Adesso che l’hanno internata in commenda, chissà con chi parlerà. 

Tra i motivi del mio inaspettato cambiamento di vita c’è sicuramente la Robur, che veleggia al primo posto della classifica (anche il correttore di Word mi segnala che le parole Robur e prima in classifica non posso stare nella frase) e mi fa divertire. Certo, vorrei tanto poter tornare sui gradoni della curva a tifare, ma per il momento mi accontento di vederla vincere alla televisione. E poi c’è lei, S. la ragazza praticamente mia coetanea (a proposito, ma di preciso quanti anni avrà? Boh, dopo glielo chiedo), che è entrata nella mia vita in scivolata come un Luca Cavallo dei tempi d’oro e mi ha ribaltato le giornate. S. l’ho ribattezzata io, ma solo perché aveva preso l’abitudine di chiamarmi Q. ovvero Quello Di Sotto, dato che il mio appartamento è sotto al suo. Con S. condividiamo la quarantena, dal momento che anche lei ha estratto un tampone positivo alla pesca di beneficenza, la Robur - sia la domenica che il mercoledì in Coppa Italia, anche se poi perdiamo col Pontedera dopo 118 minuti di noia - e soprattutto il vino. Durante la partita di Coppa Italia, della quale ricordo poco se non l’estemporaneo abbigliamento dei nostri con maglia bianconera e pantaloncini rossi, abbiamo scoperto di avere molte cose in comune. Ma forse sono solo io che vedo bello dappertutto, sforzandomi di ricordare soltanto ciò che fa mi piacere. La mente a volte combina degli strani scherzi, distorcendo le cose solo per rendercele più dolci o meno amare. Eppure, seduti davanti all’ennesimo bicchiere di Chianti Classico, abbiamo parlato di calcio senza affrontare la questione del fuorigioco (e già per non avermela chiesta meriterebbe di essere sposata), di scarpe da corsa (lei preferisce le Brooks mentre io sono un fan delle Asics) e di diritto di seconda superiore. E questo non me lo spiego proprio. Non vorrei passare per scemo ma davvero ad un certo punto S. mi ha chiesto: "La sai la differenza tra beni e servizi?". E a me è sembrata la domanda più bella del mondo. Passandosi la punta della lingua sul labbro superiore (oramai amo questo tic), ha atteso la mia risposta, facendomi sentire interrogato. Poi ridendo e senza aspettare, guardando la libreria ha chiesto: "Sei uno che legge molto?", facendomi sentire di colpo ad un colloquio di lavoro. A questa domanda non mi sono sottratto e le ho parlato dei mie libri preferiti. Mentre la partita di Coppa Italia scorreva molto lenta, tipo Castiglia fuori forma, abbiamo convenuto che ci piace ad entrambi Wilburn Smith, anche se il ciclo dei Courtney è più interessante di quello dei Ballantyne, che "Il Signore degli anelli" è una rottura di coglioni tremenda ma è stato comunque bello arrivare in fondo, ma giusto per poter dire a tutti quando uscì il film, ostentando tronfia arroganza: "Bello vero, ma io ho letto il libro" e poi siamo finiti a parlare di un volumetto che S. ha scovato per caso dietro alla console del Wi-Fi, l’ultimo congegno elettronico in grado di tenerci in contatto con il mondo. Con una vista da super eroe ha scovato una vecchissima edizione - tutta sottolineata - di "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" vero e proprio altare generazionale della gente nata nella seconda metà degli anni '70. Incredula S. ha esclamato: "Fermi tutti" proprio mentre il Pontedera siglava il goal del vantaggio, frustrando le mie speranze di assistere ad almeno 150 calci di rigore e alzandosi dal divano, da quello che una volta era il mio posto, ha estratto dal mobile la piccola edizione economica, sulla cui copertina campeggia il disegno di un ragazzo in bicicletta (simile a Girardengo ma un po’ più basso e rock), impegnato a pedalare su di una strada grigia. S. ha dapprima accarezzato la copertina, come se farlo le potesse riportarle alla mente vecchi ricordi, poi ha preso a sfogliare le pagine, soffermandosi sul quelle più sgualcite (non ho mai perso di fare le orecchie agli angoli in alto, ripiegando un pezzettino di foglio su stesso), leggendo i punti sottolineati. "Da ragazza ho sognato per anni di essere Adelaide" (ha pronunciato il nome per esteso, come fanno le nonne con i nipoti i genitori quando devono sgridare un figlio). Io sono rimasto in silenzio a guardarla, limitandomi a riflettere sul fatto che il libro è ambientato a Bologna e i bolognesi non si possono vedere con i cesenati prossimi avversari della Robur, ma senza aggiungere niente. La partita intanto era finita, ma noi eravamo appena saliti sulla De Lorean per sparire da questo tempo e scappare a rifugiarci molto lontano. Ad un certo tratto S. ha chiesto: "Perché hai sottolineato la parola Libra?". "Beh, che c’è di male", ho chiesto. "No niente", ha replicato lei, "soltanto che di solito si sottolineano le frasi, non le parole". Meccanicamente ho risposto, grattandomi il naso: "Si libra nell’aria la musica". S. mi ha guardato perplessa, senza chiedermi più niente. 

