Ve lo giuro, ve lo prometto: questo è l'ultimo pezzo che pubblico sul tema.
Perché a mio avviso il cerchio si chiude qui.
Poi smetto di rompervi i coglioni. Giurin giurello.
Ormai quasi un annetto fa, Wiatutti iniziò un percorso di pseudo auto-analisi, chiedendosi in continuità cosa volesse mai dire questa parola, "senesità", così tanto usata negli ultimi tempi.
Viaggio lungo, pesante, anti-contemporaneo, non scorrevole, ostico, tortuoso. E perciò bellissimo...
Allora, cosa ha fatto in sostanza Wiatutti?
Anzitutto ha messo allo scoperto una tendenza "strana" (diciamo così): quella secondo la quale si proferisce un termine senza conoscerne il significato. Ed il cui utilizzo si è avviato solo da pochi anni a questa parte. Fino a trenta anni fa, che io ricordi, nessuno difatti sapeva e/o parlava di "senesità"; dopo, la parola ha trovato un abuso, in fatto di utilizzo formale ed anche sostanziale.
Abbiamo allora tentato di dichiarare ciò che avremmo fatto: a fronte di queste anomalie di cui abbiamo or ora discusso, avremmo cercato di destrutturare il concetto, scarnificarlo pur senza la volontà di distruggerlo. Qualcosa non ci tornava, soprattutto i toni in cui il termine veniva speso, sempre a difesa di uno status quo "folosoide" che proprio non ci piace. Anzi, ci repelle.
Abbiamo allora capito, attraverso una serie di dotti interventi, con interpretazioni diverse ma non concorrenti (di tipo storico, politico, economico, sociale, filologico e culturale), che il concetto di "senesità" era dettato, nell'accezione che proviene da Siena stessa, da una serie di miti e di leggende che in gran parte o non esistono, ovvero sono stati artefatti allo scopo di tutelare quello status quo di cui parlavamo sopra.
In un articolo sul tema, nella sezione dei commenti, Quixote scrisse una volta qualcosa del tipo: bene, ho capito cosa non è "senesità", ma chiedo a questo punto cosa sia.
A mio avviso, come scritto pochi giorni fa, il punto essenziale lo coglie un non-Senese, quell'Allegranti che tanto abbiamo (giustamente, per tanti versi) criticato nella nostra città. "Senesità" è tante cose, soprattutto è un confine che continuiamo a mettere fra noi (chiunque siamo) ed il diverso (chiunque sia), che diventa soglia psicologica, frontiera, muro. Questo soprattutto a livello "popolare", "volgare" (del popolo/volgo). Lo dico senza mezzi termini, anche auto-citandomi, ma questa interpretazione è quanto di più deleterio ci possa capitare, poiché rischia di chiuderci, nel 2015, nel confino delle nostre mura, con una cinta che circonda soprattutto le nostre menti.
Diversa è una seconda Verità, che Allegranti non dice (non può?); ed è un peccato, perché ne avrebbe tutte le facoltà intellettuali. La "senesità" è stata anche, a livello "alto", l'ideologia del Potere, che ha permesso di operare (= rubare) in questi anni a tanti livelli della politica e della finanza.
Lo so, è scioccante, ma è probabilmente così che è andata. Non esiste infatti storicamente una società di sfruttatori che non si avvalga di una ideologia, di un -"ismo" o di una -"ità", per giungere ai propri obiettivi.
Ed a Siena è successo questo: ad un certo punto (fine anni '50 - inizio anni '60, probabilmente), concordemente con un cambiamento che stava avvenendo a livello nazionale, finiva l'era della tradizione popolare contadina ed iniziava l'età del consumismo, con il crollo dei valori consolidati ne subentravano altri, che arrivano, nella loro interpretazione più bieca, fino ai giorni nostri. In questo vuoto ideologico, si inseriva un gruppo di potere rapace, dinamico, trasversale; a Siena non conterà molto l'ideologia politica, dato che la "sinistra" la fa da padrona e la "destra" si adegua senza colpo ferire. Si necessita pertanto, in assenza di un consolidamento su basi ideologiche politiche riconosciute, una nuova ideologia, inventata di sana pianta, che peschi in un passato leggendario ed idilliaco, soprattutto quando il mondo esterno inizia a premere per un cambiamento, dopo che le ruberie sono state svelate a tutti. La "senesità" diventa così la nuova parola d'ordine, che crea un controllo pressoché immediato dei cervelli e delle masse; il tutto assecondato e ripreso dai cosiddetti Poteri Forti: politica, finanza, clero.
Termina la Siena "cattiva", popolana, scorretta, dei personaggi non presentabili, dei briachi, dei mostri gentili, dei vinai, poiché il Potere questa gente non la vuol vedere, non essendo commerciabile. La "senesità" diventa allora una moda, quella dei pottoni, che trascina, per emulazione acefala, il popolino, che resta zozzo pur fingendo di non esserlo più. Ed in ciò diventa figura drammatica, inconsapevole, muta alla svendita proprio di quei valori sui quali la "senesità" più si basa, tutela del Palio in primis. Il Potere si accorge cioè che diventa tutto molto più controllabile se, a livello di comunicazione, il popolino accetta di essere lusingato e circuito con un linguaggio che vuole comprendere e pretendere in quanto esclusivo.
Non si sviluppa mai pertanto, a Siena, una ricerca sul tema (che io sappia), nè in ambito istituzionale, nè in ambito privato. Continuiamo in maniera indefessa a parlare di Palio, Contrada, cavalli, pallone, basket, civiltà, Montaperti, terra in piazza, mentre non esiste una ricerca storica sul perché e sul come questo cambiamento sia avvenuto, non ci importa un cazzo insomma di capire perché tutto intorno a noi è crollato. Continuiamo sempre e soltanto ad andare nel Medioevo, nella chiusura mentale e culturale oltranzista, nell'apatia dettata dal non saper ricercare le nostre vere origini. E nel rifugiarsi continuamente nella "senesità" che, forse, semplicemente... non esiste.

