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venerdì 23 aprile 2021

Michele Serra e Siena

A me spiace tantissimo tornare a parlare di cose basse per due volte ravvicinate. Poche volte capita in questo blog, dato che è pratica che non ci garba. Ma stavolta gli eventi ci sono stati avversi.

Il Bravo Michele Serra ha difatti prodotto da poco la battutona: a Siena si vaccinano cavalli e fantini, a loro va la priorità. 

Ahahahah! 

Ahaha! 

Ah... 

Non fa ridere, no. Ma a nostro avviso lo scopo dell'omuncolo non era quello di far ridere. Ma di dileggiare in modo malevolo una comunità. Non che ci importi una sega (anzi), ma vi vorrei far riflettere sulla ideologia che sta dietro alla battutona dell'inutile.

Prima però vi metto integralmente quanto l'inetto scriveva, il 18 agosto 1998 (due giorni prima, en passant, capitava una cosa interessante...).

Perfino intervenire nel contundente dibattito giudiziario italiano è molto meno imprudente (dal punto di vista dell'incolumità personale, quella figurata e quella fisica) che mettere becco nelle faccende del Palio di Siena. Attorno al quale, ormai da anni, ribolle una polemica di spettacolosa cruenza, alimentata da sentimenti contrapposti e irriducibili. Da un lato i senesi, che difendono la loro scalciante e furente tradizione come si fa quando è in ballo l'identità. Esattamente come molti spagnoli proteggono, con la corrida, un'idea di sè. Dall'altro gli animalisti, sdegnati per l'uso e piuttosto l'abuso dei cavalli, lanciati a rompicollo sopra il tufo sdrucciolevole di Piazza del Campo, e a volte suicidi contro le alte paratie non si sa se per scampare alla bolgia della corsa o all'urlo spaventoso della folla. 

Tono e sostanza della polemica suggerirebbero a chi ha la sfortuna, come chi scrive, di non essere senese e di non essere cavallo, una cauta neutralità.

Ma la visione del Palio dell'Assunta, tutto quel rovente friggere di passioni umane, inibisce l'uso del comprendonio, e sprofonda perfino gli estranei nell'incredibile climax di protervia e di fanatismo che sprigiona, due volte l'anno, dal Campo trasformato in mattatoio di bestie e manicomio di umani, con impiegati del Monte dei Paschi che collassano, ragazze da marito che bestemmiano e si malmenano e anziani borghesi che corrono come ossessi con l'epa traballante e la pappagorgia apoplettica. Liquidare tutto questo come demenza collettiva e/o crudeltà gratuita sarebbe un autentico sollievo. 

Ma lo spettacolo (orribile e magnifico) del Palio - anche nel male - ci rovescia addosso, spietatamente ma con prodigiosa eloquenza, la potenza delle tradizioni, il loro vigore rituale, il loro fascino oscuro. Credo che niente come la fede nelle tradizioni (religiose e non) riesca a organizzare nel tempo, procrastinandola, la crudeltà e la bischeraggine umana.

Non c'è possibile "ragionamento sensato" che possa disinnescare gli ordigni di cui la tradizione dissemina il nostro cammino. Né la corrida né la corsa scimunita di Pamplona nel corso della quale i tori riescono a incornare purtroppo pochi esaltati, né il Palio di Siena potrebbero autogiustificarsi nel corso di una discussione tra persone civili, quali i senesi dimostratamente sono gli altri giorni dell'anno.

Ma è poi nel loro farsi, nel divampare come un istinto atavico, come una febbre naturale, che tradizioni con aspetti anche torvi come il Palio "si spiegano". 

Guardarlo e capire che per i senesi è una questione di vita, e che non ci rinuncerebbero nemmeno sotto tortura, o sotto una dittatura marziana, è tutt'uno. Con un crudo esempio, che spero non irriti alcuno, dirò per esempio che, se fosse in mio potere, vorrei veder scomparire la massima parte delle usanze culturali e religiose, quasi tutte tratte da assurde e marmorizzate interpretazioni di vecchissimi libri maltradotti e scritti quando gli uomini erano convinti che il Sole girasse sopra la terra e sacrificare i figli fosse un gran piacere reso a Dio.

Ma poi, quando si vedono gli umani alle prese con i lori riti e le loro bizzarre fedi, ci si rende conto che la loro profondità trascende, e di molto, il nostro giudizio e probabilmente anche quello dei fedeli. E ci si arrende al fatto che nulla può essere estirpato dalle loro teste, neppure in virtù del ragionamento più limpido, se prima non si spegne, per suo conto, la scintilla che genera questa o quella convinzione, questa o quella tradizione. Se prima l'identità, personale e collettiva, non muta: perché a farla mutare a bastonate o con editti ci hanno provato in molti, nel corso dei secoli, ma sempre con esiti disastrosi e controproducenti.

