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martedì 4 ottobre 2022

Quarantenni in quarantena, vol. 10

Ci sono giornate nelle quali, senza un apparente motivo, mi sento proprio uno stronzo. Mi sveglio con i coglioni girati e me ne sto tutto il giorno in cerca di un pretesto per ferire qualcuno, come se arrecare dispiacere potesse migliorare la mia condizione di disagiato sociale prima e recluso sanitario adesso. E quel qualcuno spesso e volentieri è una persona che non ha colpe, se non quella di trovarsi nel punto sbagliato al momento giusto. 


E così, spinto da un‘immotivata cattiveria, qualche minuto fa ho risposto male ad S. - anzi, l’ho proprio trattata male - la quale, senza aggiungere una sola sillaba alle mie parole si è alzata dal divano, da quello che un tempo era il mio posto, ed è scappata nel suo piccolo appartamento affittato di recente dai nipoti della vecchia padrona di casa, le cui quotazioni circa la probabilità di sopravvivenza all’autunno, almeno secondo le comari del piazzale improvvisatesi bookmakers, stanno vertiginosamente precipitando verso il basso, proprio come il mio umore in questo sabato che comincia già a tingersi di domenica. Perché poi non è che non riconosca quando faccio una cazzata. No anzi, lo riconosco benissimo. Addirittura, mi rendo conto di pestar una merda ancora prima di muovere il passo. Come se puntando l’auto contro un muro, avessi l’assoluta cognizione di quello che sto facendo senza tuttavia riuscire a sollevare il piede dal pedale dall’acceleratore. Guardo il mio piccolo cane dal nome troppo lungo e mi chiedo da dove nasca la convinzione che i cani vivano peggio degli esseri umani. Certo, non capita a tutti i cani la fortuna di passare undici mesi all’anno sul divano e uno sul cuscino in terrazza, ma potendo scegliere quale cane nascere, forse forse un pensierino ad una vita fatta di coccole, coperte e croccantini ce lo farei. E poi questa cosa di fare la cacca e vedere qualcuno che subito la raccoglie mi manda fuori di testa, in un delirio di onnipotenza totalmente immotivato. 

Qualche minuto dopo essersene andata, S. mi ha mandato un lungo vocale su WhatsApp: oltre tre minuti, di offese immagino, ma la perdono, anche se i vocali andrebbero vietati per legge, soprattutto a coloro che li mandano e li ascoltano a casaccio, mantenendo il telefono davanti alla bocca in posizione orizzontale. Dopo il vocale c’era anche un laconico messaggio del tipo: "Ascoltami a velocità normale e la prossima volta fai attenzione a ciò che dici. Oppure continua pure ad essere stronzo. E solo". Ci sono cose che non valgono la pena di essere raccontate ed il mio ultimo dialogo con S. è una di quelle. Ora come ora, vorrei tanto poter riavvolgere il nastro del mio pomeriggio e cancellare i frame più inutili. Oppure, se avessi un minimo di umanità, potrei correre davanti al suo portone e dopo aver staccato i fiori finti dalla pianta di plastica da anni abbandonata davanti alla porta dell’ascensore irrimediabilmente fuori servizio (a che servirà poi un ascensore in un condomino di due piani) mi attaccherei al campanello fino a bruciarlo. E invece... Invece sono la solita canaglia arrogante e superba e me ne rimango qui a crogiolarmi sul mio malessere, come un artista maledetto del secolo scorso, in attesa di un’autodistruzione fisica e spirituale. 

