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martedì 9 novembre 2021

Sembra uno scherzo

Sembra uno scherzo, ma invece è così: per la prima volta in tanti anni, ieri, sono arrivato allo stadio un bel po’ di tempo dopo il calcio d’inizio. Al quinto minuto del primo tempo per l’esattezza. Che mi sono perso? 


Niente secondo il grande maxischermo nuovo, unico residente del settore superiore della fu gradinata Paolo de Luca, desolatamente vuota e triste, se non fosse per il toccante striscione in ricordo di Eugenio Pazzaglia, interprete di quel  calcio sano che non ha nulla a che vedere con quello malato di oggi e che molto probabilmente non vedremo mai più. 

Lo ammetto: Eugenio Pazzaglia non l’ho mai visto giocare. Ma solo per questioni anagrafiche, non per negligenza. Sarebbe come chiedere quanto fosse forte Tore Andre Flo ad un ragazzo nato nel 2005: ti guarderebbe perplesso e tirerebbe su con le spalle. Poi correrebbe a cercare su Google. Io invece, volendo campare soltanto di ricordi tramandati, rammento poco di lui. Nella memoria conservo soltanto alcune foto sbiadite in bianconero (nelle quali la maglia del Siena appare comunque meravigliosa, perché a noi non servono i colori per essere bellissimi) e tanti racconti delle persone più grandi di me. Il coro in suo onore comunque, a me è sempre piaciuto da morire. Ecco cosa mi sono perso forse, arrivando al quinto minuto del primo tempo: il suo coro. E un po’ mi è dispiaciuto.

Sembra uno scherzo, ma nonostante fossi in grave ritardo, ho scelto comunque la strada più lunga. Se sbagliare è umano, e io ho sbagliato visto che alle 14 non avevo ancora acceso l’auto, reiterare nell’errore è stato sicuramente diabolico. C’era un Modena da affrontare e un omuncolo travestito da mediocre ds da "salutare" e io me ne stavo bellamente gironzolando per la periferia. È strano come il destino abbia messo nello stesso giorno il saluto a Pazzaglia e quello a vaira. Vai a capire il perché di certe coincidenze, anche se una cosa è certa: cento vaira non varranno mai mezzo Pazzaglia. Comunque, vuoi la giornata calda, vuoi l’assenza delle macchine per strada, ho visto bene di abbandonare il percorso più logico e addentrarmi nelle viscere del centro passando per Porta Romana. 

La strada di Porta Romana è un budellino senza uscita che si schianta contro la ZTL: a metà salita la Cassia diventa Via Enea Silvio Piccolomini, che dopo la porta muta ancora nome, diventando Via Roma. Durante la settimana, specialmente verso le 8.30 del mattino è un delirio dell’ottanta, con quattro scuole (materna, elementare, medie e superiori) in 250 metri. Ma la domenica invece... Sembra uno scherzo, ma la domenica pare un altro mondo e tutto cambia, pur mantenendone la stessa forma e le stesse sembianze. Il Siena sta per scendere in campo ma io sono praticamente fermo in Valli. Mi guardo intorno. Mi manca il rumore del traffico e l’odore familiare degli scarichi dei motori termici. Mi viene in mente quando da giovanotto facevo chiusura in discoteca e dopo l’ultima canzone l’improvviso bagliore delle luci rivelava un mondo celato dal buio e pertanto sconosciuto. Procedo lentamente fino all’altezza di una pasticceria sulla mia destra. Poco più avanti un tempo mi pare ci fosse un benzinaio. Ho sempre amato i piccoli distributori di città, dove era possibile scambiare due parole con l’omino della pompa e osservarlo mentre tirava fuori dalla tasca dei pantaloni un portafoglio colmo di banconote. Chi giocherà oggi? Il pennellone biondo o Guberti? Non c’è nessuno intorno a me. Non ci sono nemmeno le ragazze che ogni mattino escono dalla residenza degli studenti. Alla mia sinistra un grosso cancello chiude il varco fra due alte colonne. O questo, chissà cosa c’è la dentro? Una specie di giardino dei misteri? Muoviti Mirkino, sembra implorarmi il mio io tifoso. Vai piano, mi suggerisce l’altro mio io, quello che "la vita è meglio prendersela calma". Dura la vita del bipolare! Oltrepasso il cancello e… Un brusco rumore di pneumatico che stride sull’asfalto interrompe la quiete cittadina. Sarà contento il mio gommista, bofonchio. Molto probabilmente in qualche casa la mia frenata avrà disturbato il riposo di un cane, perché un attimo dopo un lamentoso latrato invade il pomeriggio. Controllo lo specchietto, per fortuna non avevo nessuno dietro: il mio paraurti è salvo. Ingrano la retromarcia e torno indietro di qualche metro. Mi soffermo all’altezza del cancello. Tolgo gli occhiali nuovi di zecca (se me li sono messi giusto giusto per vedere perdere la Robur, potevo tranquillamente restare mezzo ciecato) e mi stropiccio gli occhi. Sembra uno scherzo, ma in mezzo alla porzione di giardino che riesco a vedere dall’inferriata, appare una costruzione in pietra grigia. Sembra un trullo, di quelli che si vedono negli stati Instagram della gente in vacanza in Puglia. Accosto, inserisco le quattro frecce e scendo dall’auto. Più mi muovo nello spazio e più ho la sensazione di perdermi nel tempo. Ma che ci fa un trullo a Siena? Un brivido mi percorre la schiena mentre cerco di infilare la faccia tra le sbarre di metallo: quello non è un trullo… è una piramide! Tipo quelle egiziane, soltanto molto più piccola. Beh, nemmeno tanto piccola, direi. Sembra uno scherzo, ma sono trent’anni che percorro questa strada, dai tempi in cui mia madre lavorava al Caselli, eppure non l’avevo mai vista. Una piramide, a Siena. Mah… ieri c’era o l’hanno costruita questa mattina? 