A Siena abitano i senesi, il Campo è loro, il Palio è loro. Dire che tifo per i cavalli, e considererei più giusto che a rompersi le ossa fossero i fantini e ancora più i fanatici che li aizzano, è fiato sprecato. Tra due o trecento generazioni, forse, il virus del Palio sarà estinto, Siena avrà trovato gli anticorpi e i senesi parleranno di quel galoppo scomposto come di una barbarica tradizione di nonni parecchio grulli.

Nell'attesa, possiamo chiedere imbottiture meno stitiche per salvaguardare i cavalli, antidoping su bestie a due e quattro gambe, un Canad-Air che cosparga di camomilla e ansiolitici la folla in pieno parossismo ormonale. Ma dubito, nel frattempo, che altre forme di dissuasione possano essere messe in atto, se non quella (valida solo per i non senesi) di spegnere la televisione per non restare contagiati, come mi capita da parecchi anni, da una così crudele bischerata.

Ora, va da sé che non si tratta di un articolo benevolo nei confronti di Siena. "Protervia", "fanatismo", "mattatoio di bestie e manicomio di umani", "virus", "barbarica tradizione", "crudele bischerata" sono solo alcuni epiteti che scorrono fluidi nel pezzo. Ma non è questo il nodo. 

A mio avviso, invece, il nocciolo del problema sta in questa frase: "Se fosse in mio potere, vorrei veder scomparire la massima parte delle usanze culturali e religiose... nulla può essere estirpato dalle loro teste, neppure in virtù del ragionamento più limpido, se prima non si spegne, per suo conto, la scintilla che genera questa o quella convinzione, questa o quella tradizione. Se prima l'identità, personale e collettiva, non muta".

Insomma, secondo l'omino sull'amaca bisogna intervenire per far mutare l'identità, personale e collettiva, di noi trogloditi; ovvero la nostra essenza, il nostro vero senso dell'esistenza. E l'intervento deve essere bello pesante, risolutivo e definitivo. Lo si capisce anzitutto con l'uso dei termini che compongono il folle pensiero di Serra: bisogna "estirpare" (togliere fin dalle radici, eliminare del tutto) dalle nostre teste quella "scintilla" che sopravvive, anche di fronte ad un ragionamento "limpido" (naturalmente quello di Serra e dei suoi accoliti). Una forma ed una sostanza da sistemi totalitari ed antidemocratici, come i Serra anelano ed organizzano da anni.

La più grave forma di violenza quindi consiste proprio in quello che è il non più tanto recondito proposito dei Serra di tutto il mondo: intervenire sulla identità personale e collettiva dei dissidenti e dei diversi, costi quel che costi, per cambiarla ed omologarla ad un pensiero unico; che, di default, è quello "limpido", buono, plausibile salvifico. Putacaso, è il pensiero dei Serra.

E fosse solo per fare schifo a Michele Serra, incredibilmente poi più volte richiamato nel borgo polveroso per eventi culturali e non, noi il Palio lo dobbiamo perpetuare, senza cambiarlo. Sperando che per una volta l'amaca si slacci e chi sta sopra - nullafacente - assaggi il duro colpo del terreno.

8 commenti:

  1. Proviamo ad immaginare un mondo nel quale, invece di trovare l'unica soddisfazione possibile nel comprare e possedere oggetti e persone (in estrema sintesi i dettami del pensiero unico), si campasse solo per soddisfare oscure e antiche passioni quali il Palio, la Musica, il Calcio e perfino l'Amore. Proviamo ad immaginare un mondo in cui conta più quello che provi dentro di te rispetto a quello che possiedi fuori. Sarebbe un mondo fantastico, magari utopico, di certo estremamente pericoloso per i cantori della merce e dei mercati. Cecco

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  2. Ma nell'amaca che fa? Secondo me non tromba mai. A giudicare dalle borse e gli occhi iniettati di sangue si finisce dalle canne.
    Dai Michele falla girare!

