Febbraio 2020. L'epidemia avanza rapidamente dentro e fuori la Cina. Ogni giorno che passa il quadro si fa oscuro e carico di foschi presagi. Ma evidentemente non tutti la pensano così.
Non la pensano così, ad esempio, quelli che dopo - ed ancora oggi - sarebbero stati gli irriducibili fautori di misure draconiane ad oltranza (meglio se per sempre), ovvero i (finti) virologi da TV, che già al tempo erano stati sguinzagliati per costruire una precisa narrazione dell'evento. Ed in questo caso - fatto che oggi pare oggettivamente poco credibile in funzione di tutto ciò che è stato poi raccontato - la narrazione doveva continuare ad essere quella del "no problem", così come impostata a gennaio.
Nessun problema quindi a detta dei vari Burioni e Galli, rassicuranti sul fatto che in Itaglia il virus non sarebbe mai arrivato (?); il tutto chiaramente affermato senza uno straccio di evidenza scientifica o perlomeno di buon senso. Complottisticamente parlando, pare quasi che i (finti) virologi attendessero, per scatenare il terrore, il paziente n.1. Fino a quel momento, molto meglio che il virus avesse fatto il suo corso, che l'epidemia si fosse diffusa tranquillamente, senza organizzare alcuna procedura di sicurezza per un popolo intero, falcidiato entro poco da un virus (s)conosciuto.
Stessa situazione se guardiamo ai nostri politici. Fra chi abbraccia un Cinese e chi va a farsi uno spritz in mezzo a centinaia di altre persone, fra chi esce e bacia tutti e chi non vuol fermare il carrozzone italico, i governanti agiscono parallelamente ai virologi, come se la catastrofe incombente non esistesse. Complottisticamente parlando, pare come se essi avessero fatto apposta a non organizzare un minimo di misure di contenimento preventivo, in modo tale che il virus si diffondesse quanto più possibile fra la popolazione.
La blanda reazione italiana all'avvicinarsi del virus e l'atteggiamento dei politici volto a rassicurare i cittadini sulla assenza di pericolo per l'Itaglia hanno segnato pertanto una percezione iniziale volta alla totale sottovalutazione del problema. Addirittura, chi voleva lanciare un allarme per prendere adeguate misure preventive fin da subito era tacciato di essere un razzista o un disfattista. Tale atteggiamento risulta ancor più inquietante se messo a confronto con la narrazione drammatica che poi avrebbe preso piede dopo poche settimane.
Il 20 febbraio, alla scoperta del paziente n.1, d'impatto infatti cambia lo scenario narrativo, politico e sanitario.
Scrive Speranza il 22 febbraio nel suo famigerato libro-farsa: "Non ho un manuale di istruzioni per questa emergenza, nessuno di noi ce l'ha". Secondo il nostro grande ministro, quindi, l'Itaglia avrebbe dovuto fare da apripista per altri Paesi occidentali nella gestione della pandemia, brancolando nel buio. E quale sarebbe stato quindi il modello cui ispirarsi? Beh, al tempo ne esisteva soltanto uno: quello cinese. La Cina, memore delle critiche ricevute nella gestione di SARS e suina, aveva optato per una mobilitazione senza precedenti, mettendo in atto misure di contenimento drastiche e dal grande impatto mediatico, come il lockdown alla regione dello Hubei di 60 milioni di persone per un mese e mezzo. Misure oggettivamente poco possibili da attuare in una democrazia liberale, per lo più "sgangherata" come la nostra. Eppure, l'Itaglia segue in maniera ortodossa il modello cinese. E, dopo di lei, quasi tutta l'Europa fa altrettanto.
Fra le moltissime bugie che Speranza ha proferito in questi mesi (e per le quali speriamo che paghi salato), la mancanza di un "manuale di istruzioni" è una delle più gravi. Il manuale difatti c'era. Vecchio, antiquato, sgarrupato... ma c'era.
