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giovedì 16 giugno 2022

E che la cosa non si ripeta

Nell'era della tecnologia, dell'imminente 5G, delle gite domenicali su Marte, a Portoferraio capita questo.



Marcello Bonistalli, 60 anni, con gravi problemi al sistema immunitario, arriva al pronto soccorso in fin di vita.
Il dr. Belcari decide di curarlo col plasma iperimmune (quello del terrapiattista De Donno, meno male non c'è più). Marcello - inspiegabilmente - guarisce in pochi giorni.
A questo punto interviene - giustamente - la neo Scienza, con i suoi paladini della prima linea. Il primario di malattie infettive di Livorno (non mettiamo il nome perchè francamente ci fa un po' schifo) in una mail scrive: “E’ inaccettabile che si faccia una terapia di questo tipo. Chiedo che vengano chiarite le dinamiche, la responsabilità e che la cosa non si ripeta“.
Ed ha ragione. La cosa non si deve ripetere. Cioè, non si deve ripetere che un uomo in fin di vita non stianti e addirittura guarisca rapidamente attraverso un metodo terrapiattista e putiniano. Assurda la risposta del dr. Belcari: "L'"iter aziendale" così "proattivo" da cui il sottoscritto avrebbe "deviato" aveva creato un paziente con polmonite grave, perdurante da 4 mesi, senza che nessuno gli avesse prospettato una qualche cura. Il paziente, quando l'ho preso in carico, stava tecnicamente morendo sotto gli occhi di tutti.”
Ed incredibile la conferma di questa versione dello stesso Bonistalli in una lettera alla stampa locale: “L'interessamento proattivo del Dott. Sani, è stato quando il 27 aprile mi ha cercato tramite mia moglie, non aveva neppure avuto l’accortezza di appuntarsi il mio numero, e lo ha fatto solo per attaccarci pesantemente dopo aver saputo della trasfusione di plasma del giorno precedente, che invece mi ha strappato a morte certa curando i sintomi e la polmonite bilaterale ormai in stato avanzato.”
Noeeeee Bonistalli. Noeeeeee! Dovevi stiantareeeee, l'hai capito o no? Non è chiaro? Ovvia, te lo sillabo: S-T-I-A-N-T-A-R-E. Qui c'è gente (migliaia) che deve sfamare famiglie (migliaia) sulla base del diktat della mancanza di cura dal coviddi. Di coviddi non si guarisce; figuriamoci se si può fare col plasma iperimmune! Ma che si scherza?

Mettiamo qui le due lettere citate.
Una del dr. Belcari (buuuuuuuuuh). Una di Bonistalli (devi morire).

Lettera di Belcari

Il comunicato stampa di Asl Toscana Nord-Ovest sul caso del Sig. Bonistalli mi ha lasciato sconcertato. Gran parte della risposta dell'Asl Toscana Nord-ovest è una excusatio non petita che col plasma non c'entra nulla: nessuno qui ha mai contestato quanto fatto dalla Asl per la pandemia, nè le cure offerte in generale agli elbani. La Toscana è stata sì capofila dello studio Tsunami per indicazione politica ricevuta all'epoca dall'Istituto Superiore di Sanità, ma va anche detto (e il cittadino lo sta capendo benissimo) che quella sperimentazione c'entra molto poco col caso del Signor Bonistalli. Tsunami trattava pazienti immunocompetenti e ospedalizzati, mentre il Sig.Bonistalli è immunocompromesso e a domicilio. Quello di Tsunami fu un uso così tardivo che i risultati all'epoca furono deludenti, ma il mondo non si è fermato lì.

