Quando dalla mia sciarpa della Robur sparirà il tuo profumo, non mi resterà più niente di te. Mi guardo intorno mentre assimilo questa notizia. Sono un po' spaesato e forse mi gira la testa. Improvvisamente, come Belluca udendo il fischio del treno, realizzo cosa significa perdere per sempre qualcuno di veramente importante.
Che poi la parola "perdere" non si dovrebbe mai utilizzare durante le partite del Siena, perché la scaramanzia è fondamentale. I bianconeri affrontano il primo tempo di una partita noiosa, nella quale teniamo la palla senza mai tirare nella porta dell’Olbia. Giocare senza tirare non serve a niente. Che poi è come avere il tuo numero in rubrica ma non utilizzarlo mai. Controllo WhatsApp, blocco la tastiera del cellulare e tiro su col naso. Accanto a me qualcuno zuppa una domanda in un bicchiere colmo di ironia: "Perché non facciamo un coro a Varela ogni tanto?". Lo guardo sorridendo e penso: "Ma sì dai, facciamolo. Tanto sono solo due mesi che non tocca palla". Come dicevi tu: certo che voi tifosi del Siena non siete mai contenti! Eh, mi sa che avevi ragione anche questa volta.
Provo a riemergere dal buco nel quale sono caduto, ma non ho voglia di arrampicarmi di nuovo fino alla superficie, soltanto per arrivare a vedere un panorama nel quale tu non ci sarai. Le voci arrivano alle mie orecchie ovattate, come se provenissero dal bagno o dall’appartamento del vicino. Mi sento solo nonostante ci sia un sacco di gente intorno a me. A tratti mi pare di non percepire nulla del mondo esterno, ad eccezione del vuoto che ha lasciato la tua assenza, all’interno del quale sono sprofondato come la palla numero 8 nella buca d'angolo o la pioggia nei tombini, mentre i giorni si rincorrevano e le notti si attaccavano ai tramonti. Ciò che i miei occhi vedono è la solita vita di tutti i giorni, settimane lunghe, partite alla domenica, polemiche e polemizzatori. Tutto scorre in pace. La guerra, quella vera, invece si sta combattendo dentro di me. Da una parte c’è tutto il bello che provo per te, e che forse voglio dimenticarmi, contro il brutto che vorrei provare, ma che in realtà non mi riesce di trovare da nessuna parte. Ripenso a noi due, mi vengono in mente mille momenti. Io e te la Robur. Sembra il titolo rivisto di un vecchio film di Francesco Nuti. Ti immagino comparire in curva, vestita di scuro. Io ti osserverei come sempre sbalordito (sì lo ammetto, è sempre stata questa la reazione che provavo in quel preciso instante in cui i nostri occhi si incontravano e i miei sparivano nei tuoi ) mentre tu mi domanderesti soltanto: "Come va?". Per farti ridere ti risponderei: "Mah normale… da zero a zero…". Esattamente come questa Robur, che non ne vuol sentire di segnare.
Ma tu non ci sei più e il primo tempo è finito. Mi siedo, respiro, tocco qualcosa di solido dimenticato dentro la tasca del giacchetto e realizzo che l’autunno sta entrando nel vivo. Il cielo grigio ricopre lo stadio e qualche goccia comincia a cadere sugli spalti. Ricomincia la partita e senza nemmeno avere il tempo di capire ci troviamo avanti di due goal. Euforia smisurata. Incredulità e stupore perché per un secondo non penso a te. Forse aveva davvero ragione Tiziano Ferro: "E il mio ricordo ti verrà a trovare quando starai troppo male. Quando invece starai bene resterò a guardare". Riuscirò in futuro a stare un giorno interno, 24 ore sonno incluso, senza pensarti? La gioia tuttavia scappa via poiché come avevamo creato in pochi istanti, distruggiamo tutto in una manciata di minuti e quel che era un meritato 2 a 0 diventa un orribile 2 a 2. Due tiri, due reti. E immancabile il ricordo di te torna a bussare alla porta del mio cuore.
