Oggi ci sentiamo particolarmente allegri, per cui vi introduciamo ad un pezzo che, letteralmente, non ci fa stare fermi sulla sedia all'ascolto.
Già, parliamo anzitutto della parte musicale. La canzone si avvale del (fondamentale) apporto di Maurizio Arcieri, componente dei Krisma, soprattutto nella parte della costruzione elettronica, che diventa movimentata in stile dance. Rispetto ad altre canzoni battiatesche, siamo in presenza di un brano relativamente semplice, che ruota intorno a pochi accordi, ma che incalza nella prima parte con il sottofondo delle chitarre elettriche e tende ad accompagnare la strana aria bellica e/o festosa di cui narra il testo. E' solo nel ritornello che lo spartito si apre, diventa armonico, come a salutare gli scoppi della polvere da sparo, che paiono puntellare il cielo. Ma a mio avviso è nel finale del brano che Battiato dà il meglio (come spessissimo capita), terminando con una coda di impulsi sintetizzati, che chiudono gioiosamente una canzone che gioiosa non pare essere. Perchè tendenzialmente si parla di guerra, di violenza che si mischia a rito, di abitudini ossessive del mondo occidentale, di sangue e sudore di soldati in battaglia. Ed ecco che la base musicale elettro-rock non potrebbe essere più che straniante.
Si è molto discusso del valore del testo cantato, che ruota tutto sulla polvere da sparo, come da titolo. Polvere da sparo che è la miscela per uccidere, così come per festeggiare una santa in processione, stessa materia usata per fare la guerra e per svolgere riti religiosi. Guerra e religione paiono quindi due facce della stessa mostruosa medaglia, un collage di stampo tutto occidentale. Un Occidente che travolge quanto di bello l'Oriente abbia nel tempo prodotto (le rose del Mar Nero, le colonne doriche, Alessandria d'Egitto) tramite la polvere da sparo e con la stessa polvere da sparo organizza falsi riti religiosi per mondarsi l'anima. Dei "demoni che fingono di pregare" Battiato ne aveva già parlato altrove, ma è proprio nell'album "Dieci Stratagemmi" che si lancia in una invettiva diretta e precisa contro Bush, massimo rappresentante di questo ipocrita ideale di progresso occidentale, latore di morte in nome della fede, al tempo (2004) autoproclamatosi novello crociato contro la barbarie musulmana. Notevole è il gioco di parole Occidente-accidente, a confermare appunto l'accidente, l'evento funesto o doloroso, che proviene dal mondo cosiddetto civile. Si ricordi che "accidente", nella filosofia aristotelica, indica una qualità che non appartiene all'essenza di un oggetto: come se la civiltà di cui sopra fosse solo una falsa determinazione attribuita alla parte del mondo dalla quale vi scrivo. E si rammenti anche che nella filosofia gurdjieffiana "accidente" dà luogo ad una legge che descrive la vita dell'uomo-macchina che non ha propria volontà e capacità di scelta: per dire che tutta la vita impostata sulla replicabilità ossessiva, il controllo, l'iper-tecnicismo su cui l'Occidente ha scelto di impostare la propria società altro non è che una via verso l'autodistruzione. Appunto in mezzo all'odore di polvere da sparo. Ne siamo fermamente convinti.
Le rose fioriscono tre volte?
È vero che le colonne doriche
Vanno in briciole e si sente parlare di distanze
Per andare ad Alessandria d'Egitto?
Fasto della vecchia Europa

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