Purtroppo sul plasma, Regione Toscana (come ammesso in aula dall'assessore Bezzini) e Asl Toscana Nordovest sono in intollerabile ritardo sulla letteratura scientifica di più alto profilo mondiale. Oggi grazie a studi scientifici di altissima rilevanza e a linee di raccomandazione europee e mondiali sappiamo che il plasma convalescente riduce il rischio di progressione di malattia ed ospedalizzazione se somministrato finché il paziente non sviluppa i propri anticorpi. Questo significa, per gli immunocompetenti, entro i primi 5 giorni dall'esordio dei sintomi (esattamente come i monoclonali, almeno finché c'erano varianti sensibili, e gli antivirali in pillole), come dimostrato da ben 4 studi clinici randomizzati controllati (1 in Argentina, 2 negli USA, ed 1 in Olanda). Ma per gli immunocompromessi come il Sig. Bonistalli la finestra d'uso è molto più ampia poiché questi pazienti gli anticorpi non riescono a farli neanche dopo mesi, come dimostrato ad oggi in decine di migliaia di pazienti in giro per il mondo. Molti pazienti non possono avvalersi degli antivirali in pillole a causa di controindicazioni ed effetti collaterali, e oggi, contro Omicron-2, questi pazienti non hanno piu' alcun anticorpo monoclonale autorizzato efficace.

Se è vero che nell'attuale quadro normativo nazionale, gravemente in ritardo, si è ancora costretti a richiedere un uso chiamato impropriamente compassionevole, i benefici clinici sono oramai innegabili, e il plasma deve avere oggi la diffusione più capillare possibile: perché assenza di plasma, per alcuni, significa morire.

Ho riso, lo confesso, quando ho letto che l'Asl nel caso di Bonistalli, avrebbe attuato un "iter proattivo aziendale". L' "iter aziendale" così "proattivo" da cui il sottoscritto avrebbe "deviato" aveva creato un paziente con polmonite grave, perdurante da 4 mesi, senza che nessuno gli avesse prospettato una qualche cura. Il paziente, quando l'ho preso in carico, stava tecnicamente morendo sotto gli occhi di tutti. É forse accaduto questo perché, a parte il plasma, non c'erano cure alternative fattibili? E perché nessuno aveva di ammetterlo e sobbarcarsi l'aggravio burocratico della richiesta al Comitato Etico, come ha fatto il sottoscritto? La situazione con cui si è presentato al Pronto Soccorso Bonistalli era così grave da non tollerare piu indugio alcuno. Ed oggi il Sig.Bonistalli ha una Tac che lo dimostra guarito dalla polmonite e senza più virus nel sangue (sì, negli immunocompromessi lo si trova anche lì): pensate davvero che possa essere un caso che tutto questo sia avvenuto poche ore dopo l'infusione della prima sacca, quando tali condizioni perduravano da 4 mesi? 

L'Asl, che ho più volte chiamato in causa dal primo momento nella persona di Luca Lavazza, anziché approfondire gli aspetti etici e scientifici già indagati dal Comitato Etico (che ha rilasciato parere favorevole proprio per l'assenza di alternative terapeutiche), dovrebbe invece congratularsi con un medico e dei familiari che hanno creato dal niente (perchè niente c'era e niente c'è) un percorso di donazione e trasfusione che per un anno dopo la fine di Tsunami è totalmente mancato.

Alle mie continue e pressanti comunicazioni ed aggiornamenti fin dal primo giorno, al sottoscritto il dott Luca Lavazza non ha mai dato cenno di risposta "proattiva", non mi risulta che nessun'altro dirigente in Asl abbia chiesto neanche "proattivamente" delle condizioni del paziente, o si sia attrezzato per creare un percorso per questi pazienti. Paziente che - lo ricordo al Dott. Luca Lavazza e a tutti - il sottoscritto continuerà a curare col plasma in scienza e coscienza in tutta l'Asl Toscana Nordovest se altri bisognosi venissero alla mia attenzione.

Basti pensare, per capire l'assenza totale di percorso su una cura così efficace, che la prima sacca trasfusa è stata donata da un conoscente del paziente, e la seconda è stata fornita addirittura dal trasfusionale di Mantova, ma nei trasfusionali della nostra Asl manca persino l'adeguamento informatico necessario a distinguere queste sacche da tutte le altre di plasma non convalescente! Di questo dovrebbe occuparsi il Direttore del Servizio Trasfusionale di Livorno, non di confutare i giudizi del nostro Comitato Etico.

