E' stato da poco pubblicato dalla Casa Bianca il documento che delinea la nuova Strategia di Sicurezza Nazionale degli USA. Qualcuno lo ha definito il vero e proprio manifesto del trumpismo e una svolta decisa rispetto ai vecchi piani, frutto delle idee delle vecchie amministrazioni democratiche.
Nella prima parte del documento viene delineata una severa critica della strategia di sicurezza americana elaborata negli ultimi trenta anni, definita come irrealistica e contraddittoria: “Dopo la fine della Guerra Fredda, le élite della politica estera americana si convinsero che il dominio permanente degli Stati Uniti sul mondo intero fosse nel migliore interesse del nostro Paese. Eppure, gli affari degli altri Paesi ci riguardano solo se le loro attività minacciano direttamente i nostri interessi. Le nostre élite hanno mal calcolato la volontà dell'America di accollarsi per sempre oneri globali che il popolo americano non vedeva come collegati all'interesse nazionale. Hanno sopravvalutato la capacità dell'America di finanziare, contemporaneamente, un enorme stato assistenziale, normativo e amministrativo, insieme a un enorme complesso militare, diplomatico, di intelligence e di aiuti esteri. Hanno puntato in modo enormemente sbagliato e distruttivo sul globalismo e sul cosiddetto ‘libero scambio’, svuotando proprio la classe media e la base industriale da cui dipende la preminenza economica e militare americana. Hanno permesso ad alleati e partner di scaricare il costo della loro difesa sul popolo americano, e talvolta di trascinarci in conflitti e controversie centrali per i loro interessi ma periferiche o irrilevanti per i nostri. E hanno legato la politica americana a una rete di istituzioni internazionali, alcune delle quali sono guidate da un aperto antiamericanismo e molte da un transnazionalismo che cerca esplicitamente di dissolvere la sovranità dei singoli stati. In sintesi, non solo le nostre élite hanno perseguito un obiettivo fondamentalmente indesiderabile e impossibile, ma così facendo hanno minato i mezzi stessi necessari per raggiungerlo: il carattere della nostra nazione su cui si fondavano il suo potere, la sua ricchezza e la sua dignità”. Una vera e propria requisitoria che pone la pietra tombale su trenta anni di politica egemonica americana sul mondo intero: la politica di quella che - dopo la fine dell'URSS - si riteneva una invincibile potenza è ritenuta dalla nuova amministrazione come fallimentare e come causa di fondo della decadenza e dell'impoverimento del Paese. Da notare che questa disamina non è fondata su posizioni ideologiche ma su constatazioni fondate sulla logica, sulla storia e sulla economia. Come altro definire lo schiaffo inflitto dall'amministrazione Trump che ritiene le politiche americane del passato incoerenti perchè da un lato mantengono un enorme apparato militare e diplomatico per controllare il mondo intero e dall'altro lato cedono quote rilevanti della propria sovranità ad enti sovranazionali dove le nazioni assoggettate si trasformano de facto in assoggettatrici di Washington?
Andando sul lato operativo, assume nella nuova strategia di sicurezza certamente massima importanza il cosiddetto Emisfero Occidentale ovvero il Nord e il Sud America. Nelle intenzioni di Washington ci sarebbe la volontà di avere un emisfero ben governato con la finalità ultima di prevenire le migrazioni di massa negli Stati Uniti provenienti dal continente latino americano. Inoltre l'amministrazione USA pretende cooperazione assoluta contro narcotrafficanti e qualunque altra organizzazione criminale esistente nell’area. Infine, si sottolinea l'impegno di Washington affinchè l'emisfero rimanga chiuso a qualunque organizzazione straniera ritenuta ostile e magari interessata ad appropriarsi di asset chiave e catene di approvvigionamento critiche; in altri termini, porte chiuse a Cina, Russia, Iran e qualunque altro stato ritenuto ostile da Washington, non importa se l'ingerenza di questi paesi possa arrivare tramite ONG, aziende private o direttamente dagli enti statali. Una dottrina che Washington definisce come la volontà di applicare “un Corollario Trump alla Dottrina Monroe”. In termini diretti, gli USA vogliono sull'Emisfero Occidentale l'egemonia assoluta ed incontrastata in ambito diplomatico, economico e militare.
Per quanto riguarda il quadrante Indo-Pacifico, gli Stati Uniti rivendicano la volontà di “fermare e invertire il danno in corso che gli attori stranieri infliggono all'economia americana, mantenendo al contempo l'Indo-Pacifico libero e aperto, preservando la libertà di navigazione in tutte le rotte marittime cruciali e mantenendo catene di approvvigionamento sicure e affidabili e l'accesso a materiali critici”. In altri termini intendono mantenere il controllo marittimo di quest'area e in particolare delle sue rotte commerciali, fondamentali soprattutto per l'Europa e per l'export petrolifero del Medio Oriente. In altri termini gli USA sembrano dire a Pechino e tutte le tigri asiatiche che sono libere di svilupparsi e di crescere economicamente, ma che i gangli vitali del commercio di tutta l'area devono essere saldamente controllati dagli USA, a partire ovviamente dal fondamentale Stretto di Malacca.
Washington rivendica poi la volontà di “impedire a una potenza avversaria di dominare il Medio Oriente, le sue riserve di petrolio e gas e i punti critici attraverso i quali passano, evitando al contempo le ‘guerre eterne’ che ci hanno impantanato in quella regione a caro prezzo”. In altri termini, la penetrazione cinese che si sta realizzando in Medio Oriente attraverso l'alleanza tra Cina e Iran suggellata dagli accordi della Via della Seta deve fermarsi. Gli USA non sono disposti a cedere spazio in quest'area di mondo fondamentale sia per la sopravvivenza del dollaro che per l'approvvigionamento energetico.
Davvero eloquente ciò che è scritto sull'Europa: “Vogliamo sostenere i nostri alleati nel preservare la libertà e la sicurezza dell'Europa, ripristinando al contempo la fiducia in se stessa e l'identità occidentale della civiltà europea”. In altri termini l'Europa è invitata ad imparare a badare a se stessa in materia di sicurezza e ad interrompere il flusso incontrollato di immigrati dall'Africa se vuole preservare la propria identità e cultura. Va da sé che gli USA sosterranno volentieri lo sforzo europeo vendendo le armi copiosamente prodotte dal suo enorme apparato militar-industriale. Concetto ancora più chiaramente ribadito più avanti nel documento: “I giorni degli Stati Uniti sostenitori come Atlante dell'intero ordine mondiale sono finiti. Tra i nostri numerosi alleati e partner annoveriamo decine di nazioni ricche e sofisticate che devono assumersi la responsabilità primaria delle loro regioni e contribuire molto di più alla nostra difesa collettiva”. Insomma, noi siamo trattati per ciò che siamo: servi zerbini del padrone.
Beh, ora capite cosa sta succedendo e cosa potrebbe succedere?

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