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sabato 25 gennaio 2014

LA FOLOSA COMMEDIA. Inferno, Canto I (Introduzione) - Prima parte

Parte oggi una rubrica che mi sta molto a cuore.
Trattasi della rivisitazione, in chiave folosa, del capolavoro dantesco. Questa versione, tuttavia, ha tutte le potenzialità per essere più accattivante, non tanto per la forma (l'originale è e sarà irripetibile), quanto per la sostanza: immaginatevi infatti quante personalità iper-folose troveremo nei vari gironi dell'Inferno...
A voi la lettura.
PS: sono accettati consigli, per eventuali inserimenti di personaggioni nei vari cerchi infernali.





Stavo comodamente seduto sul divano quando mi giunse una telefonata. 
Era la Bonazza. Mi dava appuntamento per fare cose, cosette, cosacce. Non me lo feci dire due volte: presi le chiavi della macchina... e via! Fermi tutti. Non sapevo dove era il posto. Mi ricordai che in un pacco di pasta che mi era stato regalato - marca ignota, pastificio dell'Amatore Chiorboso - c'era in omaggio un tomme tomme. Quale migliore occasione per inaugurarlo? Era un troiaio. Riuscii a trovare il posto grazie all'indicazione di un omino. Un omino degli orti. Che mi guardò stravolto. Mi dette l'indicazione come se si trattasse dell'Inferno. Ero arrivato, ma lei non c'era. Era notte fonda, mi addormentai.
Al risveglio, ebbi un sussulto. Mi trovavo in una selva. Una selva oscura. Oscura parecchio. Semmai non era oscura! Ero circondato da alberi. Mi sembrava di essere come quello di un vecchio spot della coppe. “Ma dove so' capitato?”. Vidi la macchina. Vidi che la vegetazione era folta. Mi chiesi come cavolo avessi fatto ad entrare con la macchina là dentro. Capii che non potevo andar via con l'auto. Mi incamminai. Cammina, cammina. Solo alberi, ortiche, funghi. Funghi strani. Sembravano umani. Uno aveva la faccia di un giocatore del Siena.
La mia attenzione fu attratta da un animale. Una lonza lussuriosa. Ma una lonza con sembianze umane. Trainava uno strano carretto, che aveva uno stemma di una nota marca automobilista tedesca. Mi si avvicinò, faceva la fashion camouflage. La mia reazione fu indispettita: "Non mi interessa, lonza. Facevi schifo da viva. Ora come lonza sei peggiorata. Smetti di provarci". Si allontanò inviando un tweet e gridando: “Demente!!!”.
Poi arrivò una nuova fiera. Un leone. Parlava, superbo. Sparava frasi come: "Io sono un grande odontotecnico. Ho fatto la dentiera al sindaco. La miglior dentiera mai vista. Sono un grande dirigente. Ho fatto pure un contratto ad un grillo. Roba che nemmeno Lucianone è mai riuscito a fare. Lucianone è un mio allievo. Cognatino? Dove sei cognatino...". Non stava bene.
Arrivò pure una lupa, avarissima. Mi guardò e mi disse: "Devo pagare la bolletta del gasse, anticipami i soldi. Poi quando ti rivedo te li ridò”. "Non ho soldi". "Pazienza. Tanto non c'ho nemmeno il gasse. Solo la canna. Volevo offrirti il caffè. Se mi anticipi un euro te lo offro. Devo ristrutturare un impianto sportivo. Ho il progetto, tu metti i soldi. Poi gli incassi me li tengo io". Lo presi a calci.

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