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lunedì 3 agosto 2026

Il Corriere del Siero ne ha combinata un’altra

Il Corriere del Siero, che neppure più i deretani accettano nella funzioni di essere ripuliti, ne ha combinata una delle sue, grottesca e clamorosa.

Il 5 giugno 2022 il quotidiano della CIA pubblicò in prima pagina l’inchiesta: “Influencer e opinionisti. Ecco i putiniani d’Italia”. Con un richiamo solenne: “La mappa ricostruita dagli 007”. Dentro, fotografie, nomi e cognomi. Tra questi quello del professor Alessandro Orsini, inserito in una presunta rete filorussa capace di diffondere propaganda, condizionare l’opinione pubblica e perfino “boicottare le scelte del governo”(?).
Roba da KGB, con polonio incorporato.
Peccato che già nei giorni successivi Adolfo Urso, ex presidente del Copasir, avesse negato l’esistenza di un’indagine del Comitato sui presunti influencer e che anche Franco Gabrielli, all’epoca autorità delegata per la sicurezza dell’Itaglia, avesse parlato di una presunta attività di dossieraggio “in realtà inesistente”, precisando che i nomi pubblicati non comparivano nelle investigazioni dei Servizi. Ma al Corriere del Siero importava una sega, importante era rispondere ai diktat del Padrone e - insieme ad una foltissima schiera di colleghi e di politici - infamare chi osasse far riflettere le masse su logiche diverse dalle narrazioni imposte.
Quattro anni dopo è arrivato il conto.
La prima sezione civile del Tribunale di Milano ha da poco riconosciuto il carattere diffamatorio dell’articolo e disposto in favore di Orsini 27.500 euro di risarcimento, oltre a circa 5.000 euro di spese processuali. La decisione non è ovviamente definitiva e potrà essere impugnata. Il punto stabilito dal giudice è persino elementare: il Corriere del Siero non avrebbe fornito la prova né dell’esistenza di un’indagine dei Servizi riguardante Orsini, né della sua partecipazione a una rete organizzata di propaganda e boicottaggio. Il ricorso a fonti anonime, ha osservato il Tribunale, non elimina l’obbligo di verificare la veridicità delle informazioni. Quando il controllo è impossibile, la soluzione non è riempire la prima pagina: è non pubblicare.
Questa qui di non è più una sentenza sulle opinioni di Orsini, sulla Russia o sull’Ucraina; è una sentenza sul giornalismo: non si può trasformare il dissenso dalla linea governativa in una prova di appartenenza a una rete nemica.
Ma fatto sta che il marchio di putiniano impiegò poche ore a fare il giro d’Italia. Per stabilire che mancavano le prove sono serviti quattro anni. Per cui lo scopo dei servi è stato subito raggiunto. Che la verità sia un’altra, ormai non importa quasi più a nessuno.


2 commenti:

  1. Mitico per cui andava tolto il finanziamento pubblico ai giornali e firmare la petizione lanciata ed oscurata da quasi tutti i giornali perché gli volevano togliere i soldini.
    Chissà quanti l'hanno firmata su chi condivide questi articoli.

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