Cosa si sarebbe dovuto fare per bloccare la diffusione del virus? Andiamo per punti: 1) Identificare, confermare e descrivere rapidamente casi di influenza causati da nuovi sottotipi virali, in modo da riconoscere tempestivamente l'inizio della pandemia. 2) Minimizzare il rischio di trasmissione e limitare la morbosità e la mortalità dovute alla pandemia. 3) Ridurre l'impatto della pandemia sui Servizi sanitari e sociali ed assicurare il mantenimento dei servizi essenziali. 4) Assicurare una adeguata formazione del personale coinvolto nella risposta alla pandemia. 5) Garantire informazioni aggiornate e tempestive per i decisori, gli operatori sanitari, i media e il pubblico. 6) Monitorare l'efficienza degli interventi intrapresi. Non lo dice Wiatutti, ma il "Piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale" del 2006 (eccolo qua il "manuale di istruzioni"). Il piano, a partire dal 2013, deve essere aggiornato ogni 3 anni a cura del "Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie", che però non lo ha mai fatto. Il CTS, quindi, all'inizio della pandemia, ha trovato questo piano inutilizzabile, perchè esso deve essere aggiornato, implementato e cambiato in funzione delle risorse a disposizione; ed infine va esercitato, secondo precise istruzioni protocollate. Siamo cioè di fronte ad una serie di errori incredibili da parte dei nostri politici e dei nostri tecnici: un piano pandemico vecchio e mai aggiornato di 15 anni, un comitato di tecnici che non lo riconosce e lo ricusa nonostante il dramma in corso. Tanto per fare un esempio, Stati come la Germania o la Svizzera si fanno trovare con piani pandemici adeguati alla bisogna: prego andare a verificare i tassi di mortalità di questi due Paesi...
Un organo che avrebbe dovuto eseguire le operazioni di aggiornamento e di adeguamento del piano sarebbe stato il "Centro per la sorveglianza e prevenzione delle epidemie"; usiamo il condizionale visto che esso fu clamorosamente cancellato da Ricciardi nel 2016, quando era presidente dell'ISS (ne abbiamo già parlato in altro articolo). La chiusura del centro ha provocato la dispersione delle competenze e la distruzione di un organo di contatto fra Stato e Regioni, che sarebbe stato fondamentale soprattutto nelle prime settimane della pandemia. In questo modo si è passati dal gestire una emergenza di sanità pubblica come una emergenza di terapie intensive, con i malati non isolati, senza indagine epidemiologica, senza tamponi, passando la responsabilità ad una Protezione Civile completamente impreparata. Addirittura, non si prende alcuna misura per garantire la sicurezza delle fasce di popolazione più deboli, anzi le strutture di lunga degenza diventano una specie di campo di sterminio, considerato che nelle RSA sono inseriti malati contagiosi: una misura ancora oggi incredibile ed inspiegabile.
Insomma, a febbraio 2020 potevano e dovevano essere prese una serie di misure di salvaguardia della popolazione (soprattutto per le fasce più deboli, gli anziani, i malati cronici, ecc) che non solo non furono mai approntate, ma anzi si decise di fare finta di niente, come se la pandemia non esistesse, come se essa non si stesse diffondendo in mezzo mondo, come se non esistesse un seppur datato piano pandemico. Virologi buonisti, politici inesistenti, tecnici dilettanteschi: questo il quadro desolante che la rilettura odierna porta a stimare.
Resta da capire se sia stato preponderante il dolo o la negligenza nella (non) gestione di questa fase. Dal canto nostro, visto che noi non crediamo alle casualità, ribadiamo solo che ci pare assai sospetto verificare una serie di errori tanto clamorosi commessi da tante parti, in un periodo relativamente lungo di tempo...

