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martedì 17 novembre 2020

... stazionarie altrove

Settimana lunga, a tratti interminabile. Nebbia a banchi (senza ruote) e caldo sudaticcio. Dall’inizio di questa seconda ondata, che francamente assomiglia sempre più ad uno tsunami per tutto lo sconquasso che sta provocando sulle nostre misere e forse inutili vite, arriviamo finalmente alla domenica dopo essere regionalmente ‘arrossati’ senza nemmeno provare imbarazzo.


Effettivamente ha fatto più effetto un DCPM che i complimenti di una bella ragazza. Complimenti che in verità, almeno dalle parti di casa mia, non si sono mai sentiti. Ma non me preoccupo più di tanto: oggi gioca la Robur! 

Di qua coloro che pensano "finalmente si gioca" fronteggiati dall’altra parte della strada da quelli che invece "ma perché non fanno festa?". Nel mezzo rinvii, tamponi e protocolli. Ma nonostante tutto la domenica è arrivata e con lei una zona rossa nuova di zecca ci ricorda che forse è il caso di starcene fermini nel nostro loculino comprato a mezzo con la banca per i prossimi decenni, ad attendere tempi migliori. Ed il tapis roulant acquistato nel precedente look down torna prepotentemente nella top-five degli apparecchi elettrici più importanti della casa, sicuramente davanti al phon (che a quelli come me non serve a niente) e a ridosso del forno. Staccati e inarrivabili il frigo, la  lavatrice e lavastoviglie. A proposito, avete mai provato a correre una mezza maratona sul tapis roulant? Ecco, fatelo perché è un’esperienza spirituale, quasi onirica, durante la quale il corpo trascende in qualcosa di impalpabile e la materia perde il suo peso, mentre i sogni si fanno sostanza. Che ho scritto? Niente di serio: aria fritta! Ma una cosa è certa: dopo oltre 90 minuti (quasi 100 in verità) di nulla, scendendo da quel coso, il mondo vi apparirà un posto migliore! La vicina sembrerà meno stronza, la moglie più bella e anche i figli avranno un’aria un po’ più intelligente. Soprattutto quelli maschi, che in realtà (e lo dico da figlio maschio) di intelligenza ne hanno ben poca. L’effetto post tapis purtroppo è temporaneo ma nella sua brevità è piuttosto piacevole. 

Anche il grigio del cielo novembrino pare ad un tratto lacerarsi, per lasciar trasparire dai brandelli di nuvole stropicciati dal vento, un bell’azzurro estivo, tipo quello che ci accompagnò sei anni fa nella nostra prima volta a Civita Castellana. Ma forse l’azzurro che vedo non esiste e sono solo le endorfine di una corsa lunghissima confinata all’interno del garage che me lo fanno immaginare. Nemmeno il tempo di far pranzo e digrumare tutto ciò che passa il convento, che inizia la partita. E questa volta è addirittura in diretta. Il collegamento è un po’ disturbato e l’audio arriva diversi secondi prima delle immagini, ma gli fa una sega. E poi, a cercare bene, sulla pagina facebook degli avversari la sincronia fra vista e udito risulta perfetta, pertanto occhi aperti e nessuno intorno: finalmente gioca la Robur, quindi se ci scappa il moccolo, vi tappate le orecchie. Moccolo che puntualmente si stacca dalle labbra di tutti i cuoricini bianconeri collegati dopo pochissimi minuti, nel momento esatto in cui loro vanno in vantaggio. Ma loro chi? Loro sono la Virus Flaminia, agguerrita compagine dell’Alto Lazio prontissima a dar battaglia alla nostra, ancora per poco, difesa immunitaria da registrare. E infatti, nemmeno il tempo di misurarci la febbre che il contagio flaminio ha già intaccato il nostro gruppo: 1 a 0 e manca poco fanno il 2. "E meno male l’hanno sbagliato", penso solitario davanti allo schermo del pc, dividendo il tempo fra imprecazioni e caccia alle mosche (se continua sto caldo, altro che FLIT ci rivuole!). I primi 45 minuti si chiudono con una Robur un po’ in crescita, come se piano piano si stesse scrollando di dosso il torpore malaticcio di un’infezione arrivata a freddo per provare a far qualcosa di serio e concreto. Qualcosa che puntualmente arriva nell’intervallo, quando Vaccino Gilardino, senza cercare voli pindarici astrusi alla Giampaolo, toglie una punta, mette un difensore e zitto zitto ribalta il risultato in pochi minuti, prima di chiudere con largo anticipo una partita che poteva al contrario mettersi male. E osservando bene la cronologia delle reti, non può che tornare immediatamente alla memoria il match Virtus Flaminia (che non essendo ancora in pandemia aveva sempre la T nel nome) - Robur Siena di sei anni fa, terminata 1 a 6, alla fine della quale ci illudemmo di poter vincere tutte le partite del campionato e chiudere il campionato già a novembre. 

A ripensare a quei giorni là e alla loro meravigliosa normalità che tutti davamo per scontata, pare veramente passata un’eternità. Anzi, a dirla tutta, non mi pare nemmeno lo stesso mondo. Così come mi fa un po’ specie guardare i film alla televisione e vedere gli attori senza le mascherine. Questa stagione ci sta cambiando profondamente e soltanto gli anni a venire potremo capire quanto. Nel frattempo, godiamoci questo piccolo - ma speriamo non inutile - raggio di sole, che almeno per qualche ora distoglie i nostri pensieri da divieti, contagi e autocertificazioni e ci restituisce un frammento di vita reale e ci ricorda che oltre all’ansia, la disperazione e la paura, c’è dell’altro. Calcisticamente invece direi tutto molto bene: torna finalmente a battere il sole sul cammino della Robur e le temperature - nonostante l’autunno inoltrato - sembrano in salita, con l’ago della bussola che ritorna a puntare verso quella agognata Serie C. Ci auguriamo un proseguo ricco di belle giornate, con cielo sereno e condizioni di bel tempo per noi e stazionarie altrove.

Virus Flaminia - Siena: 1 a 3: mi piace! Oh se mi piace! Forza citti, anche se non ci sentite borbottare la domenica, sappiate che siamo con voi! Torneremo allo stadio, prima o poi. E sarà bello come la prima volta!

…su quei gradoni (prima o poi), li ci troverai!



Mirko

 

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