"Ne sono immensamente felice. Ne sono immensamente felice". Avevo appena parlato con Franco Battiato.
Non ricordo con esattezza l'anno, che comunque mi pare girasse intorno alla metà degli anni '90. Francone aveva appena parlato di misticismo di fronte ad un folto pubblico a San Domenico dopo un concerto (probabilmente era la "Messa arcaica") ed a breve avrebbe presieduto ad un incontro presso l'aula magna dell'università, che mi rammento come molto piacevole. Dopo un oretta di chiacchiere, Francone chiese uno stop; io andai a fare pipì. E poi... Poi, uscito dal bagno, a pochi metri da me, lungo il corridoio, me lo trovo intento a leggere un libro. Era la mia occasione, o ora o mai più.
In realtà, per parlare con Francone, per ben due volte, avevo organizzato un tour Siena-Milo, con arrivo sotto l'ingresso della sua villa alle pendici dell'Etna. E per ben due volte, goffamente, non avevo trovato neppure il coraggio di suonargli il campanello. Ma di questa cosa parleremo fra un attimo. Torniamo lungo il corridoio.
Mi avvicino, piano piano, "Che gli dico?". Boh, qualcosa mi verrà in mente...
"Sig. Franco, salve. Mi chiamo Simone Bernini. La volevo ringraziare". "E per cosa?". "Perchè lei mi è vicino da molti anni. Ascolto le sue canzoni, che sono state ispirazione di cambiamento nella mia vita". "In che senso? E' cambiato in meglio, spero...". "Assolutamente sì. Ho intrapreso studi universitari sul mondo arabo, ho approfondito molti concetti prendendo spunto dai sui testi, sto studiando la lingua araba, mi sto interessando al sufismo... Insomma, la volevo ringraziare per tutto questo". "Ne sono immensamente felice. Ne sono immensamente felice". Una stretta di mano e via.
Per me, Francone immensamente felice lo era davvero, lo si leggeva negli occhi. Felice perchè un'altra persona era stata irrevocabilmente cambiata dopo il suo ascolto, perchè questa persona aveva trovato una via da sperimentare, da ricercare, da percorrere.
Tornando ai viaggi della speranza a Milo, una volta vedemmo Francone camminare sulla terrazza della villa. Ma, ugualmente, non ebbi mai il coraggio, insieme ai miei amici, di disturbarlo nella sua dimora. Ad oggi, questo resta un piccolo cruccio della mia vita. Ma insomma, ci pensate se magari, suonando il campanello, ci avesse veramente fatti entrare? Magari solo per scambiare due parole, oppure farci vedere il giardino di cui andava fierissimo. Goffamente, lasciai un bigliettino ad un bimbo che scorrazzava sul terrazzo della villa - mi pare che scrissi "Ti amo" - e lo intimai di darlo a Francone. Chissà se lo avrà poi fatto.
Ho il netto ricordo di avere sentito per la prima volta una sua canzone nell'estate del 1982, la più bella della mia vita. Da quasi un anno Francone aveva cambiato con un LP la storia della musica ed anche del costume italiano, mentre una nazionale di uomini veri vinceva a Madrid il campionato del mondo di calcio. "Mare, mare, mare voglio annegare", si cantava da bambini in spiaggia, mentre la radio dello stabilimento balneare ci parlava di una vecchia bretone, che non sapevamo chi fosse, ma ci piaceva molto ritratta con quel suo ombrello di carta di riso e canna di bambù. La mia psiche cambiò, ma ancora non potevo rielaborare.
Lo feci più tardi, al liceo, quando, con qualche strumento colturale in più, potei iniziare a decriptare i testi che già canticchiavo a memoria. Con gli amici di sempre, nella mia 500, nelle scorribande notturne nella provincia senese disponevamo di un kit di cassette di Francone, che ascoltavamo all'infinito. "Good vibrations, satisfaction, Sole Mio, Cinderella mit violino": finalmente avevo qualcosa da capire.
Francone è con me, la sua presenza ha scandito ogni giorno della mia esistenza. E via via, dopo letture ed approfondimenti, le sue parole divenivano un bisturi che disvelava l'insegnamento profondo delle cose e della vita. Il concetto di amore puro, il rispetto per l'altro, la ricerca della bellezza, il piacere dello studio, la fisica quantistica applicata ai mistici orientali: ogni giorno un piccolo mondo da esplorare, fino a comporre uno schema che ora mi porto dentro e che, sebbene superficialmente, comprendo benissimo.
Mi ero preparato a questo momento da anni, esattamente da quando, dopo un concerto a Bolgheri nel 2014, lo sentii incerto in qualche passaggio canoro e lo vidi sfilare via in auto, di un colore pallido e non sano: c'era qualcosa che non andava. L'ultimo insegnamento che mi ha dato è quello di sapermi preparare all'abbandono di questo transito terrestre, mio e dei miei cari, accogliendolo come un ulteriore passaggio esperienziale: non so se ce la farò mai, ma ho capito cosa bisogna fare.
Bei discorsi. Ma lo so già, mi conosco. Uno di questi giorni, prestissimo, quando nessuno mi vedrà mi isolerò in un angolo e piangerò. Poi però basta, perchè so già che lui starà benone.
Ciao Francone, immensamente felice di aver fatto la tua conoscenza.
"Perchè morire è come un sogno.
Pura, inaccessibile, avvolta in una eterna ombra solitaria
Oscurità impenetrabile, intensa, impervia, immensa
Ha dato vita agli dei
Nessun uomo ha mai sollevato il suo velo"
(F. Battiato, "La polvere del branco, 2012)

Bel pezzo. Io non sono capace di scrivere così. Pur essendo intellettualmente molto terra terra condivido il sentimento, lo stordimento per l'abbandono e la mancanza. Addio Franco
RispondiEliminaMa no, macché intellettualmente terra terra! Ognuno di noi è identico.
EliminaAl-Mutanabbi