Improvvisamente mi sento allegro. Mi dimentico del ritardo e della partita, del Modena e di vaira. Una decisa e totalmente incontrollata ondata di gioia mi risale la spina dorsale, su su fino alla nuca. Una piramide. Ma come ho fatto a non vederla prima? Nel mio piccolo spicchio di serenità, realizzo che in questo mondo non c’è felicità a sufficienza per tutti gli abitanti. Di tristezza invece, ne abbiamo fin troppa. E proprio perché gli esseri umani sono tanti e ognuno ha diritto alla sua piccola razione, la felicità arriva all’improvviso e se ne va via velocemente. Saltando da l’uno all’altro come un pidocchio. Ecco perché non è possibile restare felici a lungo. Dicono che per essere felici occorre aver conosciuto la tristezza, per essere tristi invece, secondo  me non serve aver assaporato la felicità. Forse nasciamo tutti tristi e ci lottiamo un brandello di felicità giorno dopo giorno. Io personalmente provo a (ri)costruirmela tifando la Robur… 

Guardo l’orologio: cazzo la partita! Un ultimo sguardo verso la mia piramide, come se la sua esistenza fosse un segreto noto soltanto a me, e muovo un passo per tornare verso l’auto. Mi soffermo di nuovo. Alzo gli occhi al cielo, cercando nelle nuvole  la risposta ai mio quesito: ma che ci fa una piramide a Siena? E perché nessuno me ne aveva mai parlato prima? Un qualcosa attira la mia attenzione. Due grossi cani di pietra mi guardano dalla sommità delle colonne che sorreggono il cancello. Cani? No per Dio, quelli non sono cani. Ritorno sui miei passi. Guardo meglio. No, non ci credo: due sfingi sembrano controllare l’ingresso del giardino dei misteri. Sfingi: sembra uno scherzo... Istintivamente mi porto le mani alla bocca. E la Robur, mi chiede ancora l’io tifoso? Aspetta cinque minuti, risponde l’altro, pregandolo di tacere. Per un ultimo minuto mi lascio rapire da questo frammento di Siena che non conoscevo. Poi distolgo lo sguardo, sbatto le palpebre e tutta la città pare riprendere vita. Mi volto, più per cercare smentite che conferme. E invece la piramide e le due sfingi guardiane sono ancora là. Accenno un saluto, mi sento stupido e stupito. Sembra uno scherzo, ma pare tutto troppo vero. Salgo in auto e scappo via verso il mio ritardo. Nello specchietto retrovisore mi sorprendo a domandarmi: una piramide a Siena? Ma ieri c’era davvero? Boh… sembra uno scherzo!

 

Siena - Modena 1 a 2: visto che tutti parlano di quello che succede in campo, a me piace parlare di ciò che vedo fuori. Anche perché di calcio non ci capisco niente e a dirla tutta manco mi garba. Ritorna la gente allo stadio, si riempiono un po’ di spazi vuoti e puntualmente perdiamo. Non c’è verso: negli ultimi cinque/sei anni abbiamo mancato tutti tutti tutti gli appuntamenti per far rinnamorare la gente e ripopolare il Rastrello. Sembra uno scherzo, ma invece è così…

 

su quei gradoni, li ci troverai!


Mirko

1 commento:

  1. Io sì, l'ho visto giocare per questo, stante quello che ha fatto e dato per questa maglia, mi aspettavo quanto meno di giocarla contro il Modena, con il lutto al braccio e un minuto di raccoglimento. E che non si venga fuori con i permessi della federazione perché per Maldera,morto due giorni dopo, tutto questo è stato fatto. E poi non una rappresentanza al funerale, non la Sua maglia sul feretro....

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