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  3. Al Muta, provo a camminare sul filo del rasoio sapendo già che scivolerò, purtroppo a gambe divaricate. Scrivo questo perché Serra, che comunque con la penna se la cavicchia, descrive delle impressioni che per chi è senese e contradaiolo è evidentemente impossibile comprendere, ma che in realtà, chi vive il Palio “dall’esterno” comunque per quanto parzialmente, a volte può condividere. E quanto dice riguardo alle usanze culturali e religiose purtroppo è storicamente vero. Il Palio, con le sue tradizioni secolari e il suo pathos, potrebbe davvero finire, ma verrebbe sostituito da altre usanze che potrebbero finire anche in quel caso, dopo secoli, per apparire “fuori tempo”, ma che in realtà sono insite nella natura umana, rappresentano la nostra essenza.
    Ciò non toglie che il meccanismo con cui Serra “smonta” l’epica paliesca è furbo e un po’ troppo facile. Cose tipo “guardare 22 persone in mutande che inseguono una palla è da scemi” oppure “perché 4 deficienti vestiti come omini michelin si infilano in un razzo per fare 4 zompi in un cratere desertico e piantare una bandierina tenuta aperta dal fil di ferro?”. Così è facile smontare tutto, ma diventa un esercizio intellettuale freddo e anche stupido.
    A me dell’animalismo, sinceramente, non me ne può fregare di meno, amo il genere umano e quindi amo il Palio, invidio chi è di Siena e riesce a sottrarsi anche solo per 6 giorni l’anno (so che per molti sono molti, molti di più) alla triste razionalità della nostra esistenza. Io non ho un tale privilegio, nei giorni del Palio mi inebrio assorbendo le emozioni di chi mi sta intorno e mi accontento. Vedere da osservatore esterno degli anziani zoppicanti, con pance e pappagorge, sudati ai limiti dello shock, gioire di una gioia incontenibile correndo dietro a un cavallo e ad un Palio, dimenticando che potrebbero rimanere su questa terra per settimane o poco più, a me commuove oltre ogni misura. Avete un grande privilegio. Godetevelo e “in culo agli altri!”.
    A.

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    1. Premetto che io sono uno di quelli inclusivi, ovvero che godo a far godere anche agli altri (che lo vogliono) del nostro grande privilegio (che può essere anche un grande dolore). Io ospito spesso amici che dichiarano di voler venire a vedere non solo il Palio in quanto corsa, ma la vita che scorre in contrada. Cioè la nostra identità, la nostra comunità, la nostra appartenenza ad un territorio e ad un popolo che lo anima. Io non so se ciò rappresenti una cosa giusta o buona, mi pare che sia spesso una cosa anti-contemporanea e di questo me ne compiaccio. Questo per dire che Serra espone una sua idea che può anche non essere generale per chi è non di Siena. Moltissime altre persone la pensano diversamente (vedi le molte persone non senesi che, comunque, vengono ogni anno per vivere la contrada come se fosse loro da sempre), tante altre sono agnostiche, tante ancora sparano cazzate abnormi in quanto non consapevoli e soprattutto non vogliose di capire. Insomma, c'è di tutto un po'. Ma poche sono le persone che dicono che bisogna "estirpare la scintilla che genera la tradizione". Solo i FASCISTI lo dicono. Qui addirittura c'è un FASCISTA che lo scrive; e se ne vanta. Ad esempio, mi pare che il tuo approccio, da Senese acquisito, sia molto corretto e rispettoso. Al-Mutanabbi

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  4. Grande Cecco, righe bellissime ma sprecate.
    Purtroppo la globalizzazione ci sta asfaltando, e non a causa del modesto Serra ma dell'insieme delle cose.
    La fine del rione vissuto è alla base di tutti i problemi.
    Spero che Siena e le sue Contrade vadano avanti in eterno, finché ci saranno i Senesi ci sarà il Palio, dopo no.
    Il Granacci

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  5. "estirpare la scintilla che genera la tradizione"
    Il complesso di Orfeo di J. C. Michea? In buona sostanza il sinistro post 1989
    abbandonata la tradizione secolare di lotta contro il capitale oltrepassando il capitale classico stesso odia qualsiasi cosa che non possa essere catalogata come forma merce, in questo caso le tradizioni umane coltivate e tramandate da secoli.

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    1. Proprio così. Dubito comunque che l'inutile abbia mai svolto lotta contro il capitale, anche pre 1989. Al-Mutanabbi

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  6. Mah sarò io che non penso più da contradaiolo ormai , per me il palio è peggiorato parecchio....Non cè più la voglia di stare insieme o la sana goliardia vedo tanta invidia sociale, arrivismo e interessi di parte ...inoltre non c'è più spirito critico cioè uno spirito costruttivo volto a trovare un 'idea comune ma critica a prescindere contro chi la pensa diversamente o possiede una tessera 'diversa' diciamo così. Ovviamente tale vile soggetto Serra non può saper nulla di noi ma ciò che traspare purtroppo al mondo o per fortuna una parte del mondo è questo e se noi siamo e saremo sempre più divisi andrà sempre peggio...io insomma sono molto pessimista inoltre ripeto che ormai negli ultimi anni stanno venendo fuori proprio nelle nuove generazioni gli aspetti più negativi dell'essere contradaiolo e non vedo come questo processo possa essere fermato

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