Inoltre informo l'Asl, così zelante nell'elencare i dati dei pazienti trasferiti dall'Elba come se questo avesse rilevanza alcuna nel caso di specie, a tutt'oggi nessuna proposta mi è giunta su ambienti alternativi al Pronto Soccorso dove effettuare trasfusioni di plasma per pazienti fragili.

Qualcuno, anziché continuare a scrivere al sottoscritto email minatorie (senza alcuna base medico legale o scientifica) e comunicati stampa che citano le obsolete linee guida del 2020 (laddove il sottoscritto al Dott. Lavazza, al Dott. Sani ed altri aveva già indicato da un mese per iscritto le linee guida di gennaio-aprile 2022), vuole preoccuparsi di fornire soluzioni efficaci per questi pazienti fragili oggi?

Per continuare le cure al Sig. Bonistalli (che ora sta benissimo, ma ne avrà bisogno ancora per settimane), sabato scorso ho chiesto 2 nuove sacche di plasma convalescente, e ad oggi nessuno mi sa dire se ci sono: così i familiari hanno dovuto ritrovare un donatore. E questo per la totale incapacità del Servizio Trasfusionale di Asl Toscana Nord-Ovest a reperire una risorsa oggi paradossalmente sovrabbondante.

E questo non è affatto "un caso eccezionale" come l'Asl Toscana Nordovest vuole farci credere, perchè in questo Paese di immunocompromessi come il Sig. Bonistalli, che non rispondono al vaccino e non possono avvalersi degli antivirali in pillole, e per i quali quindi la pandemia non è affatto finita nè finirà mai, ce ne sono oltre mezzo milione. Di cui molti ogni giorno muoiono in silenzio, perchè qualcuno ha preferito offrirgli il niente anzichè il plasma convalescente.

Solo grazie a persone come quelle che ho trovato nel Comitato Etico di Area Vasta Nord-Ovest, ai colleghi professionali del Servizio Trasfusionale e dell'Officina Trasfusionale di Pisa, oggi abbiamo scoperchiato questo problema per affrontarlo: perchè non l'hanno fatto prima di me in l'Asl Toscana Nord-Ovest? Tra pochissimi giorni trasfonderó nuovamente il paziente nei locali del pronto soccorso, prendano nota il Dott Lavazza, Sani, Genghi. Vedremo per allora se nulla sarà cambiato, o se avremo un nuovo "percorso proattivo" gentilmente offerto ai pazienti più deboli.


Lettera di Bonistalli.

Leggo con stupore la nota dell'Azienda Asl Toscana nord ovest mirata soprattutto a difendere la propria immagine sostenendo con toni elegiaci l'operato dei propri operatori durante la pandemia. Leggo che il tutto avviene – compreso il mio caso – nella piena sintonia tra medici e specialisti.  
Sarebbe stato bello però se, oltre a sentire il parere dei vostri professionisti, qualcuno di voi, ivi compresi i medici che tanto vi affannate a difendere, aveste anche solo provato ad interpellare me che grazie alle negligenze di molti ho quasi rischiato di morire.

É inaccettabile che diciate ora che il paziente è stato preso in carico; citando il pronto soccorso e il laboratorio analisi, quando è stato proprio il pronto soccorso, da voi accusato ed ostacolato con e-mail e telefonate, a sostituire le mancanze di cui sono stato oggetto.

Leggo poi che mi era stato proposto il ricovero al reparto di malattie infettive dell'ospedale di Livorno, ma vorrei sapere quando? Nonostante le nostre continue e disperate richieste di cure non sono mai sono stato ricoverato a Livorno o altrove come tanti altri pazienti gravi che la ASL si gloria di aver trasferito.