A te Pasolini ti fa una s... scherzo naturalmente. Comunque magari si andasse verso il Medioevo, almeno in quel periodo c'erano discussioni accese, idee diverse, grandi artisti; qui piuttosto vige il monopensiero degno di una società orwelliana. Saluti. Cecco
RispondiEliminaApprofitto del commento di Cecco per chiosare una parte dell'articolo un po' criptica.
EliminaQuando scrivo che "continuiamo sempre e soltanto ad andare nel Medioevo", voglio dire che tale tendenza non deve essere più considerata solo un rufugio leggendario, dove tutto è ammantato di Bellezza e di Virtù. E che ci farebbe bene a volte confrontarsi anche con la realtà dei nostri giorni.
Dopo lunga operazione onanistico-mentale sul caso o meno di postare sulla questione intervengo alla scroto di cane e chiedo anticipatamente perdono.
RispondiEliminaFossi in te non smetterei di rompere i coglioni su questo argomento perché, prima o poi, qualche antropologo culturale non tesserato-aggrovigliato piddì o straniero potrebbe indagare sopra la questione con una certa soddisfazione. Senza necessariamente tralasciare o abiurare il lato sportivo e ludico dei tuoi pezzi che ritengo molto genuini e colti seppure scritti con apparente nonchalance.
Quella che tu definisci "Senesità" esiste. Non sono senese ed ho sempre avuto grande curiosità per come sia celermente avvenuta la creazione di questa "Senesità" perché, per dare dignità a questa tradizione inventata (la raccolta di saggi "L'invenzione della tradizione" curata da un certo Eric Hobsbawm spiega meglio di me quello che vorrei sostenere) si è cercato di poggiare, come Virgilio fece con l'Eneide cercando di conferire dignità regale ad un branco di pecorai guerrafondai, tutto su un "grandioso" passato medievale della Repubblica di Siena. Dimenticando che l'economia e la società senese si sono sviluppate pressoché tutta successivamente al 1492.
Questo concetto contemporaneo di "Senesità" è frutto di un rapidissimo cambiamento sociale avvenuto dalla fine degli anni '60, quando la città ha goduto di una espansione diffusa ed ha avuto la necessità di riconoscere se stessa mediante un fortissimo richiamo al passato. Per legittimare la "grandeur" senese e la successiva "Siena da bere" è avvenuto un processo di sincretismo che ha coinvolto soprattutto una parentesi di bengodi medievale che, grazie alla produzione accademica di vari sessantottini medievisti tesserati poi passati al lato oscuro della pastasciutta, è stato forzosamente dilatato sino ai giorni nostri per restituire dignità e, per l'appunto, "tutelare" il popolo senese dalla contaminazione con i forestieri arrivati in città per godere del benessere sopraggiunto nel secondo dopoguerra.
Quindi avanti con Montaperti ma tralasciando quanto il territorio senese fu determinante nella costituzione dello stato toscano e quanto bravi furono i burocrati senesi tra Sei e Settecento.
Oppure avanti con MP(-S) istituito nella prima metà del Seicento (1625, mi pare) ma antidatato al 1472 perché in quell'anno nasceva Monte di Pietà che fu successivamente fuso per incorporazione nel Monte dei Paschi. La querelle è ancora aperta.
Molto, Palio compreso, è stato codificato dopo il Medioevo che, per quanto possa essere stato radioso, rimane una breve parentesi rispetto alla lunga storia del territorio senese che ha contribuito e beneficiato attivamente dei progressi economici e culturali.
Probabilmente sarebbe utile che il concetto di Senesità fosse ridefinito imparando dal suo vero passato, ridimensionando le effimere o fasulle vittorie e restituendo dignità ad interi secoli di vera prosperità volutamente dimenticati pur sostenere retoricamente e silenziosamente l'establishment ricevendo da questo lo stipendio attraverso le istituzioni bancarie, pubbliche e cooperative.
Però, ahimé, visto che il gruppo di potere attuale ha di fatto esautorato il popolo dalle scelte per la promessa di un tozzo di pane intinto nell'olio bono ab aeterno ammantata da una ponderosa produzione letteraria assolutamente distorta, finché non si costituirà un nuovo gruppo di persone capaci di far crollare questo sistema ormai stagnante non ci sarà possibilità di rinnovamento nel pensiero dei cittadini senesi. Ci vorrà del tempo e qualche sopraggiunto morso provocato dalla sopraggiunta fame che possa destare la gente dal torpore, ma è fattibile.
Scusami se mi sono dilungato (sul sincretismo senese ci sarebbe molto da scrivere), ma apprezzo che tu sia l'unico a trattare certe tematiche.
Saluti,
uno dei Diciannove lettori di questo blog
Embè... Premesso che la locuzione "sessantottini medievisti tesserati poi passati al lato oscuro della pastasciutta" è geniale, accolgo l'imput del diciannovesimo lettore del blog a non smettere di bacare i coglioni su temi "ostici".
EliminaMa rilancio. Ti propongo, anonimo commentatore, di mandarmi una mail su wiatutti@gmail.com e di buttare giù insieme qualche idea. Ne sarei davvero felice, perchè scrivi benissimo.
Sul resto, direi che sono sostanzialmente d'accordo, soprattutto nel punto in cui affermi che per cambiare davvero si necessitano anzitutto PERSONE NUOVE e non le solite facce lesse, che creano stagnazione.