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giovedì 26 novembre 2020

Il mio Maradona

Dio se n'è andato. Ma resterà per sempre dentro tutti noi. Il segno è che tutti noi stiamo tirando fuori ricordi che coinvolgono Diego. Questi sono i miei.


DIEGO APPENA ARRIVATO - Era l'estate del 1984. In quei tempi mi facevo, come tanti di noi, un mesetto di mare a luglio con lo stipendio di babbo impiegato statale. E poi due settimane ad Arcidosso. Ma non per ossigenarmi o godere il fresco, no. Sul Monte Amiata, a quei tempi, andavano in ritiro sempre squadre di Serie: Fiorentina, Roma, Napoli. Ad Arcidosso avevano comprato una casina due nostri vicini di casa, che in pratica erano i miei zii aggiunti. Faliero era un grande tifoso del Siena e soprattutto un amante del calcio. Io un bambino autistico, che conosceva a memoria tutti i dati dei calciatori di Serie A e che rimaneva incollato davanti all'album Panini anche un pomeriggio intero. Quell'anno a Castel del Piano c'era il Napoli, che aveva appena acquistato Maradona, questo giovane campione che già aveva fatto capire di non essere di questo mondo. Mi ricordo che all'amichevole Castel del Piano - Napoli c'era una marea di gente, tantissimi napoletani. Faliero era un omino che sorrideva sempre, con lui e babbo si vedevano valanghe di partite. Al Rastrello andava sempre al murellino, ma in pratica non apriva mai bocca, assorto com'era a gustarsi ogni momento della partita. Quel pomeriggio per noi due fu splendido. Ogni volta che Maradona toccava palla, Faliero rideva. Di gioia. E quando Diego segnò in rovesciata, gli scappò detto: "Questo non è normale, questo è un Dio".

DIEGO A ITALIA '90 - Nel 1990 corono un mio sogno, vedere qualche partita di un Mondiale di calcio. Acquisto il pacchetto Firenze, dove giocano gli avversari degli azzurri nel girone di qualificazione e soprattutto un quarto di finale. Il destino volle che si sfidassero la Jugoslavia (nella sua ultima presenza ad un Mondiale) e l'Argentina di Maradona. Chi vinceva, sarebbe andata a sfidare l'Italia nella semifinale. Quella Argentina, che poi arrivò in finale, era una squadra sporca, brutta e cattiva, con un Maradona lontano dalla forma migliore e soprattutto odiato e temuto da tutti. La Jugoslavia aveva una squadra incredibile, colma di talento e di svogliatezza. Il 30 giugno, dopo aver visto la prova, io e mio cugino ci sedemmo in Curva Ferrovia, pronti per lo spettacolo. Entra la Jugoslavia, fra applausi scroscianti. Poi l'Argentina, fischiatissima. Diego arriva per ultimo, con un pallone in mano. Il Franchi impazzisce: urla, fischi, ululati. Diego si ferma e guarda le tribune. Inizia a palleggiare andando verso il centro del campo. Destro, sinistro, coscia, testa. Si ferma al limite dell'aria di rigore e guarda le tribune. Fischi e ululati. Riparte in palleggio, destro, sinistro, testa, ginocchio. Arrivato a centrocampo, si ferma e guarda le tribune. Qualche fischio e qualche ululato. Riparte in palleggio, destro, spalla, testa, sinistro, spalla. Arrivato a fine campo, sotto di me, si ferma, si gira e guarda le tribune. Boato pazzesco, migliaia di persone in piedi che lo applaudono, i tifosi argentini sono in visibilio. Diego prende il pallone sotto braccio, gira con lo sguardo tutte le tribune con tono di sfida, come a dire: "Avete capito chi sono io?". Sei Dio, per me.

DIEGO A PISTOIA BLUES - Il 13 luglio 2001 vado a Pistoia a vedere David Byrne, ex Talking Heads, in concerto. Prima di lui suona un gruppo strambo, i The No Smoking Orchestra, con Emir Kusturica cantante. Adoro Kusturica, per cui curiosamente vado a vedere. I The No Smoking Orchestra sono una brancata di rom talentuosissimi e fortemente ubriachi, che per un'oretta si impossessano di Pistoia e la stravolgono. Kusturica è il più caldo di tutti e fa finta di strimpellare una chitarra. Nel bel mezzo di una canzone, Kusturica ferma la banda e dice che deve uscire per farci una sorpresa. Il pubblico ridacchia. Il regista rientra da dietro le quinte indossando la maglia originale del Napoli di Maradona, sponsorizzata Buitoni e regalatagli direttamente da Diego. Kusturica, con mezza buzza di fuori, ci racconta del regalo che gli ha fatto Diego, questa maglia che lui considera sacra, come una reliquia di Dio. Finito il concerto, i rom si mettono fra il pubblico e Kusturica a pochi metri da me, con birra in mano. Non ce la faccio e ben presto mi metto accanto a lui, ballandogli sulla maglietta solo per toccarla. Lui se ne accorge e mi fa cenno che può toccare. Non dimenticherò mai quella mia mano sulla bozza di Kusturica caldo come una sfera accarezzando la maglietta originale di Diego. Qualche anno dopo Kusturica stamperà un film struggente su Maradona, nel quale traspira la sua devozione verso Dio.

Ricordi che mi hanno fatto piangere. Ebbene sì, cari lettori. Io ho pianto, silenziosamente, per la morte di Maradona. Che si porta via il Calcio vero, un altro pezzo della mia giovinezza, questi ricordi ed una rete contro un nemico di guerra fatta con la mano. Di Dio, appunto.

5 commenti:

  1. "Eraldo toccala dietro"
    "Diego, non può passare"
    "Toccamela dietro"
    "Ma come fa a passare?!!"
    "Non ti preoccupare,toccala dietro"

    Io sono 40 anni che guardo quella punizione e ancora non riesco a capire come abbia potuto fare. Ho visto giocare Pelé e ho visto giocare Maradona. "Diego tutta la vita!!!" R.I.P.

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    1. La punizione è contraria alle leggi della fisica che conosciamo. Sicuramente viene da una dimensione a oggi sconosciuta. Al-Mutanabbi

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  2. Io tutta questa verve per maradona non la capisco. Anche in Italia abbiamo avuto parecchio di meglio: Conti, Scirea, Baggio, Vialli, Del Piero, Totti ecc
    Proprio vero, c'è chi è bravo a creare miti, mi raccomando lavatevi le mani

    Crognolo da Semproniano

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  3. Caro Crognolo, "tutti i gusti so' gusti " disse quello che mangiava la merda....

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  4. Perche èra semplicemente il migliore.
    MARCO

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