Con una spallata decisa, ma neanche tanto improvvisa, novembre ha finalmente fatto irruzione nelle nostre vite, liberandoci da un ottobre bizzarro, caldo e piuttosto appiccicoso.
Nelle scuole l’orario definitivo è entrato in vigore – forse manca ancora qualche professore ma non disperate… tanto le vacanze di Natale sono dietro l’angolo - le palestre si riempiono di ragazze in leggings aderenti e canottiere rosa e le foglie degli alberi iniziano lentamente a staccarsi dai rami, colorando di autunno i marciapiedi di città. Nelle campagne le olive rilasciano il loro denso e profumato succo e l’aria è impreziosita dall’odore di vinaccia. Tra lepri, cinghiali, padelle e bestemmie, ripetuti colpi di arma da fuoco uditi in lontananza rompono la quiete del bosco, all’interno del quale i cercatori di funghi sono più numerosi dei folletti. Le castagne non fanno in tempo a toccare terra che sono già digerite. La terra trema ma fa sempre meno notizia. Per il resto, tutto bene, grazie.
O così è buona educazione dire, per non turbare troppo la sensibilità del nostro interlocutore. Che in verità non appare minimamente interessato alla nostra vita: avete mai provato a far seguire alla domanda “Come va?” la risposta “Abbastanza”, senza specificare nè "Bene" nè "Male"? Provateci e vi accorgerete che la stragrande maggioranza delle persone non se ne accorgerà. Sì, viviamo in un mondo difficile e decisamente superficiale. Ma per fortuna gioca la Robur!
Domenica prossima al Franchi sarà di turno la Carrarese da Carrara, città edificata proprio al confine tra Liguria e Emilia, ma amministrativamente imprigionata in Toscana, anche se con quest’ultima regione non c’entra proprio niente. A partire dal dialetto degli autoctoni.
Siena - Carrarese che partita è? Per rispondere a questa domanda, assolutamente insensata e fuori luogo, formulata soltanto per riempire il cyber-spazio messo a disposizione dal titolare del presente blog, è opportuno partire da lontano. Scordatevi la serie A, la B, la D vinta a Massa (coinquilina di Carrara nelle targhe delle automobili), San Siro, Mezzaroma e Lapo Elkan. Dimenticatevi anche di Arcadio e compagni che nell’autunno di 17 anni fa asfaltarono gli Apuani con un secco 0 a 3, gettando la maschera di fronte all’Italia pallonara figlia di un Dio minore della Serie C e assumendo il ruolo di squadra da battere. Cancellate tutto! Per conoscere le ragioni del perché Siena - Carrarese è più che una semplice partita, occorre fare un ragionamento ampio, che abbracci un sacco di materie noiose imparate a scuola e che noi – per praticità – cercheremo di condensare dentro all’incoraggiamento più affettuoso ricevuto dai genitori durante gli anni passati sui banchi di scuola: "Studia, duro"!
Quante volte ce lo siamo sentiti dire? Guardate che il “duro” non nasce per caso, anzi i suoi natali coincidono esattamente con la scoperta fatta da qualcuno che, avendo del tempo da buttar via e annoiandosi da morire in spiaggia a Viareggio, decise di scalpellare un po’ le Alpi Apuane per estrarre blocchi di pietra bianca detta marmo, dentro i quali si celavano statue, lapidi, pavimenti, chiese e palazzi. La cosa sorprendente tuttavia non fu l’immediato successo di quel materiale inteso come valore intrinseco (che detto così non significa assolutamente nulla o forse sì, boh…), ma il suo planetario utilizzo nella lingua di tutti i giorni, perché nel giro di pochi anni, la frase “Sei duro come il marmo di Carrara” entrò prepotentemente nel “lessico familiare” (che sarebbe anche uno dei libri più noiosi letti durante la mia adolescenza) di grandi e piccini. Senza saperlo, chi utilizzò per primo quella frase inventò il concetto di denominazione d’origine; altro che Doc e Igp. Questo naturalmente non c’entra niente con la sfida di domenica prossima, ma dopo 8 goal presi in due partite non mi pare carino parlare di solo calcio; meglio aggiungervi sopra un po’ di acido carbonico è stare a vedere cosa diventa. Forza, venga fuori il piccolo chimico che c’è in voi: alzi la mano chi lo sa! Cinque lettere verticale, inizia con la M e la terza è una R. Però occhio a farci cadere sopra il succo di limone!
La prima volta che mi sentii rivolgere il suddetto marmoreo complimento fuori dalle mura domestiche, molto probabilmente ero poco più di un ragazzo, ingenuo, silenzioso e parecchio sfortunato, visto che ero riuscito a beccarmi la mononucleosi, altresì detta malattia del bacio, senza nemmeno sfiorare le labbra di una ragazza. Dopo giorni di dubbi avevo deciso di confidare ad un citto molto più grande di me (diciamo un ex-citto) la mia infatuazione per una ragazza che in seguito sarebbe diventata una delle più apprezzate “navi scuola” della provincia. Al terzo “lascia perdere” che ricevetti dopo altrettante confidenze, con un leggero velo d’irritazione chiesi cosa avesse la ragazza che non andava. Lui rispose, scolpendo le parole nella pietra come Dio sul monte Sinai: "Oh seguita! Ma allora sei proprio duro come il marmo di Carrara, eh! Ma che fai mi prendi per il culo? È una vacca, lo sanno tutti. Ma se insisti, sai che ti dico? Fai come ti pare! Franellaci, fidanzatici e magari mettici su anche famiglia. Occhio però, fa' un figliolo con quella è come portare le olive al frantoio, non sai mai se l’olio che ti danno è il tuo o di quello che c’era avanti. Duro un’altra volta!". E l’immagine di un bambino che fuoriesce da un paniere di olive schiacciato da una macina di marmo mi turbò per tutti gli anni a venire. Quel giorno ebbi l’impressione di entrare a far parte del mondo dei grandi, ma l’impatto con la realtà fu doloroso come picchiare il mento nel piano di granito (scritto solo per non ripetere marmo, toh lo ripetuto lo stesso) della cucina. E quelle parole non riuscii più a dimenticarle.
Adesso che sono grande e ho smesso di pensare a quella ragazza, che dicevano essere stata con mezza Siena (e forse anche con mezza Carrara) ma chissà perché io fo sempre parte di quell’altra metà, ho capito tante cose sulla vita e le complicazioni che essa porta. Tuttavia il mio foglio A4 sta finendo e non ho più tempo per dilungarmi oltre, ma una cosa ve la posso ancora dire: Siena – Carrarese, bianconeri contro gialloblù, travertino contro marmo, balzana contro ruota, non è solo una partita di calcio, ma è un derby: il derby dei duri! Momento massimo nel quale convergono l’eccellenze di entrambe le città per poi concentrarsi nella frase ripetuta tutti i santi pranzi di Natale: "Via... e 'un si rodono, questi cavallucci so duri come il marmo".
Siena – Carrarese: dopo la vittoria in Coppia Italia contro i gialloblù della “Viterbese qualcosa” (tipo Castrense o roba simile) è il momento di un’altra squadra che finisce in “ese” e che si colora nello stesso modo. Coraggio Robur, riprendiamo il discorso avviato col Livorno.
Tutti insieme uniti avanzeremo.
Mirko
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