Non posso aprire, mi dico. Non adesso. Non ora. Più tardi magari, mentre il sabato aspetterà la notte per trasformarla in domenica, forse troverà il tempo per farti entrare e struggermi nella malinconia come una noce di burro in una pentola calda. Il mio umore variabile oggi è come la Robur: insieme siamo passati dalla malinconica tristezza del primo tempo alla rabbia del post pareggio, facendo scalo per qualche misero minuto nella gioia dell'effimero raddoppio. Gioia che come sempre dura molto poco. Che fastidio!
Ultimi secondi di partita. Rigore per loro. Magari adesso sei abbracciata ad un altro e mi hai dimenticato. Mentre il barometro del mio umore variabile registra una discesa che nemmeno Kristian Ghedina sulla Streif di Kitzbühel ha mai fatto vedere, ti immagino serena altrove, tutta indaffarata col cane che corre in giardino e sporca il salotto mentre lui, l'uomo senza volto dei miei incubi, ti guarda innamorato e sorride. Forse sei anche felice. L'immagine mi atterrisce; un pugno in pieno stomaco farebbe meno male. Però mi sento meschino a dolermi della tua felicità. Vorrei scappare a nascondermi. Mi manca l’aria e il mondo diventa nero. Perdiamo anche oggi. Tanto io sono abituato a perdere. Perso te, ho perso tutto. Rigore netto, dai. Aspetto che il fischio dell’arbitro squarci il pomeriggio. Un lungo, lunghissimo istante di agonia. Mi pare di essere tornato a scuola, alla fine dell’interrogazione di fisica, quando attendevo con ansia se un 5 e mezzo potesse diventare in qualche modo 6 meno meno. Ma non sento niente. Strano: sono gli occhi che funzionano poco bene, le orecchie invece dovrebbero essere ancora buone. Grosso modo. Ribaltamento di fronte. Quel 5 e mezzo adesso pare stia diventando davvero 6 meno meno perché siamo in serie C e non c'è l'odioso Var. Se ce l'avessi io il Var, rivedrei la mia storia con te al rallentatore per capire dove ho distrutto tutto.
L’azione si sposta un po’ più verso la metà campo, dalla parte dove non piove. Un' improvvisa vampata mi avvolge. Il cuore batte forte: è come aver preso l’ultimo treno della notte un attimo prima che le porte si chiudessero. La parola treno mi riporta subito a te, perché tra di noi c’è sempre stata una ferrovia. Un treno. Un addio. Il mio umore si lecca le ferite: un altro sabato da buttare. Vorrei bermi due birre di fila, soltanto per non pensare a niente. Ma tanto già so che da ubriaco poi farei cose stupide, come scriverti "Ti amo" e non riuscire a cancellare senza inviare. Ci fosse la sezione dei messaggi alcolici sciattati avrei riempito la memoria del telefono da anni. Poi però, tipo filastrocca: Favalli, Guberti, Favalli e la palla arriva sui piedi del cittone biondo biondo, che sembra Fred Jones di Scooby Doo. Magari anche lui avrà perso qualcuno di importante, lasciato lassù nell’isola sperduta in quel mare freddo come il ghiaccio, oppure magari quel qualcuno importante lo troverà da queste parti. Ma adesso non importa perché avventandosi come una volpe artica sul pallone, devia il cross di quel tanto che basta per infilarlo inesorabilmente alle spalle del portiere sardo col cognome orange. Un giorno magari racconteremo di quel giorno che allo stadio c’erano un olandese, un sardo e un islandese… Ma oggi basta parole. Siamo sul 3 a 2 e non piove più. Mi volto come a cercarti . Dove sei adesso? Non vedendoti, alzo le mani al cielo e muovendo le labbra prive di voce, disegno sulla mia bocca la frase "Abbiamo vinto". E sono sicuro che da qualche parte, ovunque tu sarai, avrai sentito un piccolo brivido caldo percorrerti la schiena. Esattamente come succede a me tutte le volte che vince la Robur!
Siena - Olbia 3 a 2: 3 goal, 3 punti e un'altra acquata presa. E poi dicono che non piove più. Comunque, anche questa in qualche modo è andata. Adesso sotto a chi tocca, tanto non abbiamo paura di nessuno... Seee, anche meno dai! Ovvia Roburrone, vediamo se riusciamo a mettere in fila due risultati buoni.
…su quei gradoni, lì ci troverai!
Mirko

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