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domenica 29 agosto 2021

La domenica di Franco. La musica è stanca

Eh eh... In pochi conoscete questa canzone, nevvero?
Sì, qui siamo un po' nella nicchia della nicchia. Siamo prima di tutto all'interno di un album misconosciuto dal grande pubblico, "Mondi lontanissimi", del 1985. Album in cui compaiono comunque brani che Battiato ha cantato spesso dal vivo negli anni e che sono ascoltati anche dalla grande platea, come "Il re del mondo", "I treni di Tozeur", "L'animale". Ma che, forse per il piglio meno esoterico e raffinato (a prima vista) rispetto ad altri, è stato sempre quasi by-passato, pur dai grandi fan di Franco.
"La musica è stanca" si muove, come del resto quasi tutte le altre canzoni, su ritmica incalzante di freddi sintetizzatori, con batteria e percussioni elettroniche, nel solco di una minima wave molto ortodossa. Il testo - aspetto abbastanza raro nella produzione battiatesca - viene cantato quasi tutto in modo accelerato e costretto in una metrica forzata, tanto che si rischia di far fatica a capire tutto lo scorrere del flusso di parole, declamate sia dal cantante, sia da una voce femminile che effettivamente pare cantare in falsetto. Spettacolari, a nostro avviso, gli inserti in lingua araba, una litania invece molto lenta, quasi da muezzin, probabilmente a sottolineare, come spesso capitava in quegli anni, la diversità di ritmo e di consapevolezza fra la cultura occidentale e quella orientale. Poc'altro da segnalare sul versante musicale, se non la difficoltà a restare fermi senza ballicchiare, incalzati dalle raffiche di sintetizzatori e di percussioni.
Il senso primario della canzone è riassunto direttamente nel titolo. Trattasi di una invettiva contro la musica contemporanea (quella che butta giù), stavolta travolta da una serie di accuse difficilmente sconfessabili. E' tutto vero ciò che dice Battiato: bassa fedeltà, altissimo volume, cantanti e musicisti arrabbiati, brutta produzione, altissimo consumo e così via. Ed eravamo nel 1985, quando ancora qualcosina di decente alla radio (e non solo) si poteva ascoltare; ecco, figuriamoci se questi rilievi fossero stati trasposti ai nostri giorni, fra trap, auto-tune e davvero moltissimi "cantanti di bella presenza che farebbero meglio a fare compagnia". Franco non ha mezzi termini per risolvere il problema; scappare, fuggire, addirittura dentro un alveare o in un baco da seta, via da un popolo buzzurro, impersonato soprattutto dal vicino che infastidisce con il giradischi.
Ma dopo questa (anche) simpatica denuncia, tentiamo di capire se il testo nasconda qualche significato più profondo. In effetti, si parla di stupidità umana (soprattutto occidentale), che non sa distinguere il sole da una palla di fuoco ad una tappa di una forma di energia. Si critica la teoria evoluzionista, che fa discendere l'umorismo dalla scimmia, come da insegnamento di Gurdjieff. Ma soprattutto si parla di scienza, anch'essa evidentemente poco evoluta e forse stanca, se la stessa mela colta da Adamo si trasforma in un oggetto contundente, provocando un ematoma in testa a Newton.
Il testo è scritto a quattro mani con il gurdjieffiano Tommaso Tramonti, ovvero Henri Tomasson, già incontrato ne "L'esodo" qualche settimana fa.
Insomma, ancora una volta una canzone "minore", che tuttavia disvela "frammenti di verità sepolte" ed anticipa di tantissimi anni quanto oggi stiamo vivendo. Battiato è sempre stato decine di anni più avanti del tempo, probabilmente lo sarà anche nel futuro.

PS: ci scusiamo per la bruttezza della foto, ma la musica è stanca.


In quest'epoca di bassa fedeltà e altissimo volume
Il rumore allucinante delle radio non ci molla mai
E quanti cantanti, musicisti arrabbiati
Che farebbero meglio a smettere di fumare
Brutta produzione, altissimo consumo
La musica è stanca, non ce la fa più
E quante cantanti di bella presenza
Che starebbero meglio a fare compagnia
Disco, disco, telegatti
Portami via da questo mondo assurdo (I'll never fall in love again)
Dalle illusioni e dai percorsi ereditari (come with me)
Portami dentro un alveare dei bachi da seta e via da questo popolo (at the end of the rainbow)
E via dal mio vicino che attacca sempre il giradischi
In quest'epoca di scarsa intelligenza ed alta involuzione
Qualche scemo crede ancora che veniamo dalle scimmie
E il sole è soltanto una palla di fuoco
E non si sono accorti
Che è una tappa di una forma di energia
Adamo colse della frutta dall'albero della conoscenza
Poi l'ultima mela cadde sulla testa
Procurando un ematoma a Newton
Disco, disco, telegatti
Portami via da questo mondo assurdo (I'll never fall in love again)
Dalle illusioni e dai percorsi ereditari (come with me)
Portami dentro un alveare dei bachi da seta e via da questo popolo (at the end of the rainbow)
E via dal mio vicino che attacca sempre il giradischi

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