Ieri si scriveva, in finale di articolo: "Speranza ha una grande fortuna: che siamo in Itaglia. Ed in Itaglia le cose funzionano sempre in modo particolare. Preghi Speranza che la magistratura di Bergamo o il Copasir, ad esempio, non decidano di approfondire tutte le mancanze sue e del governo nella gestione di questa pandemia, perchè se no davvero tempo di scrivere un tomo lo trova".
Inizia così un rapporto pubblicato sul sito dell'OMS il 13 maggio 2020, poi sparito nelle successive 24 ore e adesso nelle mani del comitato "Noi denunceremo", che assiste le famiglie delle vittime del Covid-19: "L'Italia era del tutto impreparata a un'epidemia quando arrivarono i primi bollettini d’informazione dalla Cina".
Soprattutto, a febbraio 2020, in Italia era valido un piano nazionale di prevenzione frutto della riconferma, nel 2017, di un protocollo organizzativo risalente al 2006, cioè in risposta all’influenza pandemica Sars, quando fu approvato dal Ministero della Salute e dalle Regioni, per le quali furono individuate delle linee guida. Negli ultimi anni, la diffusione del virus il H1N1/09 nel 2009 e del virus ebola nel 2014 aveva richiamato l'attenzione sul rischio che tali fenomeni avrebbero potuto rappresentare. Eppure il piano non fu mai integrato.
Ma sentiamo cosa si scrive nel report OMS, a pagina 2, di questo (presunto) piano pandemico: "Il piano nazionale di prevenzione 2014-2018, il quadro principale per la strategia, la pianificazione e il finanziamento della sanità pubblica, pertanto, hanno richiesto una maggiore preparazione alle pandemie. La pianificazione, tuttavia, è rimasta più teorica che pratica con pochi investimenti o traduzioni delle intenzioni in misure concrete".
Ci sta che l'OMS sia stata particolarmente cattiva contro l'Itaglia nel report, poi ritirato? In realtà tanti e forse più gravi aspetti erano già stati messi in evidenza dall’analisi del generale in congedo Pier Paolo Lunelli (Generale dell'Esercito, già Comandante della Scuola per la difesa nucleare, batteriologica e chimica, e che ha contribuito a scrivere i protocolli anti pandemici per diversi Stati europei), poi consegnato alla magistratura: "È dal 2013 che gli Stati europei, e quindi l'Italia, sono giuridicamente vincolati a mantenere costantemente aggiornata la pianificazione pandemica in aderenza alle linee guida dell'OMS e del Centro Europeo per il Controllo delle Malattie. Il piano pandemico nazionale invece non è mai stato costantemente aggiornato a partire dal 2010, o forse anche da prima... Avremmo potuto ragionevolmente risparmiare oltre diecimila vita umane... L'Italia possiede un piano nazionale obsoleto, inadeguato e incoerente sia con le linee guida della Commissione Europea del novembre 2005 e del gennaio 2009 sia con le decisioni del Parlamento Europeo del 2013, sia con le linee guida dell'OMS nel maggio 2017, gennaio 2018, marzo 2018, giugno 2018 e settembre 2018, sia con quella del Centro Europeo di Prevenzione delle Malattie del novembre 2017... Emergono gravi responsabilità del Ministero della Salute che ha smesso di aggiornare il proprio piano pandemico, cosa che non ha consentito alle regioni italiane e alle aziende sanitarie nazionali di fare altrettanto al loro livello... Potevamo ridurre il tasso di mortalità se avessimo potuto fare conto su un sistema di piani pandemici coordinati a livello centrale, regionale o locale, e per approntarli sono necessari mesi di lavoro. Germania e Svizzera ne sono la testimonianza sul campo... il 31 gennaio 2020 quando è stato dichiarato lo stato di emergenza pandemia, mancavano piani di emergenza a livello statale e di conseguenza a livello regionale e locale che si potessero chiamare tali, tanto è vero che per le sue decisioni il Governo sembra si sia basato su un testo redatto sul momento e poi stranamente secretato... L'elaborazione di piani accurati e aggiornati ci avrebbe avvertito che i posti in terapia intensiva sarebbero stati insufficienti a gestire una pandemia e bisognava raddoppiarli, che dovevamo avere scorte di almeno 3-4 mesi di dispositivi di protezione per i sanitari impegnati in prima linea, che avremmo dovuto avere mascherine di protezione per tutti i ricoverati in ospedale, che avremmo dovuto disporre di un sistema efficiente di comando e controllo per la gestione della pandemia".
E il nostro Ministro della Salute pensa a scrivere i libri...

Ma l' "albitri", no, dico, l' "albitri", ma che razza saranno....nonne sbagliano mai!! Il giudice sportivo rifila tre giornate al peccatore, ma l' albitro? Duralla nini!! Eeee...un c'è verso, niente. E l'errore tecnico? C'è o non c'è? Questo è un bel rompicapo.
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