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domenica 7 novembre 2021

La domenica di Franco. Casta diva

Fra le moltissime citazioni nelle sue canzoni di persone che nella vita di Franco Battiato sono state davvero importanti, poche si sono guadagnate la segnalazione direttamente nel titolo di un brano. Ebbene, Maria Callas è una di queste.


"Casta diva", dalla celeberrima aria della "Norma" di Bellini, viene identificata come una dea, una divinità, la cui grandezza temporale si insinua nelle ossa degli umani, tanto è penetrante e pervasiva. Una immagine potentissima, così come a mio avviso è potentissima tutta la canzone, contenuta nell'album "Gommalacca". Da molti considerato il suo lavoro più rock, con tendenze addirittura alla techno rock ed all'hard rock, "Gommalacca" annovera davvero canzoni aggressive, con un suono che sfiora il fastidio in alcuni casi. "Casta diva" pare invece andare controcorrente, toccando tematiche musicali rivolti all'opera o alla musica classica; ma è solo un apparenza.

I campionamenti degli acuti della Callas accompagnati con le sgommate di chitarra elettrica sono teoricamente impensabili, ma nella pratica rappresentano un momento di musica alta, colta e popolare insieme. Nella partitura musicale abbonda appunto, come in tutto l'album, l'uso della chitarra, a segnare un ritrovato amore di Battiato per il rock sperimentale, che negli anni '90 stava trovando nuovi spazi in abbinamento all'elettronica. L'inizio è lento, con una intro curiosissima ma geniale, nella quale quello che sembra un battito di un cuore si mischia con pennellate di sintetizzatori ed un suono di un passaggio a livello; poi la voce spaziale della Callas. Quindi l'inizio del testo, strascicato ed ipnotico, a tratteggiare alcuni momenti della vita della divina cantante, che è costantemente in sottofondo campionata. Quindi i graffi della chitarra elettrica, per finire con un dolcissimo altalenarsi di un'aria di pianoforte con il miagolio della chitarra e la base di un basso mai troppo invadente. Non chiedetemi come mai, ma io penso che questa complessità musicale, questo mischiarsi di campionamenti, sintetizzatori, rock duro, strumentazione acustica rappresenti benissimo la figura della Callas, popolare e divina, forte e fragile, dolce ed inquieta.

Il testo mi pare subire molto le influenze sgalambriane, per la sua essenzialità ed asciuttezza. Rischiando anche di cadere nel ridicolo ("eri una ragazzina assai robusta"), esso descrive in poche parole un intero arco di vita, stracolmo di eventi, non tutti positivi. A mio avviso spettacolare è il riferimento alle tragiche vicissitudini con Onassis, mai nominato ma distrutto con una ripetizione ossessiva, mentre la Callas alza l'acuto in sottofondo: "Un vile ti rubò serenità e talento. Un vile ti rubò serenità. Un vile ti rubò". Un vero e proprio atto d'accusa, ripetuto perchè resti nella testa dell'ascoltatore, quasi come uno schiaffo all'interno di un testo ed una canzone inebriante, fatta di macchie di colori diversi, che vanno a comporre una dichiarazione di grande amore, cupa e malinconica come solo i grandi amori possono essere.

Una curiosità. Le prime copie di "Gommalacca" presentano i pezzi campionati cantati da Paola Romanò e non da Maria Callas, per problemi di diritti d'autore, poi sistemati nel prosieguo. Pertanto, da un certo punto in poi l'album presenta la voce della Callas e non più quella della Romanò.

La musica non vi scorderà mai, Maria e Franco. Ci avete spezzato per sempre il cuore. 


Greca, nascesti a New York
E lì passasti la tua infanzia con genitori e niente di speciale
Fu un giorno che tua madre stanca dell'America e di suo marito
Prese i bagagli e le vostre mani
Vi riportò indietro
Nella terra degli dèi 
Eri una ragazzina assai robusta
Non sapevi ancora di essere divina
Ci hai spezzato per sempre il cuore
Ti strinse forte il successo
Ballò fino a sera con te
La musica non ti scorderà mai
Viaggiasti e il mondo stringesti
Ti accoglievano navi, aerei e treni
Invidie, gelosie e devozione
Un vile ti rubò serenità e talento
Un vile ti rubò serenità 
Un vile ti rubò
Divinità dalla suprema voce
La tua temporalità mi è entrata nelle ossa
Dell'America e di suo marito
Un giorno che tua madre vi riportò indietro
Nella terra degli dèi, la terra degli dèi 
Eri una ragazzina assai robusta 
Ci hai spezzato per sempre il cuore 
Un vile ti rubò (un vile ti rubò, un vile ti rubò)
Un vile ti rubò (un vile ti rubò, un vile ti rubò)

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