Dolo o negligenza ti domandi Al-Mutanabbi? Io credo che potremmo essere in presenza di atti di deliberata noncuranza finalizzati al perseguimento di obiettivi estranei alla salute dei cittadini. Quando Speranza si ostina pervicacemente a contrastare, a ghettizzare i medici che propugnano le cure domiciliari, secondo me non compie una innocente omissione, ma un vero e proprio atto doloso, perché, non avendo in nessun modo voluto verificare la bontà o meno di quelle terapie senza motivi fondati, ha dimostrato inequivocabilmente che l'unica cura da lui ritenuta adeguata doveva essere il vaccino, e solo il vaccino, a prescindere. Scientemente e coerentemente Speranza ha tenuto fede fin dall'inizio al mantra che l'unico salvatore era il dio vaccino. O vaccino o morte, come sta scritto nelle Sacre stanze del potere! Sul perché non si hanno notizie certe, ma io inviterei ad andare a leggere i bilanci trimestrali delle Big Pharma. Che ne dite, certi utili con cifre a nove zeri saranno capaci di aprire porte e pure portoni?
RispondiEliminaPropendo anche io per il dolo. Pesante. Al-Mutanabbi
EliminaChe dire poi della beneamata Cina, che incredibilmente è stata vista dal nostro governo dell'epoca non come la colpevole della nascita e della propagazione del virus, ma come una benefattrice dell'umanità? Quell'atteggiamento è stato non solo vergognoso perché favorevole ad un regime totalitario antiumano, ma pure perché la Cina va considerata come direttamente corresponsabile dei nostri 125.000 poveri morti da Covid-19. Inoltre abbiamo presa la Cina come modello di contrasto dell'epidemia, tramite abuso di lockdown insensati, che oltretutto non hanno risolto per niente il problema delle morti, tanto che l'Italia vanta un tasso di letalità fra i più alti al mondo. Altre conseguenza letali possiamo individuarle nei considerevoli decessi per mancate cure ordinarie per malati oncologici o cardiaci, ad esempio. E dove dobbiamo mettere l'impennata dei suicidi soprattutto nei giovani, il fiorire di una marea di problemi psicologici e psichici e un aumento vertiginoso di rapporti familiari compromessi?
RispondiEliminaInfine, vanno ricordate le drammatiche conseguenze economiche patite da oltre duecentomila
famiglie che sono state costrette a chiudere le attività, andando ad ingrossare le fila dei milioni di nuovi poveri.
Avvilente poi è il trattamento riservato ai sudditi italiani, che con arroganza e distacco, hanno dovuto soggiacere a diktat spesso contraddittori e immotivati, tenuti al collare grazie alla formidabile macchina propagandistica dei media. La quale ha bombardato incessantemente l'opinione pubblica con l'unica voce dei decisori politici e sanitari, arrivando perfino a censurare le voci dissonanti. Che vergogna!
Sono d'accordo praticamente su tutto tranne una cosa: il fatto che gli altri Paesi europei abbiano seguito l'Italia sulle misure restrittive di marzo 2020. No, non è così: solo da noi sono state applicate norme, peraltro del tutto incostituzionali, degne del peggior stato satellite sudamericano anni settanta, con totale sospensione dei più elementari diritti democratici, e per giunta per un periodo lunghissimo (da inizio marzo a metà maggio 2020, con le riavute autunnali, festività natalizie, pasquali ecc.).
RispondiEliminaIl massacro della scuola, l'inibizione di qualsivoglia attività sportiva (ridicolo, in presenza di una malattia che colpisce persone deboli), l'accanimento contro determinate attività produttive senza alcuna evidenza scientifica... vogliamo continuare? Sarebbe interessante capire quali misure siano state effettivamente (sottolineo: effettivamente) prese negli altri Paesi in questi ambiti, ma credo sinceramente che in una ideale classifica di rigidità il Belpaese sia quantomeno sul podio...
Stavo parlando dell'idea di lockdown, che è avvenuto, sebbene in fasi alterne e con diversa intensità, un po' dappertutto. Indubbiamente in Itaglia la cosa è stata particolarmente pesante. Ma ci si merita. Al-Mutanabbi
EliminaDolo, pesantemente dolo. Mi rivedo nelle parole di Amico T.
RispondiEliminaE poi la Cina.... ma quale Cina, quella che ha i "campi di rieducazione"?
Il problema erano le palestre e ke piscine, ah semmai
Il Granacci
Ps. Il coprifoco almeno sulla carta è sempre lì, un capolavoro pronto ad essere usato in futuro più spesso di quello che la gente pensa.