Ognuno di noi molto probabilmente ha dentro qualcosa di nascosto che non sempre riesce a tirare fuori. Come disse un giorno qualcuno: la vita è un tram affollato senza controllori, dal quale non scende mai nessuno e per questo vi si sovraffollano gli affetti. Soppesando il libro aperto alla pagina del bacio (verso la fine, poco prima dell’epilogo), mi ha chiesto: "Hai mai letto i due libri che scrisse subito dopo questo?". Io le ho risposto di no con la testa, ricordandomi che prima o poi dovrò comunque decidermi a leggerli, per chiudere un cerchio aperto tanti anni prima come se farlo potesse farmi fare pace con un sacco di ricordi che ogni tanto bussano alla mia porta. Forse lo devo al me stesso 15enne, grasso e impacciato, chiuso nella cameretta a sognare un giorno di diventare come il protagonista di un libro di Enrico Brizzi. Anche se al tempo mi sarei accontentato anche di essere il piccolo principe e scappare nel cielo per scoprire l’universo. S. poi si è alzata per rimettere a posto il libro e io l’ho guardata con la faccia di chi vede il traghetto partire. Mi ha ricordato davvero Aidi, anche se io purtroppo non sono nemmeno la brutta copia di quell’Alex, che la mia memoria mi rimanda con la faccia di un giovane Stefano Accorsi (il cinema ammazza sempre la romantica bellezza dei libri). Poi si è fatta notte e ho pensato che la Robur è fuori dalla Coppa Italia, lunedì prossimo arriverà il Cesena e sarà una partitaccia. Con il mio pessimo inglese ho chiesto: "Alexia, riproduci "Under the Bridge" dei Red Hot Chili Peppers" (Alexia volume 8, anzi no 7) e mi sono perso nei ricordi, cullato dalle parole di S.

 

Siena - Pontedera 0 a 1 (Coppa Italia): meno male ce la siamo levata subito dai coglioni. Tanto serve solo per farci male… E infatti!

Siena - Cesena: bianconeri contro nerobianchi. La prima vera partita spartiacque del nostro campionato. Di quelle di un importanza strana che se pareggi ok, se perdi cambia poco, ma se vinci invece cambia tutto e improvvisamente comincia un’altra stagione. Senza programmi o calcoli, ma soltanto con la spinta del vecchio cuore bianconero che è più forte di qualsiasi avversario.

 

Segue

 

Siena calcio il nome, lotta con onore!



Mirko

8 commenti:

  1. Il rappresentante di enciclopedie vuole suonare un campanello con quel numero li

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    1. Adoro il rappresentante, o, ma quello con il blocco commisSIone però!

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  2. amor, ch'a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer Si' forte,
    che, come vedi, ancor non m’abbandona. ForzA sienone, lotta con onore (SEMPRE)!

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    1. amor, ch'a nullo amato amar perdona porco cane
      lo scriverò sui muri e anche sopra le fontane
      di questa città, migliaia di abitanti
      si vince col Cesena anche senza l'attaccanti!!

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  3. Somewhere only we know… ma con gli zoccoli

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  4. Quercegrossa We are coming
    Sognatore

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  5. fermi sulla pagina del bacio... e quindi? Speriamo sia presto disse il barbiere (ah no, quella era un'altra storia). Speriamo sia presto disse S(ibilla)!

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