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domenica 23 maggio 2021

La domenica di Franco. Fornicazione


Come poche volte e come con pochi artisti è capitato, il saluto a Francone ha coinvolto un po' tutti. Ognuno di noi, difatti, nella propria vita si è imbattuto in una sua canzone da hit che ha accompagnato qualche ricordo. Tutti conoscerete "La cura", o "Centro di gravità permanente". Sarà nostro piacere tentare di farvi scoprire anche le perle minori di Francone, quelle che pochi hanno ascoltato, soprattutto se non hanno mai seguito pedissequamente il cantautore (e non solo) siciliano. Oggi iniziamo con "Fornicazione".


"Fornicazione" fa parte dell'album "L'ombrello e la macchina da cucire" del 1995, il primo in collaborazione con Sgalambro. Il passaggio a quanto Battiato aveva prodotto solo pochi anni prima è quantico, i testi sono stranissimi, le melodie idem. L'album non ebbe un grande successo di vendite, ma nel corso degli anni è stato fortemente rivalutato, stante molte perle nascoste (appunto) in esso contenute.

"Fornicazione" è la quarta traccia dell'album. Probabilmente, di tutto lo scibile cantato battiatesco, è la mia canzone preferita. Musicalmente, i sintetizzatori intrecciano un tappeto sonoro che pare riprendere un immenso ed enorme prato, sul quale due amanti si danno al piacere (l'un l'altro), al mattino, allo schiudersi dei fiori. Ma attenzione, si parla di fornicazione, non di amore. Si parla cioè di qualcosa di voluttuoso, di illecito, di provocatorio. Nella Bibbia, i fornicatori erano coloro che avevano rapporti sessuali con una persona diversa dal proprio coniuge; in senso esteso, la fornicazione designa poi ogni forma di peccato legato alla sfera sessuale.

L'atto di fornicare è riferito al passato e pare un ricordo per chi in questo momento vaga in uno stato di retropensiero indotto da una canzoncina ardita che fa venire alla memoria ricordi voluttuosi ma anche immagini d'amore più tenero: il desiderio di tenere le tenere dita dell'amante, in un gioco di allitterazioni spettacolare.

Il testo poi vira e rimanda ancora ad immagini sacre, come per imbastare ancora un contrasto fra peccato e santità. Si vorrebbe spirare fra giaculatorie (frasi di rosari) e rosari composti di spicchi d'arancia, alla brezza dell'aria del mare. Come se, appunto, esistesse un dibattito interno fra la fornicazione ed i rimandi della religione, fra ciò che l'uomo può sperimentare come sfida a quanto il divino impone e come se, fra i due poli, esistesse un punto di contatto nella bellezza e nell'amore, in questo caso identificato come puro piacere.

Ma... Ma la materia, come ci insegnerà più volte Sgalambro, alla fine appare d'impatto e scompagina gli intenti umani. E come pesce putrefatto, putrefare è la fine del testo e la nostra fine terrena. Inutile quindi tornare con la memoria a ricordi piacevoli, inutile la sfida al divino, inutile i violini che tengono in apnea l'ascoltatore. Alla fine si arriva all'odore marcio di un vecchio porto ed alla putrefazione: una sintesi ineccepibile.

Vero è che, tuttavia, la canzone si chiude con una chiosa liberatoria di Francone, accompagnato da un coro: Battiato è libero, e lo ripete quattro volte. Ed infine si torna alla prima strofa della canzone, per ribadire che il ricordo della fornicazione resta e sempre resterà. Mentre la musica esulta e Francone può quasi urlare il suo piacere nel crescendo di archi e sintetizzatori.

Un Battiato quindi che, accompagnato da Sgalambro, esplora mondi finora quasi del tutto non narrati nella sua precedente esperienza cantautoriale. Ma con un lessico di una portentosa eleganza e di una chiarezza quasi arrogante.

Una nota musicale. A metà canzone, come spesso accade, Francone inserisce un campionamento. Trattasi di una voce di donna araba proveniente dall'introduzione di "Luglio, agosto, settembre (nero)" degli Area del 1973. Questo il testo campionato da Francone: "Vieni e viviamo o mio amato. E la nostra coperta sarà la pace. Voglio che canti o mio caro occhio mio".

Si trovano pochi video di "Fornicazione" live. La canzone, per anni, non è stata cantata ai concerti, sebbene rappresenti, per detta di Battiato, una delle sue più rappresentative. Mettiamo qui quella che riteniamo la migliore proprio perchè Francone la interpreta al meglio, sebbene la qualità del video non sia eccelsa: https://youtu.be/KrkYb2GODeE.


Fornicammo mentre i fiori si schiudevano
Al mattino e di noi prendemmo piacere
Sì, l'un l'altro.
Ora la mia mente andava
Seguiva le orme delle cose che pensava
Una canzoncina ardita mi premeva
Le ossa del costato
E, il desiderio di tenere
Le tue tenere dita
Libero. Libero
عايزاك تغني يا عيني
ويكون غناك بالسلام
سمع العالم يا قلبي وقول
Vorrei tra giaculatorie di versi spirare
E rosari composti di spicchi d'arancia
E l'aria del mare
E l'odore marcio di un vecchio porto
E come pesce putrefatto putrefare

Libero
Libero
Libero
Libero

Fornicammo mentre i fiori si schiudevano
Al mattino e di noi prendemmo piacere
Sì, l'un l'altro. Sì, l'un l'altro


("Fornicazione", 1995, "L'ombrello e la macchina da cucire")

1 commento:

  1. Chissà perché, le grandi menti, si dedicano all'Arte o alla Scienza, invece che alla politica.
    Sarà forse la consapevole meraviglia del poter volare oltre... piuttosto che l'inutilità del volare dentro?

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