In attesa… Sono una vita che attendo e forse è tutta colpa mia. Anche perché a forza di attendere, ho persino dimenticato cosa stessi aspettando, quasi l’attesa fosse diventata compagna di viaggio o addirittura l’attendere e l’atteso si fossero fusi in un’unica entità, dando vita ad uno dei tanti fantasmi che abitano nella mia testa senza nemmeno pagarmi l’affitto. Eppure fino a qualche ora fa stava andando tutto così bene. Con S. scherzavamo sulla funzione copia/incolla e ci chiedevamo se esiste un tempo massimo per fare incolla, o se invece quel copia resta all’infinito dentro la prigione del tasto destro del mouse. Sorridenti, ci sorridevamo. E poi c’era questa meravigliosa Robur, che corre, lotta, segna e domina (ognuna di queste azioni è parente della precedente, come a testimoniare che l’insieme è più forte della somma dei singoli componenti). Robur che pare rendere tutto facile, come se la vittoria fosse condizione legittima e la sconfitta degli avversari epilogo scontato. Con quel Disanto subito 7 munito, che accendendosi prende per mano i compagni e gli illumina la via, ricordando a tutti che l’insieme sarà anche più forte della somma dei singoli, ma il calcio è uno sport che vive, anche e soprattutto, di intuizioni, di talento, di improvvisazione e imprevedibilità dei singoli (che poi sono quelli che ti fanno innamorare di quello che altrimenti sarebbe solo un modo collegiale per perdere qualche chiletto di troppo, come la palestra o la piscina) e dopo essersi fatto nel primo tempo 100 metri a scatto per festeggiare il goal sotto la curva (in uno di quei piccoli gesti che a quelli come me piacciono tanto), s’è preso lo sfizio di segnare una delle reti più belle degli ultimi anni, tirando da posizione impossibile dopo aver scherzato il portiere locale, in un gesto di cristallina classe, che in passato avevamo visto fare in TV giusto a gente come Baggio, tanto per citare il primo scarpone che mi viene in mente. E così, sempre con facilità, una sera di inizio ottobre ci ritroviamo primi in classifica (certo, è presto per fare qualsiasi ragionamento, ma se devo scegliere tra lo svegliarmi domani mattina primo in classifica o ultimo, beh la scelta mi pare piuttosto semplice, anche se in questo momento vorrei tanto potermi svegliare a fianco di S. o perlomeno farla tornare qui da me). La bottiglia dell’ennesimo spumantaccio del D+ appena assaggiato, fiocamente illuminata dalla lampadina di un faretto pare abbandonata sul tavolo mentre riflette la sua ombra sul pavimento. Fuori il vento teso del pomeriggio, che accarezzava le bandiere bianconere presenti a Pontedera, sembra essersi arreso al lento incedere dell’oscurità. Svogliato, apro gli sportelli del cucinotto alla ricerca di un qualcosa da sgranocchiare. Di questo passo metto su 10 kg. Afferro il cellulare, ma pensando a cosa contiene, lo riposo immediatamente. La tentazione di cancellare il vocale di S. è fortissima. È un pensiero stupido, lo so. Ma tant’è… Addirittura mi viene persino in mente che potrei anche cancellare il suo contatto, escludendola da questo mio mondo surreale, abitato soltanto da noi due, dove purtroppo quel noi è soltanto pronome personale e non la somma di Q. più S. E soltanto pensarlo mi fa sentire solo (Il piccolo cane dal nome troppo lungo pare accorgersi del mio disagio e si fa più vicina). Solo e forse guasto, come quel bambino strano che veniva a catechismo con me e che pensavo avesse il cervello montato al contrario. Prima parlando con S. tra un bicchiere di vino, una canzone e un goal della Robur, che da quando la ragazza ha fatto irruzione nella mia vuota e inutile vita non fa altro che vincere, ho realizzato che magari lei non sarà la cura dei miei mali, ma potrebbe comunque essere un’ottima medicina. Questa mattina l’ho sentita sul terrazzo canticchiare una vecchia canzone e riconoscendola ho capito che non serve poi tanto per affezionarsi alle persone e cominciare a voler loro un affetto onesto e sincero, senza malizie o velleità particolari. A fine partita, S. mi ha comunque mandato un messaggino con la faccina capovolta sorridente e il mio cuore ha perso un battito (anche due o tre). Afferrando il cellulare ho deciso di chiamarla, e dopo aver tracannato due dita buone di vino, più per sentirmi un attore di film che altro, ho chiesto ad Alexia di riprodurre "La Cura" di Franco Battiato (Alexia, volume 5) e ho sfiorato sul display la riga con scritto S. nella pagina delle chiamate recenti, con la speranza di risentire la sua voce e poter ricostruire un qualcosa che stavo malamente distruggendo.

 

Pontedera - Siena 0 a 2: la Disanto mania dilaga in terra pisana e noi ci prendiamo i 3 punti con molto piacere. Primi in classifica e vento in poppa. Io personalmente mi prendo questi 7 giorni di gioia pura e di libidine bianconera e me li tengo con me, ora dopo ora, assaporando l’ebrezza del primato, che al pari della felicità, dicono sia tanto contagioso.

 

Segue

 

Siena calcio il nome, lotta con onore!



Mirko

3 commenti:

  1. Questo filone della quarantena come se fosse quintana o setta, sinceramente mi sta provocando una strana sensazione come di ...... assorbimento.
    Ebbasta su....
    Chiodini

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  2. solo un battito? Nel leggerti il mio ne ha persi ducento almeno

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