È stato anche affermato che non avrei avuto beneficio né dai farmaci antivirali né dai monoclonali tanto è vero che nessuno di questi farmaci mi sono stati mai proposti, né prescritti né tanto meno somministrati.

L'interessamento proattivo del Dott. Sani, è stato quando il 27 aprile mi ha cercato tramite mia moglie, non aveva neppure avuto l’accortezza di appuntarsi il mio numero, e lo ha fatto solo per attaccarci pesantemente dopo aver saputo della trasfusione di plasma del giorno precedente, che invece mi ha strappato a morte certa curando i sintomi e la polmonite bilaterale ormai in stato avanzato.

Vorrei mettervi al corrente che prima di allora non mi era mai stata fatta alcuna TAC, se non quella che mi sono dovuto pagare in clinica privata poiché il medico di famiglia a fine febbraio mi giudicava in via di guarigione e non riteneva necessaria alcuna indagine ulteriore.

Inoltre, come già detto né monoclonali né antivirali mi sono mai da voi stati prescritti: o meglio dal reparto di ematologia di Pisa, dove sono seguito per la mia malattia, era stata segnalata la necessità ed urgenza di somministrazione di tali monoclonali, i quali purtroppo risultavano “NON DISPONIBILI”, così mi è stato riferito dal mio medico di famiglia.

Erano tutti quanti al corrente che avessi febbre alta e tosse fissa da gennaio: le cure a me somministrate sono state solo a tentativi, spesso iniziate e poi sospese. Tutto fatto a distanza senza mai aver ricevuto una vera visita medica, monitoraggio o supervisione, salvo una visita multifunzionale del 7 marzo.

Vorrei sottolineare che tali scelte e lunghe attese hanno complicato e aggravato la mia già fragile situazione clinica.

Solo io e chi mi sta vicino sappiamo e possiamo sapere cosa abbiamo passato, il dolore, la paura, il senso di orribile abbandono, la percezione che non ci sarebbe stata una fine a questo inferno. Siamo stati per mesi in bilico, ad un passo dal precipizio senza nessuno che ci abbia proposto alcun efficace rimedio. E sentirsi dire dopo mesi di sofferenze e vita sprecata che è stato fatto tutto e vantandovi dell'interesse proattivo dei vostri specialisti, oltre ad essere assolutamente falso, vergognoso, inaccettabile è incredibilmente frustrante e avvilente. Qui si parla di vita, della vita dei pazienti, i vostri pazienti che sono uomini, padri, mariti, figli, nonni, amici... e se solo fosse vero quello che da voi è stato scritto non potrei che esserne felice e fiero ma purtroppo così non è stato.
Sono stato male, quasi al limite della sopportazione. A casa, sempre e solo a casa in attesa che qualcuno facesse qualcosa. A combattere per intere giornate a tenere duro aggrappandomi alla vita e a quello che di più prezioso ho. 

Se sono oggi qui a rispondere alle vostre giustificazioni non è certo grazie a voi ed a nessuno dei professionisti da voi citati. Sentirvi dire di essere stati impeccabili fino ad oggi suscita in me solo rabbia e tanta amarezza, quando invece è proprio grazie a colui che secondo voi avrebbe “deviato”, parole vostre, dall'iter aziendale che sto pian piano tornando alla mia normale vita.

Mi premeva spiegare tutto questo in risposta alla vostra nota che, in conclusione, ammette che le trasfusioni sono state regolari avendo il Comitato Etico riconosciuto la sussistenza dei necessari requisiti. Questo per me, per la mia salute, è ovviamente la cosa più importante. Tutto il resto mi amareggia, ed è per questo che seguirò con attenzione l'evolversi della vicenda e le conclusioni dell'indagine interna avviata dall'Asl.

1 commento:

  1. bisogna reagire. non possiamo più starea guardare. anche sulle pesanti e continue violazione del governo e del parlamento verso la nostra COSTITUZIONE!
    Stefano Ricci

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